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sabato, 28 Marzo 2020
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    Quella volta che Elisa ha preso a calci le bambole ..

    Non è la più famosa Greta Thunberg, che sta accusando le Nazioni potenti della catastrofe ecologica che sta minacciando il pianeta, la nostra sopravvivenza, ma Elisa Lanza. Nata il 9 gennaio 1999 a Roverchiara, è tra le 4 ragazze che sono riuscite ad entrare al corso Uefa C indetto dalla Figc-Lnd, che si terrà tra non molto a Valeggio sul Mincio, e che porta avanti in silenzio la sua battaglia in difesa del calcio giovanile. Qualcuno – don Primo Mazzolari – ha detto che le grandi rivoluzioni scoccano, sorgono, partono dalle periferie estreme delle grandi città, dal loro entroterra, e quella di Elisa è l’esempio di un calcio in gonnella che ha trovato la sua sublimazione mediatica ai recenti Mondiali tenutisi in Francia e vinti dagli Usa. Da piccola ha preso subito a calci le bambole, preferendo i soldatini: “Attenta che ti fai male se giochi con i maschi!” gli ha rimproverato la prima volta mamma Elena, “il calcio non è disciplina per ragazze. Meglio la danza!” E, lei, rìtrascinata dalla grande passione di papà Enrico, oggi vice-presidente dell’ASD Roverchiara, ha preferito alle scarpette basse gli scarpini: “Guardando le partite di calcio con papà ed anche in tivù, a 6 anni ho iniziato a prendere a calci il pallone. Sono partita in porta, poi, mi hanno impiegato in attacco per via della potenza del tiro, e così fino a 13 anni. Poi, uscendo dal calcio maschile, ho aiutato papà nella Scuola Calcio, sempre qui nell’ASD Roverchiara, formando con un gruppo di appassionate una compagine di calcio a 5 femminile ad Angiari”.

    Da 4 stagioni, Elisa si è “messa in proprio”, ha camminato con le proprie gambe: “Curo sia la Scuola Calcio che la formazione dei Pulcini assieme a Maichol Garzon”. Ma, la “Carolina Morace roverchiarese” si iscrive al Corso Uefa E e arricchisce il proprio bagaglio: “Nei nostri paesi, per allenare i piccoli basta solo insistere nei passaggi, nella corsa e c’è poco spazio per il gioco. Niente di più errato e limitato: bisogna farli divertire i ragazzini, organizzare tipologie di gioco diverse, farli coinvolgere e trasmettere che in campo non va l'”io”, ma il “noi”, il coinvolgimento, non il virtuosismo personale, insegnare che non si gioca da soli, ma in un gruppo, e l’importanza dell’aiutarsi. In pratica, sono loro che allenano noi mister, non siamo noi a dire a loro cosa devono fare. Sono felice quando li vedo gioiosi, quando salterebbero al campo per ore e ore”.

    Diplomata in Alberghiero (voto 75 su 100), Elisa conosce bene tre lingue e le mette a disposizione gratuitamente delle coetanee più bisognose del suo territorio: “Il mio sogno? Quello di allenare una squadra femminile, non dico fino in serie A, ma in categorie importanti. I Mondiali hanno richiamato l’attenzione sul nostro mondo, sull’importanza che stiamo ricoprendo, anche a livello di business, di merchandising”. Tifosa del Milan, nella sua cameretta da letto campeggia un poster non di Tiziano Ferro nè quello di Sfera Ebbasta, bensì quello del Diavolo trionfatore in Champion’s League nel 2006, quello dei vari Inzaghi, Maldini, Ambrosini.

    “Caratterialmente – dice Elisa -, mi sento più un Gattuso che un Pirlo. Il calcio maschile differisce da quello femminile non certo sotto l’aspetto dell’intelligenza o della caparbietà, ma è solo una questione fisica”. Vicino a lei, in religioso silenzio, c’è Maichol Garzon, il suo collaboratore-aiutante: “Elisa è tosta e sa quello che vuole, è una che non si lascia certo mettere i piedi in testa. I piccoli la amano perchè lei è capace di farli divertire. Ha una pazienza certosina unica, non smarrisce mai il sorriso, a volte dovrebbe essere un pochino più dura, ma si farà col tempo. E’ un grande comandante, una leader e la ciurma la ascolta!”

    Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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