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sabato, 28 Marzo 2020
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    I nostri calciatori dilettanti ci raccontano come è la situazione, nei rispettivi paesi di provenienza, tramite i racconti dei loro parenti in apprensione

    Abbiamo fatto un giro di telefonate ad alcuni nostri calciatori che militano nei nostri Tornei, per testare qual è lo stato d’animo dei loro parenti che vivono nei loro Paesi di origine. “Io a Belgrado, in Serbia” spiega Caslav Jovic, difensore della classe 1988 in forza quest’anno all’Alba Borgo Roma “ho le due nonne, gli zii e i cugini. Le notizie che arrivano a loro dall’Italia li preoccupano, mi raccomandano di osservare tutti le disposizioni imposte dal Governo, di restare – come, del resto sto facendo da una ventina di giorni – chiuso in casa. Là, da loro, la situazione non è disastrosa come qui da noi, in Italia, ma vigono leggi severissime, quali il coprifuoco, che scatta dalle 17.00 pomeridiane fino alle 7.00 della mattina. Chi viene trovato senza la certificazione della necessità, ebbene, questi viene portato subito in galera. Basta ricordare cosa è successo, di recente, al giocatore serbo del Real Madrid Luka Jovic: una volta rientrato in patria, era andato a trovare la propria fidanzata dopo le 17.00, ed è stato arrestato!Le notizie che provengono dall’Italia preoccupano i miei parenti” racconta il centrale difensivo dell’Alba Borgo Roma ” in Serbia fino ad ora ci sono pochi contagiati, un centinaio circa, e tutti sono costretti a rispettare le severe regole. Due giorni prima – verso la seconda decade di gennaio – che scoppiasse il Coronavirus, io avevo fatto appena in tempo a rientrare da Belgrado, dove mi ero recato a visitare i miei parenti. Ho fatto appena in tempo ad imbarcarmi per l’Italia!”
      Invece, Othmane El Qorichy, centrocampista centrale, classe 1998, al servizio del Casaleone, è costretto a sentirlo o al cellulare o grazie a una video telefonata il padre Pasquale. Il quale si era assentato dalla Bassa veronese, dove ha la moglie e i 4 figli, per poter assistere un’anziana zia a Marrakesh: “Papà pensava di rientrare subito, invece, il diffondersi del virus anche in Marocco, lo sta costringendo a restare là non si sa per quanto ancora. Certo che a me personalmente, il sentire tutti questi morti e l’elevato numero dei contagi fa stare male. Speriamo davvero che finisca in fretta! A Marrakesh la polizia e i militari seguono gli ordini, le direttive imposte da Re Mohammed VI: girano tutto il giorno per le strade e le misure sono severe a garanzia di tutti gli abitanti. Laggiù, dove sono nato, non è concessa, prevista la dignità del funerale, dell’ultimo saluto al tuo caro estinto. Papà ha paura di contrarre il virus o all’aeroporto o in stazione durante il viaggio di ritorno in Italia, che è ancora da programmare. Intanto, si gode il bel clima, il caldo, che ora tocca i 20-25 gradi, ma che ad agosto sfiora anche i 50 gradi!”.
    Ad Accra, capitale del Ghana, Jeffrey Abedi Adjei, centrocampista del 1999 della Pol. Virtus Borgo Venezia, ha due dei tre fratelli, perché uno è venuto a Verona per trovare proprio l’atleta poli-virtussino: “E vorrebbe rientrare in Ghana, anche perché fra poco diventerà papà per la seconda volta, questa di una bambina, ma, come sappiamo, gli aeroporti sono chiusi. Ad Accra i contagiati per fortuna, secondo i dati ufficiali, sono ancora pochi, anche se stanno iniziando i restringimenti e sta calando il copri fuoco. Non sono preoccupati laggiù per la loro salute, sapendo di avere un sangue fortemente carico di antivirus, di anticorpi, ma per noi qui in Italia: forse, lo sono maggiormente io per mio padre, non più giovane e con una cardiopatìa, con la quale è costretto a dover fare i conti a Lugo di Valpantena”.
