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20/2/18
VALDAGNO VICENZA: PREGO, METTETEVI IN…CODA!

Stregato da Fidel Castro, dalla sua isola, il suo splendido clima, ammaliato dalla leggenda che ammanta, avvolge lo “Stadio dei Fiori” di Valdagno: la storia di Roberto Maria Coda, classe 1957 (è nato il 2 settembre), una laurea in Economia Aziendale conseguita a Venezia, passa da queste coordinate. “A Cuba ci sono capitato” racconta il presidente del ValdagnoVicenza, squadra che milita nel girone “A” di Eccellenza veneta “quasi per caso; eravamo due coppie di amici che volevano trascorrere una vacanza al sole e di moda allora si usava raggiungere l’isola di Fidel Castro. I quattro posti liberi sono saltati fuori all’ultimo minuto e dopo un viaggio allucinante, durato 16 ore, dalla “Malpensa” Al “José Martin” de l’Avana, raggiungemmo la nostra sospirata mèta. E, così, nacque il mio idillio con quell’isola, una permanenza durata dal 1995 al 2010”.

A quei tempi, Coda costruiva macchine agricole nel Vicentino: “Entro in contatto con il Ministro dell’Agricoltura e decido di investire in quell’isola. Ho lavorato 3 anni, facendo spola dall’Italia all’Avana senza percepire una lira, poi, ho ricoperto per 10 anni l’incarico di Assessore presso il Ministero dell’Agricoltura di Cuba, dal 1997 al 2007, area meccanizzazione. Facevo consulenze per ogni genere di progetti”.  La passione per il calcio l’ha accompagnato, seguito anche fino a Cuba: “Nel Vicentino, ho giocato terzino destro fino ad arrivare in Prima categoria; non solo, ma ho anche allenato fino al 1992. A Cuba, per diventare mister, ho dovuto affrontare 5 Corsi, conseguire 5 diplomi, superare due Corsi Fifa per allenatori internazionali, uno indetto dalla Federazione olandese, l’altro da quella britannica. Per 6 stagioni ho fatto l’allenatore a Cuba, ho guidato l’Avana, uno dei due club della capitale, e sempre in serie A”.

Vicino anche alla qualificazione dei Mondiali, il dr Coda: “Nella fase finale degli spareggi per la qualificazione ai Mondiali, facevo parte dello staff della Nazionale cubana. Quella volta, sfiorammo la qualificazione con in panchina il cittì peruviano Miguel Company, con il sottoscritto seduto vicino a lui. Passò, al posto nostro, il Costarica facendo valere il maggior numero di reti realizzati in trasferta e dopo che l’andata e il ritorno erano terminati sul 2-2 all’Avana e sull’1-1 in Costarica. Ricordo di aver allenato un giocatore fortissimo, cui era stato concesso il visto per provare solamente (ed illusoriamente) per un mese per l’Olympique de Marseille, tal Pinàl Del Rio, un grandissimo trequartista”.

Non solo il “fubàl” ha contagiato il “patron” del ValdagnoVicenza: “Fin da piccolo coltivo una smisurata passione per le moto da competizione. Vede quei trofei? Ebbene, sono le vittorie nella 250 classic Gp: 5 volte (4 consecutive; dal 2013 al 2016, e a distanza di 17 anni dalla prima vittoria, nel 1996!) ho trionfato nell’Alpe Adria. Sono stato vice-campione europeo nel 2015 e terzo miglior classificato nel 2016. L’anno scorso, per colpa del calcio, non ho potuto partecipare”. Già, il calcio, alla pari di una sirena, è tornato ad ammaliare in Italia Roberto Maria Coda (le iniziali RMC, affisse sulla parete della sua villetta a Tezze, ricordano l’acronimo di Radio Monte Carlo. Ad accoglierci i suoi due splendidi cani, Bandido e Desmo, nomi rubati a due prototipi di Ducati (a proposito: ha una mostra personale, in cui occhieggiano circa una 30na di moto da competizione, dai 250 ai 1050), e rispettivamente un bassotto tedesco (pelo nero) e un britannico bull terier bianco).
 
