Archivio: ULTIM’ORA

17/4/19
L’ISOLA SI...RIZZA SUL GRADINO PIU' ALTO DEL PODIO!

Gli ultimi clacson che si perdono nella notte isolarizzana si perdono dietro ai tre rintocchi del campanile nella centrale ed antica pieve Janua Coeli: che sembra accompagnare a letto i suoi “eroi di Bagnoli” ed annunciare, da lì a poco, una nuova alba ricca di sogni, gloria e di notorietà. Il “fubal” non finisce mai di stupirti: il piccolo, combattivo "Davide" di mister Andrea Corrent (in tribuna il molto compiaciuto fratello Nicola per la strepitosa impresa compiuta dal fratello e mister Andrea), ancora una volta atterra il più potente, il più reclamizzato "Golia" Scardovari, accompagnato nel lembo a Sud Est del Padovano – la gentile Bagnoli di Sopra – da una stampa che ne ha a ragione e a lungo – imbattibilità in campionato e in Coppa – tessuto sperticati elogi. Dei “pescatori del Delta” faceva paura un po’ tutto: dalla prima linea, autentica “cooperativa del gol”, in quanto con tutti le sue “bocche di fuoco” – da Mirco Corradin a Davide Boscolo, da Nicolò Pianta al più giovane della “brigata giallo e blu”, “el bocia del ‘99” Riccardo Penzo -, dall’imbattibilità nelle due competizioni, dal pubblico vigoroso, figlio di abitanti da sempre cresciuti nella continua lotta a strappare al mare pezzi di terra, atolli di speranza, ed abituati ad aurore sfibranti per lanciare e tirar su dall’Adriatico, attraverso uno dei 7 bracci distesi, spalancati verso la ex Jugoslavia -, da un’età media del gruppo, che annoverava nei suoi taglienti, aguzzi rostri tanto pedigree, misto a tanta …Sacca di esperienza e di mestiere tatuato nella pelle, nel cuore e negli scarpini.
 
Magie del calcio, un’altra favola che arricchisce la nostra agenda, quella disegnata stanotte dai meno favoriti – sulla carta; se non dal fatto che la partita secca è come un derby tra stracittadine, che riserva sempre una propria storia; che avvantaggia chi magari sbaglia di meno, chi ha dalla propria parte la stella giusta, chi non può concedersi assolutamente sbadigli né distrazioni perché ha stuzzicato, svegliato, deriso, indispettito l’orso di turno, dal cui risveglio, al retourn match, sa di venir sbranato, dilaniato, sa di dover definitivamente consegnare -. Il topos di questo pezzo di storia che aggiunge nel firmamento della notorietà la stellina isolarizzana, è la tranquilla, sonnacchiosa Bagnoli di Sopra, ingentilita dalla Villa Settecentesca Widmann, emblema araldico un potente patrizio dell’epoca, ora di proprietà della famiglia Borletti, quella famosa per la veglia Borletti, e il cui centro culturale è rappresentato dal Teatro “Carlo Goldoni”, in omaggio al commediografo, qui invitato a tenere le proprie “Baruffe chiozzotte” dal patrizio latifondista tedescofono Widmann.
 
Qui, in questo fazzoletto di pettinati vigneti – dove solo a metà novembre si inizia a raccogliere i grappoli d’oro che si tramuteranno in vino friularo, che gli stessi appassionati chiamano “vino freddo” perché il raccolto del nettare tanto caro agli dei dell’antichità umana viene apposta perfezionato dagli operatori basso-patavini della vigna all’ultima vendemmia – ebbene, qui, nel crocevia che sfocia ad Est a Chioggia, ti indirizza a Sud a Rovigo e ti orienta ad Ovest a Padova, si è materializzata, concretizzata la “favola porcorizzana”, dei “biancazzurri del Piganzo”. Un paese di neanche 4.000 anime, che ha risentito in maniera sensibile dei morsi della crisi del 2008 dopo il benessere degli anni del boom economico dato dalla lavorazione del mobile in stile, bussa in maniera sobria, alla maniera degli umani terrestri, alle porte del sole, riservandosi uno spicchio di notorietà strameritata.
 