    Paolo Chiavegato, classe 1995, difensore bovolonese in forza alla Pro San Bonifacio, qualche preoccupazione la sta nutrendo per il fratello più piccolo, Marco, classe 1998, ex portiere di Cerea e Nogara: “Io e i miei genitori lo sentiamo tutti i giorni: è a Madrid, ma attualmente sta vivendo in appartamento da solo perché tutti gli altri suoi compagni universitari hanno lasciato Madrid per tornare alle loro famiglie. Fatalità, stamattina (ndr) ci ha comunicato di avere qualche leggera linea di febbre, questo preoccupa tutti noi, ma vorrei sperare tanto che sia il suo stato d’animo a far lievitare l’indicatore termometrico. Dovessero chiudere gli Atenei, e quindi in caso non ci fosse più la possibilità di studiare ed operare on-line, sono certo che Marco desidera rientrare, nella maniera in cui gli sarà consentito, in Italia, e riabbracciare tutti noi familiari”.
    Alessio Moio, punta 1996 del Casaleone, ha la mamma, lo zio e la zia materna di origini keniote: “A Nairobi, nella capitale del Kenia, ho la nonna ed è molto allarmata dalle notizie che apprende dai notiziari in tv: è sempre lei che chiama sua figlia, suo genero, io e mia sorella perché è molto spaventata. Fino ad ora, contagi nel Paese africano non se ne sono ufficialmente riscontrati molti: la situazione, voglio dire, non è ancora allarmistica, emergenziale come qui da noi. Non esistono ancora le restrizione imposte oggi da noi”.
    Zii e zie paterni, invece, si preoccupano per Nicolò Thiaw in Senegal, Paese di origine del difensore 1997 della Pro San Bonifacio: “Loro stanno vivendo attualmente in maniera più tranquilla la situazione rispetto all’Italia, anche se si stanno gradualmente mobilitando per prendere le giuste precauzioni. Mi raccomandano di stare attento, di evitare le occasioni di contagio, di tenerli sempre aggiornati. E’ comprensibile capire il loro stato d’animo: di forte preoccupazione verso noi che ci siamo, purtroppo, ritrovati al centro della pandemia”.
    In Paraguay, il coronavirus non ha ancora attecchito: ce lo dice la punta del Verona International, Josè Marcelo Zarate Arguello, classe 2002: “Fino all’altro ieri” racconta il giovane “puntero” “i contagiati si aggiravano sulle centinaia, con un solo morto. Laggiù ho mia mamma Rita ed è molto spaventata perché le notizie che le arrivano dai Media non sono delle più rosee. Mi raccomanda di stare al sicuro, chiuso in casa, perché sa che l’Italia è tra le Nazioni tra più colpite dal Coronavirus. Io vivo con mio padre e le cose che oggi più mi mancano sono la libertà, il calcio e la mia fidanzata”.
    I genitori e il fratellino dell’esperto (classe 1988) centrale difensivo del Team Santa Lucia Golosine, Prince Yarboye, abitano in un subborgo di Londra. Sono ghanesi come il giocatore, il quale ha appreso che da lunedì scorso anche nella capitale londinese i suoi cari sono asserragliati tra le mura domestiche: “Mi fanno le solite, preziose raccomandazioni: di non uscire, di usare la mascherina e i guanti, di far uso dell’amuchina. Vorrei essere con loro, mai come in questo momento, ma mi conforta il fatto di comunicare ogni giorno con Londra. Rassicuro loro, dicendo che qui, a Verona, la situazione è sotto controllo e che non devono per questo motivo nutrire alcuna preoccupazione”.
    In Albania, la situazione, fino ad ora, è abbastanza tranquilla. Nel “Paese delle Aquile”, in Albania, il forte attaccante del San Giovanni Ilarione, Stiven Sinaj, classe 1993, ha tre nonni (due paterni), i cugini, mentre una zia vive in Germania: “Nel mio Paese, attualmente, non si registrano molti infettati dal pericoloso virus. Laggiù la situazione è molto più calma, meno drammatica di qua (solo una decina, per il momento, i morti, ndr). I miei parenti sono preoccupati per le notizie che li raggiungono attraverso la tv, mi pregano di seguire scrupolosamente tutti gli accorgimenti necessari per non contrarre l’infezione”.

    Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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