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domenica, 29 Novembre 2020

Il calcio dilettantistico non si ferma…

Sospese solo le partite delle scuole calcio e delle attività di base dai più piccoli fino ai Giovanissimi provinciali. Stop anche ai campionati di Terza categoria, ed è subito polemica.

Per ora il pericolo è passato e i calciatori dilettanti continuano a correre. Il pericolo di sospensione di tutti i campionati dilettantistici nel DPCM del Governo è scongiurato. Ma si fermano immediatamente i campionati di Terza categoria. Sospensione anche delle partite delle scuole calcio e delle attività di base dai piccoli fino ai Giovanissimi provinciali, attività motoria che potrà essere svolta solo con allenamenti con distanziamento e senza fasi agonistiche. Resta confermata la capienza massima nei campi di gioco di 1.000 spettatori, rispettando il distanziamento di un metro, la misura della temperatura e apporre firma e numero di telefono di chi entra negli impianti di gioco. Si gioca regolarmente dalla Seconda categoria in su e nei campionati Regionali Juniores, Allievi e Giovanissimi.

Il presidente della Lega Dilettanti Cosimo Sibilla ha detto: “Da un lato è garantita la prosecuzione dell’attività dilettantistica a livello Nazionale e regionale (eccezione fatta per la Lombardia ndr), ma non possiamo dire lo stesso per quella provinciale e giovanile. Siamo preoccupati perché impedire lo sport, soprattutto a bambini e ragazzi, equivale a creare un forte squilibrio tra una socialità organizzata e quella disorganizzata, quella che porterà migliaia di giovani a vivere il proprio tempo libero, senza regole e senza responsabilità, in campetti o parchi giochi, a differenza di ciò che avrebbero potuto garantire le società sportive dilettantistiche che hanno investito risorse e mezzi per consentire la ripresa in sicurezza delle attività sportive. Trovo grave considerare lo sport un’attività non essenziale, come anche non aver cercato un confronto con chi organizza e gestisce lo sport di base nel nostro Paese. Vorrei invitare le istituzioni e la comunità scientifica a riflettere. Noi non siamo gli untori, lo dicono i numeri – ha proseguito Sibilia -. Le società dilettantistiche, non solo quelle che operano nel calcio, sono sottoposte a rigidi protocolli per il contenimento dell’epidemia. Tutto ciò ha significato per decine di migliaia di soggetti, che svolgono una funzione sociale senza eguali in Italia, un grande sacrificio oltre che un rinnovato impegno economico. Fermare lo sport di base causerebbe un disastro, anche e soprattutto sotto il profilo sociale”.

Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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