Archivio: ULTIM’ORA

6/4/19
LA FESTA DELLE “VECCHIE GLORIE” DELL’ATTUALE ISOLA 1966

Venerdì notte, alla Trattoria “Al Campo”, quella attigua agli impianti sportivi di Isola Rizza, in via Sabbionare, le vecchie glorie biancazzurre si sono incontrate a distanza di anni: non più armate di scarpini, maglietta e calzoncini, ma di forchette (uovo biologico con asparagi e parmigiano più risotto con calamari e gamberi, pàccheri con pomodoro e burrata; come secondo, invece, guancetta di manzo speziata con purè di patate; il tutto innaffiato dal rosso Cabernet e da un bianco Verduzzo. Cameriere, Luca Scalici, classe 2000, centrocampista degli Juniores biancazzurri, juventino doc).
 
In buona sostanza, una rimpatriata dei “genitori”, a livello generazionale, degli attuali “eroi” già balzati in Promozione e guidati da Andrea Corrent, il mister, chiamato a prendere il posto a bocce in movimento di Stefano Sacchetto, il quale Corrent punta molto a lavorare sulla testa dei suoi ragazzi. Una sua frase? “L’avversario è il mare e noi lo scoglio contro il quale l’oceano deve infrangersi”…Così prima del duplice trionfo contro il più potente Bassano. Di fianco, i giocatori isolarizzani si allenano, nell’antivigilia del match clou della 28ma giornata del girone “B” di Prima categoria, quello che vedrà arrivare, oggi 7 aprile, in via Sabbionare l’ambizioso Atletico Città di Cerea.
 
Un dribbling tra ricordi recenti e meno recenti, un bel salto in soffitta per fare scorrere alcune pellicole ingiallite di un altro calcio, meno atletico, più tecnico e robusto, quello che nel 1966 ha visto emettere i vagiti della vecchia A.C. Isola Rizza, tramutatasi l’estate scorsa – e sotto un altro presidente, l’ex giocatore, ruolo libero, Franco Brunelli – in Isola 1966. Epiche le battaglie consumate nel campetto con i pali di legno e quadrati (in funzione fino al 1993, anno dell’inaugurazione dell’attuale stadio), quello oggi soppiantato dalla palestra e dai campi da tennis: in questa sorta di Fort Apache, mormora con comprensibile fierezza qualcuno dei bianco criniti avventori, tutte le big – dal Magico Sommacampagna dei fratelli Maccacaro al Pizzoletta di Norino Darra, dal Sivam Bagnolo di mister Giancarlo Gatti – anche lui uno dei tanti allenatori nel Cinquantennio e più di vita del “fubal” isolarizzano – al Tregnago di Antonio Perlato -, ci lasciavano le penne.
 
E, dell’impresa si narrava tutta la settimana, si dava cibo alla fantasia degli appassionati di calcio di un paese di nemmeno 4.000 anime, stretto tra l’opulenta Bovolone dei mobilieri – i quali si permettevano di ospitare dietro ricchi cachet i big della canzone italiana, da Mino Reitano a Bobby Solo – e la spocchiosa Legnago, fecondo centro dei servizi e capitale di tutta la Bassa veronese, quella che si allungava verso Rovigo, dalla fine degli anni 70, primi anni 80, grazie alla transpolesana – la micidiale 434 – verso il Polesine.
 
Il primo presidente – alla pari del dottor Giorgio Brazzabeni all’Olimpia di Ponte Florio e al dottor Sinibaldo Nocini nella borgo Venezia operaia degli anni 70 – un medico, gran appassionato dell’arte galenica e del calcio: Beppino Chiorboli. Che a Isola Rizza, alla pari dell’altro collega, il dr Diego Moretti, aveva la condotta nel paese della scrofa (anticamente si chiamava Isolaporcarizza). Tra questi primi pionieri della pelota, anche Raffaello Brunelli, meccanico, con ancora oggi il vezzo della capigliatura imbiancata ma folta: “Mi ricordo quella volta a Sanguinetto: perdevamo 2 a 0, il presidente fece irruzione nello spogliatoio e ci promise in caso di vittoria mille lire a testa più la pizza. Ebbene, riuscimmo a ribaltare il verdetto: 2 a 3 per noi, doppietta di Taddei ed assolo di Dal Bon”.

Già, Raffaello, detto “El Berce” sia perché juventino, sia perché ricordava nel fisico da torello lo stopper dell’avvocato Gianni Agnelli, Giancarlo Bercellino (I°), di quella Juve della metà degli anni 60: “Ero 90 kg, ma il dr Chiorboli insisteva nel dirmi “Raffaello, devi scendere fino a 85! Come faccio dottore, io non riesco più a reggermi in piedi? ””.

L’Isola Rizza di altri presidenti succedutesi al massimo soglio, quali Germano Isoli, Gianni Taddei, Luciano De Togni, Eliseo Cestaro, Roberto Vesentini (odontotecnico di Tombazosana), il mobiliere milanista Giorgio Mantovani ed infine – è storia dei nostri giorni – il pensionato Franco Brunelli; che da buon “traghettatore”, ha ricoperto tutti i ruoli, da giocatore ad allenatore, da diesse a presidente assieme all’umile Graziano Molinari, classe 1961. Tra la schiera dei vice-presidenti del “club del Piganzo”, pure Virgilio Prando, il cui figlio, l’imprenditore nel ramo dei mobili Claudio, oggi si trova a ricoprire lo stesso ruolo.
 
