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8/5/19
PER IL CALDIERO, UN'ANNATA COMUNQUE MAIUSCOLA!

Peccato, peccato, davvero!
La Coppa Italia Dilettanti Nazionale di Eccellenza ritorna tra le braccia del Casarano, il club della provincia di Lecce che tanto alla vigilia - sulla carta - faceva paura per la lunga e prestigiosa storia (è stato in serie C e ha vinto due Coppe, nel 1985 e 2009). Sulla carta, però: sì, perché - ed è la cosa che più ci è piaciuta del Caldiero - i "termali" di mister Cristian Soave sono entrati in campo, al fischio del pesarese Gianluca Renzi (assistenti Stefano Galimberti di Seregno ed Andrea Cravotta di Città di Castello di Perugia; quarto uomo Riccardo Galasso di Ciampino), a spron battuto e tutt'altro che intimoriti, pestando sui calli e sugli scarpini degli stessi sorpresi rossazzurri di mister Pasquale Di Candia. Per sentirsi bestemmiare addosso un "mah, guarda questi giallo-verdi qua, ma come si permettono di zomparci addosso subito in questa maniera?"
 
Ai punti, avrebbe meritato sicuramente la Coppa il Caldiero, ma non per peccare di faziosità: è il numero stesso delle occasioni da rete a testimoniarlo, e l'unica cosa di cui i "termali" devono cospargersi il capo di ceneri è non aver saputo sfruttarle a dovere. Più cinico e concreto sotto porta il Casarano dei 500 e non 2500 tifosi che hanno raggiunto il "Gino Bozzi", dalla cui tribuna centrale si ammiravano le dolci colline di Fiesole e i castelli dell'antica nobiltà gigliata. Quella, per intenderci, che sotto la potente Signoria dei Medici egemonizzò l'Italia, pardon, l'Europa, primeggiando non solo nell'antico "mestiere delle armi", ma anche nel Rinascimento della cultura.
 
Quasi la metà rispetto ai pugliesi i fans caldieresi, i quali, vi garantiamo, senza essere più pittoreschi, più folcloristici e più incessanti nel continuo tam tam dalla Curva, hanno fatto sentire il loro apporto, asciugando metaforicamente le lacrime dei loro beniamini, usciti dal campo avviliti perché avevano intuito che l'impresa avrebbe potuto essere alla loro portata, che il Casarano non era quel brutto mostro con cui si presentava al "Bozzi". I leccesi hanno vissuto sull'ispirazione del maturo (1985) capitano, il n. 4 Carlo Vicendomini, sull'ottimo Alberto Rescio (1987, 8 sulla schiena), il quale ha cercato il 7, il 2000 Giuseppe Cianci a destra e a sinistra il n.11 Antonio Caputo; in verticale il centravanti argentino Nicolas Di Rito (1985): dal quale ci si aspettava più tango delle sue pampas...
 
Stesso numero di maglia assegnato da mister Soave a Simone Vanzetta: il duemillenario atleta ha dovuto essere richiamato in panca dal proprio coach, perché aveva mostrato di non accusare affatto (incredibile per uno della sua età!) alcun timore reverenziale contro il più titolato avversario. E, soprattutto, in seguito a quell'inutile fallo commesso sul n.7 Cianci. Così così il "Conte di Castelmassa di Rovigo" Giovanni Guccione: la sua spizzicata di testa nel primo tempo indirizza la sfera a fil di palo, nella ripresa, a una manciata di minuti al termine, chiama Grosso alla miracolosa smanacciata (da la "man de Dio") e alla conseguenze postalizzazione del cuoio contro il palo e dunque in calcio d'angolo. Poi, battuto da un Niccolò Zanetti, che, per quel poco che ha potuto giocare, non è stato sui suoi massimi livelli.
 
Pochi minuti anche per chi l'erba da un'ora e più se la sarebbe mangiata con gli occhi, ossia Emilio "Eliseo" Brunazzi, il centravanti caldierese dop e doc: "l'eroe del "Mercante" di Bassano", maniacale nella cura del proprio corpo scolpito in ogni centimetro, tanto da non permettere di affiorare un milligrammo di adipe sotto la sua pelle multi tatuata (così era Gianluca Vialli, per intenderci!), forse, andava gettato nell'arena prima. Anche se bisogna riconoscere il merito a mister Soave di aver giocato con tutte e 4 le "bocche di fuoco" dopo l'1 a 0 dei rossazzurri, per cercare disperatamente di riportarsi in parità.
 
Ottima la regìa, anche se arretrata come suo solito, dell'ex Bardolino Alberto Filiciotto: in molti dei cosiddetti neutri, veronesi e non, presenti al "Bozzi" non si è capito il suo sacrificio, un rito effettuato non si sa per quale causa o motivo. Qualche sbavatura da parte di Viviani, bravo nel pennellare alla Raffaello Sanzio due punizioni ad indirizzo dei compagni d'attacco, ma, determinante nel perdere la palla che ha innescato il raddoppio pugliese. Sempre generoso, combattivo ed onnipresente in ogni azione di gioco il "biondo e giovin garibaldino", classe 1992, Francesco Peotta: con uno come lui, la resa è sempre garantita, fidelizzata in ogni match. Ordinato il legnaghese Mattia Falchetto, idem con patatine lessate, finché è stato in campo, Alessandro "Scirea" Pisani; impeccabile il vice-capitano Alessandro Tonolli, non eccellente come l'abbiamo ammirato in altre gare di campionato e di Coppa Lorenzo Zerbato, non male il difensore nogarese, il duemillenario Francesco Baschirotto, ruvido anche al punto di beccarsi un giallo.
 
La "maledizione del Faraone", quella che continua a irradiare verso le altre compagini veronesi il Magico Somma dei fratelli Maccacaro non conosce tregua nè sosta: l'insalatiera d'argento è "cosa loro" da quella notte umida e gocciolante del 1° luglio 1978, dove nel brulicante catino del "Silvio Appiani", Fulvio, "Fuffo" per gli amici, Begnini, coll'artiglio del diavolo, la zampata, l'unghiata mancina impallinò lo "sparviero" rosso-nero del Contarina di Rovigo, già salito in serie D. Non so cosa avremmo pagato per vedere un affresco, il capolavoro caldierese abbellire, ingentilire le stanze, le cappelle medicee, per vedere, al momento delle premiazioni non visi - quelli dei "termali" - tirati e comprensibilmente avviliti (il Casarano, poi, non era quel mostro sacro che si era dipinto, che si era immaginato), ma un radioso Filippo Berti con in braccio la sua Viola (siamo nella città gigliata, e, quindi, in tema, o no?).
 
Già, la tifosa Viola, la più bella "perla" che il presidente si sarebbe messo ieri pomeriggio al collo al termine della gara, al posto della medaglia d'argento dei bravi, ma, ahinoi!, non "re di Coppa". Sarebbe stato, questo fotogramma, non l'affresco, ma il dipinto a caldo più bello con cui avremmo voluto congedarci dal "Gino Bozzi". Ma, qua la mano lo stesso, Caldiero: una stagione così superlativa merita ugualmente di essere incorniciata, per quelle emozioni che ci hai a lungo regalato in questi 9 mesi ricchi di grande pathos. Metteremmo volentieri la firma perché tu ripetessi su tal registro la tua prossima e prima stagione in serie D!

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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