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4/2/19
COL CANGURO “JOEY” TAYLOR IL LEGNAGO SOGNA BALZI IN AVANTI

Lo vedi subito in campo, per via dei suoi capelli biondi, chiari, tipici di un atleta anglosassone. Brian Joseph Taylor (22-7-1996) è di ceppo – come i suoi genitori originari di Manchester – britannico, anche se lui è nato e vissuto fino a 15 anni nella “terra dei canguri”, nella lontanissima Australia: “Sono cresciuto nel Manley United, club ora in serie B, fino all’età di Allievo. Poi, seguendo il papà – responsabile di un’azienda di software – ci siamo trasferiti a Singapore, dove ho militato nei Tampines Rovers, collezionando a 17 anni 5 presenze nel Torneo di serie A di quel Paese”.

Poi, il suo arrivo in Italia: “Grazie al procuratore sportivo Marco Ottolini di Peschiera sono arrivato in Italia, prima nella mantovana Castellana (serie D, zero presenze a causa di una noia muscolare) e, quindi, a Legnago. Il calcio vero è quello che si disputa in Europa, ed io non mi potevo lasciare sfuggire un’opportunità così ghiotta di giocare in uno dei suoi Paesi più innamorati del pallone come me e l’Inghilterra, parlo dell’Italia”.

Quella che sta vivendo è la sua quarta esperienza con i “biancazzurri del Bussè” del presidente Davide Venturato, del diggì Mario Pretto e di mister Andrea Pagan: “Passo le giornate, preparandomi alla partita della domenica, frequentando la palestra oltre agli allenamenti. Condivido un appartamento con altri 4 giocatori del Legnago Salus, i due portieri Matteo Cairola ed Andrea Cuoco, e i centrocampisti Mattia Sandrini e Jacopo Mantovani. Poi, trascorro molte ore della giornata al telefono, a parlare con mio padre Bill (classe 1958) – tifosissimo di George Best: e come non poteva esserlo un appassionato ed ex calciatore come lui, nato a pochi passi dallo stadio e chiamato a far parte della Rappresentativa nella partita dell’addio al calcio dell’asso del Tottenham, il centrocampista 1957 Glenn Hoddle, selezione opposta ai “Gunners” dell’Arsenal? - a Singapore, e con mio fratello più piccolo Jake, promettente bomber, classe 2000, dell’Halifax Town, club con cui ha già conosciuto il debutto in Coppa, bagnandolo con una doppietta -, e a Manchester, dove mia madre ha dovuto fare rientro da Sydney per poter assistere mia grandmother, mia nonna materna ”.

Prova a descriverti in campo.. “Ricopro il ruolo di mezz’ala, sono destro, mi piace buttarmi negli spazi, attaccare più che difendere”. La velocità è una delle prerogative di “Joey” (che in australiano indica il cucciolo di canguro) Taylor: “Da ragazzino correvo per la compagnia di atleti del mio Stato in Australia, angolo nel Sud Est, il New South Wales: facevo i 1500 metri, ma anche oggi, in preparazione estiva, batto tutti i miei compagni di squadra del Legnago. Unisco questa peculiarità alla resistenza ed allo scatto: in campo corro dappertutto come quando un pointer inglese va a caccia della lepre, io, invece, la palla”.

Il tuo sogno e il tuo idolo calcistico, la tua squadra del cuore?
“David Beckham: da lui, attraverso le video clips ho imparato a battere i corner e le punizioni. Sogno di poter fare carriera in ambito professionistico, di indossare un giorno la casacca della Nazionale australiana. La mia squadra del cuore è il Manchester United”. Gli ricordiamo l’1 a 0 di Italia-Australia, ai Mondiali di Germania 2006 (26 giugno) e lui disegna sul volto una smorfia a metà via tra il disgusto e il rammarico. Magari, in una prossima edizione dei Mondiali di calcio, ce lo troveremo con la maglia della Nazionale del suo Paese natale contro i nostri azzurri. Tanto sognare non costa niente, o no?

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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