Preso per mano, invogliato a riassaporare il “fubal” dall’italo argentino, il maturo (classe 1984) “puntero” Martin Tommaso Trinchieri (ieri in forza all’Altovicentino, ora in forza alla Virtus Borgo Venezia), stregato dal fascino della storia che gronda dallo “Stadio dei Fiori”, voluto dai potenti lanieri Marzotto, e in cui il club arrivò a militare fino in serie B (metà degli anni ’50): “Mi ha conquistato la storia, l’atmosfera che quel catino riesce ancora ad emanare, ma, mentalmente sono arrivato a rilevarlo con la mentalità di una 30na di anni fa. Il calcio, voglio dire, non puoi più farlo part-time, invece della passione vera, ognuno antepone i propri interessi. Volevo acquistare una categoria importante, ed alla fine ho deciso di rilevare il Leodari, l’anno scorso in Eccellenza, portando la categoria a Valdagno, sposando il progetto ValdagnoVicenza; infatti, non avendo riscontrato le condizioni necessarie per rilevare l’Altovicentino, il progetto si è diretto verso l’acquisizione del club “laniero”. Oggi, il club di cui sono al vertice, il ValdagnoVicenza, annovera 275 tesserati, tra vivaio e Prima squadra, dirigenti compresi”.

La nostra intervista viene interrotta un paio di volte dal diesse roveretano Gabriel Maule: 2E’ stato lui a portare 5 giocatori nuovi (tra cui due senegalesi), che per ora si stanno dimostrando azzeccati. Mister è Mario Vittadello, subentrato al preparato Filippo Lelj, uomo di grande esperienza. Credo nella corsa alla salvezza perché la squadra ha cambiato mentalità e passo, e ci crede davvero. Nessun avversario ci ha messo sotto, abbiamo sempre giocato alla pari con tutte, piccole e grandi, nessuna è partita per vincere il campionato, mancano ancora tanti punti nelle ultime 9 gare che restano per continuare a sperare da qui alla fine. Mi è piaciuto il Caldiero visto all’andata, ma se devo fare un pronostico, preferisco dire Villafranca, anche perché andandola a visitare alla 30ma, speriamo che, già matematicamente in serie D, non profonda il massimo impegno contro di noi”.

Sempre in panca ogni festa a seguire più da vicino i suoi ragazzi, il dr Coda. “Non ce la faccio a seguire la partita dalla tribuna; in questo atteggiamento, mi paragono al vecchio “patròn” del Cittadella, l’imprenditore nel ramo dell’acciaio, Angelo Gabrielli. Soffro troppo, piuttosto che da distante e sugli spalti, meglio patire in panchina”. E’ tra i papabili all’acquisto del Vicenza Calcio (e recita a memoria fino addirittura al nome del massaggiatore e del medico – il dr Binda, recentemente scomparso – la formazione del mitico Real Vicenza di mister Giobatta Fabbri: “Sì, del Vicenza Calcio ne abbiamo parlato, ma non vorrei agire da solo, ma con alcuni soci: l’interesse c’è, questo è sicuro. Tifo Vicenza e credo che investire in una società attualmente in serie C, e che fa 6000 abbonati, penso sia un buon investimento. Certo, ma bisogna avere un programma, un valido progetto: non puoi continuare a giocare in serie C, il Vicenza ha la sua gloriosa storia e merita palcoscenici superiori e più consoni al suo prestigio e valore”.

Conquistato anche dalla mole e dall’autorevolezza di Fidel Castro: “Ho avuto l’occasione di incontrarmi con lui in 3 sole occasioni: difficile poterlo affiancare, vista la sicurezza che vigilava intorno a lui. Una volta, in un hotel della capitale, mi chiesi come mai quella volta non c’era alcun cliente, se non il sottoscritto. Andai per prendere l’ascensore, non feci a tempo a premere il bottone, che improvvisamente mi si spalancarono le porte e comparve Fidel in tutta la sua mole (credo 185 cm di altezza) assieme alle sue guardie del corpo. Il dittatore cubano intuì il mio stato di uomo sorpreso dall’insolito avvenimento e cacciò un “Ma, cosa è successo mai? Non ti sei mica imbattuto in un fantasma in ascensore!”. Con il figlio primogenito Ramon, invece, mi sono rapportato in più occasioni”.

Non riusciamo a farci donare da “patron” Coda un sigaro cubano (li aveva terminati tutti; anche se lui preferisce, dopo cena, tirare solo qualche boccata da toscanelli italiani), non sorseggiamo (per comprensibili motivi di lavoro) un goccio di buon rum di quell’isola, ma soltanto una moneta con su l’immagine dell’argentino Che Guevara, il medico, scrittore e guerrigliero della rivoluzione cubana. Una moneta di metallo da tres pesos, i tre punti che oggi come oggi metterebbero in salvo dalla matematica retrocessione l’attuale “fanalino di coda” ValdagnoVicenza.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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