Archivio: ULTIM’ORA

10/4/19
BENVENUTO IN PARADISO (DELLA D) AL CALCIO CALDIERO!

Liberi di crederci! Componiamo questo pezzo nel cuore della notte, quando magari il più accanito dei tifosi, dei dirigenti o dei giocatori del Caldiero forse si sarà recato a letto, ebbro di gioia e di entusiasmo per l’epica impresa vissuta dai “termali” del presidente Filippo Berti e di mister Cristian Soave, entrambi coetanei della classe 1974. Ma, un’impresa del genere, ci ha fatto chiudere occhio per qualche ora dopo il colpaccio maturato nel cuore dell’Emilia Medio padana, per poi tormentarci per tutta la notte. Sono epiche pagine che tatuano il cuore di chi da 40 e più primavere racconta storie imperdibili per poter lasciar perdere, trascurare. L’ultima fu lo spareggio al “Renzo Tizian” (maggio 1988) tra le pari classificate Tregnago ed Officine Bra di Quinto per staccare il biglietto d’ingresso nell’allora Interregionale, l’odierna serie D. Ed, alla fine, nonostante il trionfo dei giallo e blu alto-valligiani di Toni Perlato (mattatore, quella volta, Nicola Guglielmoni, classe 1959, su assist di tacco di Giuliano Paolini, classe 1963), entrambe le sfidanti salirono a “maggior cielo”… Troppo bello avere, anche quest’anno, in questo registro ricco di tanto pathos, due compagini veronesi in serie D, magari, sul sacrificio di qualche altra della stessa provincia che dovrà scendere giù dal palco di Luciano Ligabue memoria. Speriamo proprio nessuna!
 
Già, Bagnolo in Piano, centro di 9 mila e passa anime – il doppio di Caldiero - alle porte di Reggio nell’Emilia, a un tiro di schioppo dalla Busseto tanto cara a Beppino Verdi: il team del diesse Fabio Brutti ci entra a passo di “Cavalleria rusticana” e ne esce al suono trionfale de “L’Aida”, da vincitore, in tutti i sensi, sia all’andata, per 3 a 1 al “Berti”, sia al ritorno, al “Fratelli Campari” (4 fratelli, Milo, Nellusco, Gianfranco e Socrate, con i mutandoni fino quasi alle ginocchia, i capelli impomatati dalla brillantina Linetti e con la maglia di lana con tanto di croce nel petto, immortalati nella foto ingiallita posta all’ingresso del campo sportivo).
 
Qui, a una pedalata di bicicletta si è pensato fino all’ultimo di brindare a Lambrusco e culatello di Zibello: come si è fatto neanche un paio di anni fa, quando si è inaugurata l’avvenieristica stazione ferroviaria dell’alta velocità della vicinissima – soltanto 8 km – Reggio nell’Emilia, quella che in 22 ti porta dal capoluogo di provincia emiliano alla superba Milano, e in 2 ore e 17 minuti alla Capitale romana. Per un pomeriggio di semifinale di ritorno di Coppa Italia di Eccellenza Nazionale, le splendide, suggestive ali bianche da gabbiano dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava non si sono librate in volo, se non per i “termali” dell’Est veronese. I raggi di sole ammirati mezz’ora dopo il trionfo caldierese hanno acceso di una sorprendente luce candida le immense chele che ne imperlano, quasi ricamano di pizzo, la stazione. Anche le più note canzoni di Ligabue, oltre alla grinta del mister dei reggiani Claudio Gallicchio, ha tentato di impaurire i temerari giallo-verdi – non quelli al momento al Governo del Belpaese, bensì del girone “A” di Eccellenza: il Calcio Caldiero Terme, a braccetto dei “Guerrieri del Tartaro” del Vigasio -.

Qui, in questo spicchio di Emilia, patria delle Repubbliche rosse, quelle che si scaldano facilmente come il gagliardo Lambrusco “Pja fog” che tracanni con un gnocco al pettine, con un crescione o una tigella di Scandiano, indorata da una fetta di saporito culatello, e prima di inforcare i garganelli, retaggio delle Case del popolo tanto care nelle sfide tra il baffuto Beppe e il combattivo don Camillo del grande Zuanin Guareschi (è sepolto a Busseto, vicino al tetro eretto apposta per il suo più prestigioso compositore, Beppino Verdi, ma dallo stesso mai volutamente visitato perché stanco di essere chiacchierato per la sua relazione, da vedovo, con la soprano Beppina Strepponi, poi, in sposa in seconde nozze); ebbene, in questa terra di tanti martiri immolatisi alla patria a, se uno ti chiama “Presidente!” – anche della bocciofila o del più vicino Circolo tennistico, se uno ti chiama “Presidente!”, tu immediatamente ti volti; come raccontava in “I come italiani” il grande romagnolo Enzo Biagi.
 