In campionato, nel combattivo girone “B” di Prima categoria, quello cosiddetto della Bassa veronese, il “club della scrofa”, non ha fatto conoscere tutta la potenza, il cuore, l’entusiasmo di una signora che al tramonto del giorno si trasformava in “bella di notte e di Coppa”: la quale raccoglieva all’incirca a mezzanotte, quando le fate, incipriate, eccitate ed agghindate da un delicato vestitino in pizzo e di raso, smettono le scarpette di seta da ballo, e indossano scarpini scintillanti, micidiali e fatali per tutte le avversarie di corte (Montorio, quasi “regina” del suo girone, la forte padovana AQS Borgo Veneto del bomber di Este, l’ingegnere Guido Manfrin, ex CastelbaldoMasi e fratello minore dell’attuale Giovanni, forza virtussina, ed ex Reggiana, Alessandria, Modena; la nobile decaduta Bassano).
 
Qui, in questa notte più calda del solito, accarezzata da un vento tiepido, che ti fa voglia di andare a tuffarti nell’isolotto di Rosolina o in un fiordo del leggiadro Delta del Po – mirabile cornice per più di 400 tra film, cortometraggi, docufilm, e palestra dei più grandi registi italiani del neo-realismo (Lattuada, Luchino Visconti in primis) -, ebbene, qui, la Penelope isolarizzana ha completato la sua tela, la sua mirabile opera. Qui, il grande Tiziano Vecellio da Belluno avrebbe gioiosamente lanciato nei suoi cieli di un azzurro unico che sapeva solo lui creare, il proprio mirabile, augusto pennello. Qui, il Tintoretto – grande fotografo in olio su tela della nobile Venezia della Serenissima – avrebbe tratto materia per i suoi luminosi sfondi, per i suoi tramonti intrisi di una luce che solo la vicina Laguna veneziana sapeva infondere assieme alla sua impareggiabile atmosfera. Qui, questi baldi giovinetti sguinzagliati dal suo silenzioso, pignolo, filosofico mister Andrea Corrent (famosa la sua frase-incitamento ai suoi prodi, prima del doppio confronto vinto a spese del più titolato Bassano, “l’avversario è il mare, voi, ragazzi, siete lo scoglio, contro il quale l’avversario-oceano va a sbattere”) si sono tatuati un pezzo di storia, un pircing di gloria.
 
Sul Ponte Molo, nella Sacca di Scardovari, stanotte, in quella fetta di sudato arenile conquistato da un popolo fiero della propria combattività e grande laboriosità come i suoi figli, non si banchetterà più a ostriche, anguille rosolate, a cozze veraci (il prodotto ittico che dà da mangiare a trequarti degli oltre 1500 abitanti della frazione di Porto Tolle), di “scardove” (questo il vero ètimo), ossia pesce di acqua dolce, che da sempre puoi trovare e pescare in abbondanza in quest’angolo, dove il Po e l’Adige, dopo km di lotte solitarie, si ricongiungono e stringono i loro bracci acquosi. Ma, si farà, comunque, festa, perché l’ennesimo ritorno in Promozione (l’apogeo calcistico dei “giallo e blu delle anguille” dei polesani-adriatici venne toccato con l’ingresso in Eccellenza nella stagione 1990-91, in seguito alla ristrutturazione dei Tornei, in seguito allo spareggio – udite, udite! – vinto proprio al “Maurizio Sacco” di Bagnoli di Sopra, a spese dei basso-berici rosso e blu della Nova Gens (Noventa vicentina) guidati dal “leone federale”, il geometra Enrico Galuppo) non va assolutamente toccato, viene solo in minima parte intaccato dal mancato bis in Coppa.
 
Qui, il calcio dilettantistico veronese i è aggiudicato il primo dei due scintillanti assi di Coppe, indicando come la stella Cometa fece con i re Magi con la Santa grotta di Betlemme la via della Seta e della gloria imperitura anche al Caldiero di Eccellenza (di scena il prossimo mercoledì 8 maggio al “Buozzi” di Firenze contro il più gigantesco plantigrado leccese, il Casarano). Ci ha colpito l’intensità della gara, sviluppata su ritmi forsennati, la compostezza di entrambe le tifoserie (quella isolarizzana, nutrita di tantissimi teen-agers, non ce l’aspettavamo così calda; così come non ci è apparsa rovente la Curva dei leoni delle “anguille giallo-blu” dei polesani-adriatici), compostezza pari alla lealtà vista in campo dalle due sfidanti.
 
