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1/11/18
PASSIONE E DISCIPLINA: LEZIONI DA DON CHISCIOTTE SULLA LEADERSHIP

Nel ruolo dell’allenatore non possono mancare doti di leadership. A prescindere dalla categoria allenata, l’atteggiamento verso i componenti dello staff e della squadra è fondamentale. Ci sono tanti film che possono insegnare qualcosa su argomenti come lo sport e la leadership. Certi temi sarebbero stati potuti esprimere anche tramite altri bei film e cortometraggi come «Lezioni di sogno» (sul calcio), «Invictus», «Il sapore della vittoria», «Il circo della farfalla». Ho scelto questo film, scritto e narrato dal professore di leadership James G. March, perché si attiene molto a ciò che ho tratto dal corso, già dal titolo: passione e disciplina.

La passione serve per fare grandi cose, serve per insegnare, serve per vivere una vita che sia degna di essere vissuta. Per l’allenatore in particolare, soprattutto a livello giovanile, la passione è fondamentale per trasmettere i giusti valori agli allievi, per continuare a voler apprendere, per fare i sacrifici necessari (in riferimento sia alle rinunce, sia al dover fare al contempo un’altra attività). L’ultimo punto sembra difficile da evitare in realtà calcistiche dove solo gli allenatori d’élite riescono a svolgere l’attività a tempo pieno. La disciplina accompagna il percorso che viene tracciato dalla passione. Per fare ciò che ci piace, dobbiamo occuparci anche di questioni che facciamo meno volentieri. Ciò implica dare il massimo anche quando nessuno ti vede, studiare argomenti che non ti interessano ma possono servire per far vedere le cose da una prospettiva più ampia, organizzare il tempo per arrivare passo dopo passo al risultato sperato, passare dal semplice al complesso. Riguardo le ultime implicazioni, già Cartesio, secoli fa, spiegava l’importanza dell’avere sia visione del piccolo problema nel particolare, sia visione d’insieme. Senza disciplina, applicazione, impegno, è difficile raggiungere certi traguardi e fare un lavoro ben fatto (si guardi a tal proposito «Il manifesto del lavoro ben fatto» di Moretti). Il successo è un iceberg; «l’eccellenza non è un’azione, ma un’abitudine» (Aristotele).

Sempre nel titolo si trova l’interessante idea di inserire come esempio di leader da cui imparare un «visionario» come Don Chisciotte, che porta a pensieri ben in contrasto con l’attuale situazione di disillusione che stiamo vivendo in certi ambienti. March nel film all’inizio si spiega così: «Viviamo in un mondo che enfatizza aspettative rea

    iche e successi, Chisciotte non aveva nessuno dei due. Ma un fallimento dopo l’altro, ha persistito nella sua visione e nel suo impegno. Persiste perché sa chi lui è».

    Conoscere sé stessi è il punto fondamentale della filosofia, citato dai grandi maestri e iscritto nel tempio di Apollo qui in occidente, ma anche trattato in oriente da Sun-Tzu, che scrive nell’arte della guerra la necessità di conoscere sia sé stessi sia l’altro per vincere la battaglia. L’allenatore deve conoscersi, trovare il suo stile, affermare le proprie idee e crederci anche nei momenti di difficoltà. Anche Ancelotti ebbe grosse difficoltà nelle sue prime 7 partite da allenatore, ma ha creduto nelle proprie idee e alla fine ha raggiunto la promozione dalla serie B alla serie A. Chisciotte ci insegna che «la vita va sfidata». Bisogna avere il coraggio di non accettare lo status quo, di porsi domande, di protestare contro il fatto che tutto sia come deve essere.

    Viene naturale conformarsi, cercando di essere accettati piuttosto che essere considerati dei folli, accettando la via più semplice piuttosto che un percorso considerato impossibile e osteggiato dalle persone vicino a te. Però, come viene detto nel film su Steve Jobs, «solo quelli che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano veramente». Credere di poter cambiare la situazione attuale è fondamentale. Affrontare la sfida più difficile, nella propria dimensione e con le proprie possibilità, può portare a tante soddisfazioni e a un futuro migliore. Ognuno, con le sue azioni quotidiane, contribuisce a dare una direzione al futuro e arricchisce il sistema con le sue idee. Steve Jobs disse che non bisogna accontentarsi, Baricco aggiunge che dobbiamo cercare di fare della nostra vita una festa da inventare seguendo le nostre passioni e, come disse Tolkien, dobbiamo sradicare il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.

    La situazione attuale del calcio giovanile italiano non è delle migliori, per usare un eufemismo. Il cambiamento deve avvenire con coraggio e altre virtù (di cui scriverò in seguito), ampliando i punti di vista, con professionalità e trasparenza. Passando ai contenuti approfonditi dal film, viene subito spiegato che «gli aspetti critici della leadership non sono questioni tecniche di management o potere, sono argomenti fondamentali della vita». Da Don Chisciotte bisogna imparare l’immaginazione (spinta fino al limite, il rifiuto di accettare i vincoli della realtà) e la vision, l’impegno e la persistenza, e la gioia. Nell’insegnare agli allenatori l’aspetto tecnico è importante ma non è un aspetto critico, mentre le qualità sopracitate vanno indagate con cura.

