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21/1/19
PRO SAMBO: IL CASO LUIZ GUSTAVO TREVISAN MAZZI

Ancora un episodio, quello del giocatore brasiliano Luiz Gustavo Trevisan Mazzi, classe 1999, in forza agli Juniores Provinciali della Pro Sambo, riporta alla ribalta la questione tesseramenti degli extracomunitari che vogliono giocare nei nostri club dilettantistici. L’atleta, oggi come oggi, regolare cittadino italiano grazie alla legge dell’oriundo (per via di un suo zio italiano), nel gennaio 2018 viene ufficialmente tesserato nella Pro Sambo, dietro l’ok impartito dall’Ufficio Competente Tesseramenti Stranieri di Roma, chiamato in causa dalla stessa società dell’Est veronese, guidata dal più alto scranno da Gabriele Tessari, un uomo navigato su questo tipo di questioni. “Nel gennaio 2018” ricorda Tessari “Luiz Gustavo viene tesserato in maniera regolare – perché si avvale del riscontro tra i suoi parenti di un oriundo (da parte di uno zio) –, ma, trascorse appena alcune settimane – ma, come mai così in fretta è avvenuto l’accertamento da parte dell’Ufficio di Competenza della FIGC-LND? – il tesseramento viene annullato, con il pronunciamento  del deferimento a carico della nostra società e dello stesso giocatore perché lui risultava già tesserato con una società amatoriale brasiliana”.

Ma, Luiz Gustavo non desiste dal suo più grande amore, il calcio: “Torna in Brasile” aggiunge Tessari “una volta svincolato, e si presenta, rientrato in Italia, da noi, a luglio 2018. E, noi, che abbiamo sempre creduto in lui, non ci siamo lasciati sfuggire la grande occasione – dopo aver accertato che lui era in regola – di tesserarlo nuovamente, anche perché, come riportato sopra, godeva del beneficio di oriundo. Incredibilmente, dopo 5-6 mesi, quindi, in piena attività calcistica, ci è fatta pervenire la sanzione di un altro deferimento di 3 mesi senza calcio (scesi a due mesi) per il giocatore, e di 100 euro (scesi da 200) a nostro scapito, sul nostro conto”.   

“Come si evince dall’ultimo Comunicato della Figc” spiega lo stesso presidente rosso e blu Tessari “è stato deferito per aver dichiarato e scritto sotto la sua responsabilità, dietro la certificazione autonoma, di non essere stato tesserato con alcun club del suo Paese, il Brasile. L’Ufficio romano, prima ha dato il suo via libera, poi, si è interessato al giovane sudamericano, venendo a sapere che Luiz Gustavo ha giocato per una paio di settimane in una squadra Amatori brasiliana, e provvedendo così alla sanzione”.

C’è da chiedersi perché prima ha dato il nulla obstat e poi l’ha revocato, infliggendo alla società Pro Sambo 200 euro di multa e tre mesi di squalifica al ragazzo, il quale – parole del diggì Claudio Fattori della Pro Sambo – “si è messo a piangere, visto che il suo sport preferito, il calcio, alla pari di tutti i suoi connazionali brasiliani, fa parte del Dna, del loro sangue. Non solo” aggiunge Fattori, “ma ha minacciato di abbandonare il gioco più bello del mondo! Noi, come società, per non perderlo, abbiamo anche trovato per lui un posto di lavoro”.

“La società, per forza di cose” interviene Antonio Bogoni, il dittì della Pro Sambo, ed ex a lungo calciatore professionista (ha indossato le casacche di Ascoli, Cagliari, Cesena e Sambenedettese), “ha optato per la decurtazione della sentenza – da 200 a 100 euro e da 3 mesi a due di squalifica del giocatore -, perché in caso di reclamo o di ricorso avrebbe dovuto passare dalla Procura Federale al Tribunale Federale Territoriale, il quale non avrebbe fatto altro che riconfermare il massimo della decisione in prima istanza deliberata. Ma, sia per l’accaduto sia in previsione futura non ci sentiamo affatto soddisfatti. Ecco perché dell’articolo che abbiamo chiesto di pubblicare alla redazione di pianeta-calcio.it, platea molto conosciuta ed apprezzata”.