Ciononostante, il fischietto della Sezione Aia di Castelfranco Veneto, a nostro avviso generoso nel concedere il penalty a favore dei basso-veronesi, ha faticato, forse, per la legge del rimpianto o della compensazione delle parti, a estrarre il primo giallo, soprattutto nei confronti dei più navigati e nerboruti avversari di un mister Zuccarìn, davvero, nobile nell’aver a fine gara accettato di accostarsi al nostro microfono del post-partita: i capelli lunghi ed ondulati, ben raccolti, e il fine foulard di sete dai colori giustamente sobri, non vistosamente sgargianti, foulard con grazia annodato intorno al collo, sono le coordinate fisiche di un vero gentleman, che ha passato delle sue 57 primavere, solamente 14 (gulp!) alla guida della corazzata Delta di Porto Tolle. Foulard non appuntato stanotte dal cameo-spilla del trionfo di una Coppa – quella di serie D - che già gli era anguillescamente sfuggita dalle mani qualche anno fa, contro un team, la pugliese (occhio al Casarano, Caldiero, sei avvisato!) Turris Monopoli, al neutro del “Renato Curi” di Perugia (edizione 2011-12).
 
Un atteggiamento, quello del “timoniere” Fabrizio Zuccarin, molto composto che onora il calcio nostro, quello povero di quattrini, ma stracolmo di sentimenti e valori veri: quelli che anche stanotte, in ispecie per la sponda isolarizzana, hanno fatto la differenza. Isola Rizza, neo-promosso storicamente in Promozione, e club del basso veronese che si fregia di un onore dopo l’ultimo che aveva arriso, come un fiore all’occhiello, al Minerbe di mister, l’ex audacino, Gianni Verdolin (i nero-verdi dei vari Mirco Renso – mediano- e di bomber Roberto Faccioli trionfarono all’inizio degli anni 90, sempre in Prima categoria. Poi, successi per il Pescantina di mister Mauro Marconi da Caprino e fantastico bis della Montebaldina del caprinese skipper Simone Cristofaletti).

Per la cronaca la finale si è chiusa sul 3 a 2 a favore dei veronesi. Vantaggio dello Scardovari al 9° minuto: da Corradin in fascia per Sambo, traversone in mezzo e incornata vincente di Boscolo. Al 41° arriva il meritato pareggio dei veronersi: traversone da destra a sinistra di Andriani, stacca di testa Gusella che mette in rete l'1 a 1 che chiude il primo tempo. La ripresa vede al 7° il vantaggio isolarizzano: in contropiede, bomber Badia fredda tutti in velocità e con un diagonale rasoterra imprendibile fredda Passarella! Al 20° è rigore per atterramento in area su Andriani! Batte Afyf El Alami ed è 3 a 1 per l'Isola Rizza! Al 68' lo Scardovari accorcia le distanze con un tiro dalla distanza esploso da Corradin, che trova non preparato alla presa sicura di Negri. Al 93° minuto il direttore di gara di Conegliano Veneto emette il triplice fischio finale che sancisce il 3 a 2 per l'Isola Rizza che si aggiudica meritatamente il Trofeo Veneto di Prima categoria 2018-19.
 