    L’allenatore deve avere immaginazione per gestire al meglio le situazioni con i propri allievi: dando stimoli creativi ai bambini; mantenendo l’interesse dei più grandi. L’immaginazione è anche vedere le cose in modo diverso dagli altri, trovare più significati, vedere bellezza dove altri vedono cenere, innovare i metodi. Dall’immaginazione ci si estende alla vision, termine fondamentale per un’azienda, che stabilisce un obiettivo a lungo termine su cui basare gli atteggiamenti presi nel breve termine. L’obiettivo dev’essere un modello a cui attenersi per fare il meglio possibile, che venga raggiunto o meno. Cory Booker nel film cita una bella frase che prese da sua mamma: «Il tuo sogno è la promessa di tutto ciò che puoi diventare», che è stata fondamentale per cercare la bellezza dentro di sé, sognare di più. Secondo March «la vision è una necessità per la leadership». La bellezza della propria fantasia non rea

      ica può portare il leader a persuadere altre persone nell’unirsi alla sua visione, per cui rafforza il carisma del leader

      L’impegno dev’essere, come già detto, costante: nel continuare a informarsi, nel rendere la seduta interessante, nel superare le difficoltà che possono presentarsi a livello logistico o per altri fattori esterni, dentro e fuori dal campo. La persistenza subentra nei momenti più difficili, quando gli altri non danno prova di credere in noi, quando noi stessi dubitiamo della nostra efficacia come leader, nei tanti momenti in cui sei deluso dai risultati. Non bisogna arrendersi, Chisciotte «Vede i suoi fallimenti come una conferma della purezza del suo impegno». Nel suo libro «Perseverare è umano» il professor Trabucchi spiega sia che è l’impegno a portare i risultati, non esistono scorciatoie sia che essere resilienti e perseverare sono caratteristiche dell’umanità che ci hanno aiutato per la sopravvivenza.

      Nel film una frase riassume i 4 paragrafi precedentemente scritti su follia, sfidare la vita, innovare, persistere: «L’innovazione richiede la volontà di deviare dalla conoscenza convenzionale, e persistere in faccia al fallimento. In breve, essere folli. Un impegno verso un’identità fornisce le basi per queste cose. Il messaggio di Chisciotte è un messaggio estetico di bellezza» La gioia viene prodotta proprio dalla dedizione, dalla volontà, dell’entusiasmo e dal ricercare la bellezza. La gioia è l’obiettivo che deve porsi ogni allenatore. Non bisogna togliere allo sport la dimensione del gioco, l’aspetto del divertimento, l’ambiente di serenità. Serenità non vuol dire prendere le cose in modo superficiale e non darci importanza, ma conservare l’ottimismo, vivere ogni errore come un momento di crescita e non in una prospettiva negativa, curarci degli altri e dei legami sociali con loro, anche ridere di sé stessi in certi momenti.

      Italo Calvino scrisse in Lezioni americane: «Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». Le emozioni più profonde della nostra anima sono il più forte stimolo che possiamo avere, per cui vanno gestite e non soppresse o ignorate. Il gioco evoca molte emozioni nei bambini, sia positive che negative, entrambe partecipano al processo di crescita. Chisciotte insegna a vivere gli eventi con tutto sé stesso, piuttosto che sopprimendo una parte. March si chiede anche: «Come celebriamo la vita con la leadership?», trovare la risposta sul campo dev’essere un obiettivo per l’allenatore.

      Guccini nella sua canzone «Don Chisciotte» trova il modo, tramite il dialogo tra il protagonista e il disilluso Sancho, di esprimere questi concetti in modo ancor più particolare: Sull’immaginazione e la vision: «Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un rea

        a, ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista, l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna, preferisco le sorprese di quest'anima tiranna che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti, ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti». Sull’impegno: «Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora, solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora: per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri!» Sulla gioia il momento più forte è nel finale della canzone, nella riuscita di Don Chisciotte a convincere Sancho a combattere l’ingiustizia: «e, anche se siamo soltanto due romantici rottami, sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte: siamo i "Grandi della Mancha", Sancho Panza... e Don Chisciotte!»

        Vorrei concludere mettendo in risalto due domande che si fa Don Chisciotte nel film, su cui dovrebbero ragionare anche allenatori e dirigenti sportivi: «Come possiamo giustificare l’inseguimento della vittoria, quando la vittoria è così evanescente?» «Perché essere virtuoso, se la virtù non è premiata?» La prima domanda è fondamentale per quanto concerne il calcio giovanile. La vittoria è importante per i bambini, perché vivono per il momento, provano gioia, si sentono importanti e sicuri delle proprie capacità. L’allenatore invece deve avere una prospettiva più ampia, deve pensare alla crescita personale del giocatore, a incentivare atteggiamenti positivi, la voglia di continuare a giocare come modo per stare in salute, socializzare, aumentare il proprio benessere. Per quanto riguarda la seconda domanda il premio bisogna trovarlo in sé stessi e nel risultato che porta il nostro dono agli allievi. La virtù secondo Seneca è lo spettacolo più bello che si possa immaginare (Lettere a Lucilio), e sono oggetto della ricerca filosofica per arrivare alla saggezza.

        Niccolò Massacesi per www.pianeta-calcio.it

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