Qui, in questa vena dell’Emilia che guarda più verso la Milano della moda, della Borsa, delle ultime soluzioni tecnologiche, che verso Bologna “grassa, la dotta”, la gaudente e dell’Università – quella petroniana – tra le più antiche (assieme all’Urbino dei Montefeltro) della nostra “penisola delle meraviglie”, qui, va in onda la più bella, dolce sinfonia del calcio di Caldiero. Il gol del “Conte di Castelmassa di Rovigo”, Giovanni Guccione, è una stilettata che giunge dritta al cuore dell’avversario reggiano e ad un quarto d’ora neanche all’epilogo: e la punta polesana diventa, tutt’un tratto, “re di Coppe”, imbeccato da uno spartito studiato da Emilio “Eliseo” Brunazzi, e perfezionato in assist dal giovane “garibaldino” del 2000, Simone Vanzetta. E il suo urlo è degno del più grande Luciano – anche lui, alla pari di Ligabue! – Pavarotti; la corsa verso la panchina, a raccogliere l’abbraccio soffocante e a un tempo festoso dei compagni di scuderia, è alla “freccia di Barletta”, alla Pietro Mennea, quando inseguiva la fama e l’oro sotto il cielo di Mosca 1980.
 
Un altro artista di queste parti, non il cantautore di queste parti, Luciano – quello di “Certe notti…” - ma il disperato e solingo Antonio, avrebbe dipinto con tinte forti, con pennellate vistose il cielo bagnolese dopo l’urlo del “ghibellin polesano fuggiasco dalla sua terra e prestato alla veronesità pallonara”, “Il Conte Guccion”, salito al cielo assolato alla Munch: reggiani fuori sia dalla corsa scudetto che dalla Coppa. Avrebbe raffigurato il Caldiero con la testa dei suoi cari e più volte raffigurati su tela leoni o delle tigri a lui care, perché capaci, i giallo-verdi non governativi – di azzannarti la preda quando meno te l’aspetti, quando stai raccogliendo le ultime forze, stai facendo incetta delle ultime energie e delle residue stille di sudore.
 
Sotto questo cielo caldo, più caldo di sempre, più scottante non di vergogna ma di sorsate di gloria e di bicchieroni di gagliardo e schiumante Lambrusco reggiano, qui da stanotte si festeggia l’ingresso in serie D a suon di bianco e nobile – come i vincitori – Soave. Qui, in questa vena di laboriosa ed epica Emilia, si è scritta una pagina storica di calcio veronese: all’ombra delle terme, Giunone gorgheggia di gioia e zampilla gocce di commozione. Quelle di inenarrabile soddisfazione che abbiamo visto, dopo il triplice fischio finale e prima di essere placcato dai suoi “centurioni”, rigare il volto di Filippo Berti, ieri nostro inviato radiofonico, poi, sponsor del Caldiero di Eccellenza, oggi il “Filippo il Bello…e Forte” trionfatore del calcio ad Est di Verona.
 
Gli manca ancora, però, un piccolo-grande dettaglio per completare l’opera, l’inno verdiano perfezionato composto da queste parti: l’alzata al cielo dell’insalatiera d’argento – vinta la notte del 1° luglio 1978 dal Magico Somma contro lo “sparviero” rosso-nero contarinante, mattatore Fulvio “Fuffo” Begnini -: quel Trofeo scintillante luccicherà a Firenze, tra qualche settimana, conteso dai più quotati avversari del Casarano di Lecce. Ma, su un dettaglio, non di poco conto, “Filippo il Bello, Filippo il Forte” potrà contare: è la Firenze dei Medici, la capitale del nostro Rinascimento, la “città della viola”…; già, come si chiama proprio, con la “v” maiuscola però, la sua preziosa, unica ed amata figlia, avuta con “monna” Barbara.

Fatalità, a Busseto, a un tiro di schioppo da Bagnolo in Piano, all’ingresso dell’omonimo teatro clamorosamente ignorato dal Beppino, ti offrono brani di musica lirica, intinti di settimane verdiane e mazzi di violette: sì, proprio in omaggio della sfortunata protagonista dell’opera scritta dallo stesso Verdi, la “Traviata”. Chissà, se la luna che si specchierà quella notte gli porterà fortuna: speriamo proprio di sì!
 
Sono le quattro da poco passate: manca poco alle luci dell’alba, all’aurora di un altro, di un nuovo Caldiero: buona notte a tutti, “eroi di Bassano e di Bagnolo”, benvenuto Caldiero in serie D! Firenze sarà tua, se vorrai ancora! Lo stadio "Buozzi" sarà il tuo teatro lirico, l'Arno aspetta il tuo ultimo atto, la tua ennesima opera d'arte...

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

Visualizzazioni:1784