LE PAGELLE DELL’A.S.D. ISOLA RIZZA:
NEGRI: Ha effettuato rinvii lunghi e precisi, nemmeno uno indirizzato nell’out. Una piccolissima macchia, come quella che scorgi nelle notti di luna piena nel cuore dell’estate, nel gol subito – il secondo – da un tiro da 30 metri, e senza cattiveria, né pretesa realizzativa, da Mirco Corradin. Un piccolo neo sulla pelle, cancellato dal grande intervento in angolo sfoderato su un tiro diretto all’incrocio alla sua sinistra pochi minuti dopo. VOTO: 8-.
CERCHIER: una partita superlativa, da vero capitano di galeone con tanto di galloni luccicanti sul bicipite destro. Non ha sbagliato una biglia, non ha fallito un tempo, si è anche proposto in avanti: è stato uno ammirato dallo stesso coach scardovarante. La sua parabola ascendente, per l’appassionato di Informatica e delle immersioni subacquee nel Mar Rosso assieme al padre Marco, hanno dato il la alla sua consacrazione difensiva. VOTO: 9/10.
PERONI: il “Braccio di Ferro” isolarizzano ha monitorizzato a distanza la punta più tagliente e fastidiosa polesana, Marco Sambo (1992). Sembrava concedergli, addirittura, troppi mq, ma, non si è mai fatto uccellare. VOTO: 8.
GUSELLA: il “Bred Pit” isolarizzano cresce a vista d’occhio, alla pari del suo biondo crine. Arriva puntuale a incornare di testa un corner pennellatogli a meraviglia da Lucky Andriani. Anche lui tra gli applauditi da mister Zuccarin. VOTO: 9,5.
VICENTINI: per “Nembo Kid”, solo un dieci per aver voluto essere in campo, nonostante una noia muscolare lo aggredisca più di un panzer: al “Mercante” di Bassano, aveva chiesto a mister Corrent, dopo mezz’ora di atroci sofferenze, di dolori lancinanti, il cambio. Stanotte, ha saputo, alla pari di un pirata della Malesia, stretto tra i denti non solo il coltello, ma anche i nervi. VOTO: 8+.
PARRELLA: per l’ex A.C. Sambonifacese di mister Ottoni, una gara maiuscola, quasi perfetta: suoi due verticali che hanno messo in moto le abbronzate e sferruzzanti pulegge di Matteo Badia. Il sangue partenopeo ama allenare i giovani, l’ha già fatto per anni al L.R.Vicenza, sogna di farlo all’ombra del Vesuvio. VOTO: 8+.
VISENTINI: I soliti tocchi magici, fortissimo nello stretto, ha dato il suo solito apporto importante, nonostante il suo primo avversario sia stato la febbre. "Non male il numero 7!" gli ha indirizzati il mister avversario Zuccarin. VOTO: 8-.
SAGGIORO: la solita gara alla Ringhio Rino Gattuso: gran intercettatore dei palloni avversari, sa spaccare il gioco altrui ed allo stesso tempo creare quello dei soci con precisione, grinta e passione l’ex Berretti del Mantova, neo-isolarizzano, ma di origini roverchiaresi. VOTO: 8/9.
BADIA: così forte nelle percussioni, così imprendibile e sgusciante come un’anguilla scivolosa delle sue parti, che mister Zuccarìn ci ha chiesto se davvero “quel vostro n.9 è così giovane (addirittura, un 30 dicembre del 1999?)”, “se non ha truccato la carta d’Identità!”. Non gli è stato concesso il rigore del possibile 4-2, al 92?, ha fatto tremare le palafitte avversarie, smontandole pure, ma cosa vuoi di più dalla vita dal “bocia del ‘99” che tutto quest’inverno ha fatto l’allodola, dando una mano ai genitori, commercianti ambulanti? VOTO: 9/10.
AFYF EL ALAMI: altra prestazione all’insegna della tecnica da compasso, dell’astuzia (mai una cascata sudamericana, ma, pochi gialli a chi l’ha soffocato, senza riuscire, lui apparente fatto di vetro ma tutto nervo e talento, e giocate, a buttarlo giù. Un autentico Ercolino sempreinpiedi. Apprezzamenti sinceri anche da Zuccarin. VOTO: 10-.
ANDRIANI: prestazione a dir poco gigantesca, eccezionale, da primo violino de “La Scala” di Milano per l’appena 29enne “Van Basten” oppeanese: perfetto, generoso in fatto di regìa, passaggi che hanno fruttato solo grattacapi e imbarcato reti ai “giallo e blu dell’anguilla”, per l’ex mancata promessa dell’Empoli. VOTO: 10 e lode.
GRANETTO: per la forte punta – classe 1990 – albaretana, mezz’ora di gloria, fatta di scatti misurati e insidiosi, autentiche spine della Passio per i cristi polesano-adriatici. Peccato per quella fuga verso il gol e la vittoria definitiva, quando sul 3-2, e in registro di contropiede, a un passo dall’area di rigore – angolo Nord Est – quello vicino alla tribuna dei supporters isolarizzani (totale paganti 492, per un totale di oltre 600 spettatori al “Maurizio Sacco”) – è stato steso come si fa con la tovaglia quando si apparecchia la tavola per il pranzo di grangala. VOTO: 7,5.
CHIAVEGATO: per il difensore di Bovolone dalla parlantina che non ti stanca, ingresso nell’altare della notorietà dall’87mo, al posto del gigante Andriani, e per dunque una buona decina (5 di recupero) di giro di lancette. “Radiolina”, per quanto gli è stato concesso, e sotto gli apprensivi prima e poi compiaciuti sguardi della mamma ex calciatrice dell’Hellas Verona e del silenzioso papi Roberto, non ha cannato, mancato, sul velluto verde come un panno di biliardo Adami, una bilia. Guai, l’avrebbero, i compagni “garibaldini” biancazzurri fucilato sul posto o lapidato dentro lo spogliatoio! VOTO: 7,5.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

Visualizzazioni:1473