Suo padre Virgilio, se n’è andato pochi anni fa a 94 primavere; dopo aver gestito la Trattoria al Casalino, ha fatto il commerciante; gran maratoneta, al punto di spingere lo stesso Claudio a vivere un giorno la Maratona di New York. Claudio ha giocato poco a calcio per via della miopia e dell’impossibilità di inforcare gli occhiali in gara (non erano state ancora inventate le lenti a contatto): solo a un giocatore – racconta la storia del calcio o - ad Annibale Frossi, attaccante dell’Ambrosiana Inter e 5 volte azzurro negli anni 40 - e molto più tardi allo juventino Edgar Davids - fu concesso l’uso delle stanghette: “Avevo superato un provino per entrare negli Allievi del Bonavigo” ricorda con un pizzico di rammarico Claudio “ma, il problema della vista mi ha sempre penalizzato, mi ha tenuto lontano dall’arena pallonara”.

Negli anni 80, in porta anche Luciano Poli, con i capelli molto vaporosi e folti, che incorniciavano un torace a quattro ante: poi, al servizio del Cerea. Paolino Taddei, classe 1954, era il n.3 “settepolmoni”: quando accendeva il turbo, sulla fascia non lo fermavi più il mancino isolarizzano. Era il classico fluidificante di fascia all’Antonio Cabrini. Flavio Crescenzio, il mediano che parlava, caricava la squadra e quando c’era da far legna, lui, di certo non si tirava indietro: un autentico pitbull. Ha fatto anche il mister dei giovani del Coriano e dei ragazzi della stessa Isola Rizza. Stopper tutto cuore e grinta Giorgio Isalberti; libero invece alla Tricella, dalle fugaci apparizioni Roberto Vesentini da Tombazosana di Ronco all’Adige, interista impenitente: sì, il padre del “re di Coppe”, Michel, odontoiatra, classe 1991, e cognato di Luca Rigoni, ex Chievo, Genoa e Parma. Per non parlare della punta Giorgio Maldotti, di Sperandio, di Patrizio Faccioli, punta minerbese, padre di Roberto, anche lui punta nero-verde, e poi allenatore.

Ricca di particolari anche la carriera di Graziano Molinari, centrocampista offensivo, che andava via con la palla attaccata alla testa, alla maniera delle foche ammaestrate del delfinario di Cesenatico: ha militato per 3 stagioni nel glorioso e potente CRA Bonavicina del presidente e mobiliere Alberto Cherubini e del forte sponsor Raffaello Secco, direttore dell’omonimo istituto di credito. In quella squadra, oggi rianimata dalla Pol. Bonarubiana (la fusione tra il vecchio Bonavicina e la Morubiana di San Pietro di Morubio), i vari Turra, centrocampista trottolino e dal piede fatato, l’audacino e mancino Giorgio Zecchini, Paolone Strazzer. In porta Bruno Barban, che si alternava con Contado, e in quella meteora CRA Bonavicina in campo anche Saletti. Stopper isolarizzano anche Mario Burato, idem Marzio Bonetti, classe 1966, oggi dirigente del vivaio biancazzurro, e che ha immolato all’altare della pelota diverse articolazioni inferiori… Centrocampista alla Beccalossi, ex Inter dell’allora presidente Ernesto Pellegrini, quella degli anni 80, Claudio Sartori, medico dentista.
 
Una tra le più forti vecchie glorie isolarizzane, Flavio Dolci: ha incornato parecchie sfere di cuoio in fondo al sacco, ha inflitto parecchi dispiaceri alle retroguardie avversarie. Veloce come una “sitta”, come una freccia, come una spia, Graziano Isoli, il padre vice-presidente. Mister dell’Isola Rizza anche Giancarlo Gatti, dopo i fasti raccolti in Svizzera (vinse la Coppa elvetica, il mister che non si faceva tradire dagli avversari né da una piccola balbuzie (combattuta con quel suo dire “Continuo a ripetere”) introdusse nelle Officine Bra di Quinto e nel nostro calcio dilettantistico l’innovazione e il professionismo: ora giace nella “città dei silenzi e senza più tempo”, nel camposanto di Angiari).
 
Anche il cadidavidese, il meticoloso quanto combattivo Rinaldo Vincenzi ha guidato i biancazzurri, oltre a Walter Bucci, a Sergio Cisarni, che in riva al Piganzo, col ritorno in Prima, si guadagnò pure il nostro “seminatore d’argento”, come miglior mister dei dilettanti della provincia di Verona. Tra i bomber, anche Angelo Montresor, ex anche “Guerriero del Tartaro” vigasiano. Al cenacolo delle memorie e delle nostalgie-canaglie, anche Corrado Andriani, classe 1952: da quando è nato il calcio a Isola Rizza – nel 1966 – immancabile tifoso: detiene il record di partite dei “biancazzurri del Piganzo” seguite sugli spalti. A chiusura della serata, a grande richiesta da parte degli stessi protagonisti di quel “fubal”, le foto di rito: ad incorniciare l’evento, non invece ad imprigionare quel “sic transit gloria mundi”, che scivola via, che scappa via da tutti: che si smarca anche dai più feroci molossi della difesa umana, della retroguardia terrestre. Quella fatta di sangue ed acqua, e di bicipiti che prima o poi conoscono l’abbandono ad ogni vitalità, ad ogni pratica sportiva. Il crepuscolo, sì, ma, non l’oblio, almeno quello!

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

Visualizzazioni:884