Stiamo parlando, in buona sostanza, di una guerra fatta ai poveri, che ha spinto la società stessa Pro Sambo a convocarci nei loro stanzini del “Renzo Tizian” principalmente per invocare una maggiore comprensione nei riguardi di chi – i nostri extracomunitari – di difficoltà, ostacoli ne devono superare parecchi oltre il calcio. E, per portare un loro sassolino…alla grande diga della comprensione ed attenzione-condivisione delle altre società venete. “Anche perché” spiega Bogoni “vogliamo apposta sensibilizzare, porre al centro dell’opinione pubblica di tutte le società dilettantistiche di nostro pari valore dilettantistico una questione che ci auguriamo non debba più ripetersi ai danni di chi ama il calcio, il giocatore, e noi dirigenti, che ci mettiamo soldi e faccia, che sottraiamo tempo alle nostre famiglie, senza esserci riconosciuta quella comprensibile attenuante che dovrebbe zampillare dal contesto e soprattutto dal buon senso”.

“Già si fatica da parte di tutti noi club dilettantistici” prosegue Bogoni nel suo assennato ragionamento “a far numero con il materiale umano che prevede – nel quadro di una società sempre più multietnica, della quale è fiera paladina e meritevolmente “accogliente” il C.R.V. FIGC-LND di Marghera, nella persona del suo ottimo presidente Bepi Ruzza – un ripopolamento delle “rose” giovanili grazie proprio a questi appassionati e meritevoli atleti extracomunitari. Figuriamoci, poi, se cominciamo a porre tra i loro scarpini pali e paletti vari”.

I tre dirigenti della Pro Sambo, che nulla pretendono a livello di ulteriori sconti della sentenza, né tanto meno alcunché di ravvedimento per la strada già intrapresa, chiedono: a) l’istituzione di un Ufficio Tesseramenti per giocatori stranieri competente (circa le sue norme e i rischi burocratici da evitare in quanto puntualmente e nella stragrande maggioranza dei casi si concretano in sanzioni pecuniarie a carico dei nostri club dilettantistici e in provvedimenti che minano seriamente il morale e la continuità sportiva degli atleti non italiani; i quali si accostano al nostro calcio per vera, pura passione e non per altri fini); b) quando si viene convocati dalla Procura Federale, non è giusto, come spesso capita di assistere, di venire giudicati da una scatola quasi preconfezionata, da una macchina già precostituita, la quale non presta molto ascolto al contesto e non è amica del buon senso (si deve sì intervenire, in ossequio alla “lex sed lex”, ma deliberando però pene più consone, meno salate economicamente  - non calcare cioè troppo la mano - per la società e meno defatiganti circa la voglia di continuare a giocare a pallone espressa dall’atleta non italiano); c) il C.R.V. FIGC-LND e la persona al suo vertice, il presidente Bepi Ruzza, deve essere di sostegno, l’incoraggiamento per tutte le quasi mille società che egli rappresenta nel Veneto: deve essere il garante tutelare, il maggior responsabile di noi tutti dirigenti e giocatori, senza dover sempre avvallare quanto ha deciso la stessa Procura Federale o, al posto suo, il Tribunale Territoriale Federale”.

Ed ancora il presidente della Pro Sambo, Gabriele Tessari, aggiunge un altro episodio accaduto alla sua società qualche anno fa, 3-4 anni: “Hakten Bret, africano, classe 1995, all’epoca pure lui Juniores, era stato tesserato da noi, poi, ha deciso di andare a giocare in Inghilterra, in 3^ Divisione. Telefonammo a Roma, all’Ufficio Tesseramenti Stranieri, per lamentare il fatto che per consecutivi 5 anni abbiamo pagato un tot di euro in quanto il giocatore risultava ancora tesserato con noi, quando sarebbe bastato che noi fossimo solo informati, per evitare queste spese di tesseramento, in quanto gli inglesi, per poter essere liberi di reclutare Hakten, sicuramente si sono informati e hanno chiesto il “nulla obstat” alla Figc italiana. Unico modo, questo, per poter svincolare d’autorità il ragazzo”.        

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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