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martedì, 2 Giugno 2020
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    In questi tempi di CoronaVirus, i nostri medici ed il personale sanitario meritano la luce dei riflettori

    Non è sempre facile, in tempi di CoronaVirus, parlare e raccontare il calcio. Tanti calciatori, allenatori, dirigenti e presidenti del mondo del calcio dilettantistico veronese, sono concordi che il calcio viene in secondo piano. In questo momento di terribile emergenza, con dati di pandemia in continuo aggiornamento, con da una parte persone, care e non, colpite dal CoronaVirus e salite in cielo, persone che sono guarite e persone che lottano per la vita nei reparti di terapie intensiva nei vari Ospedali, i nostri medici ed il personale sanitario sono i nostri angeli e i veri protagonisti. Irriducibili, operosi, con l’amore e la forza che mettono nel loro lavoro, sempre prodighi di cure e parole buone per i nostri ammalati. E’ di queste ore la polemica su un esperimento cinese del 2015 in laboratorio e ripreso in un servizio televisivo dagli schermi della trasmissione “Leonardo” su Rai tre, dove gli scienziati fecero degli esperimenti per innestare il virus della Sars nei pipistrelli. Gli studiosi sono concordi: “Il genoma di quel microrganismo non è lo stesso del Covid-19”. Sicuramente questa notizia darà adito all’idea di possibili complotti.

    Difficile decifrare e dire da dove è arrivato questo terribile CoronaVirus. Ma forse la verità sta nel mezzo e non lo sapremo mai. Purtroppo il dato di fatto è che il virus è arrivato in fretta e si è propagato a forte velocità in tutto il continente. Pensiamo al corteo di bare di persone morte per il CoronaVirus caricate su camion militari per essere portate alla cremazione. Persone che prima di morire nel loro letto di Ospedale non hanno nemmeno potuto ricevere il conforto dei lori cari, ovviamente per ragioni di possibile contagio. Pensiamo a quel sacerdote, Don Giuseppe Berardelli, parroco di Casnigo, comune di 3.000 abitanti in provincia di Bergamo (la Lombardia è la regione più colpita dal Covid-19), che ha scelto di rinunciare al suo respiratore, per donarlo ad un paziente più giovane, rimasto contagiato dal virus. Quel è prete è morto nei giorni scorsi. Era stato ricoverato a Lovere ed aveva 72 anni. Un gesto eroico come c’è ne sono tanti nel nostro paese.

    “Non sono più io che ho paura del contagio, ma preservo l’altro”, queste sono le parole significative di una testimonianza di un infermiere. Questa è davvero un’emergenza da trasformare in una gara di solidarietà. E qui, cari lettori, arriva il calcio. Non sono poche le società dilettantistiche veronesi che hanno donato i soldi maturati dalle multe o dai rimborsi spese a favore dei reparti intensivi dei nostri Ospedali. E’ importantissimo parlare di calcio nel nostro paese. Oggi però i risultati e le “gesta” delle varie squadre e le doppiette, triplette dei loro bomber, sono passate giustamente in secondo piano.

    Si è dato spazio ad altri valori, la voglia di aiutare il prossimo, il senso di responsabilità di noi veronesi nel restare a casa, lo sperare che il prima possibile ci ritroveremo tutti quanti sugli spalti con noi in prima linea a raccontare le vostre gesta sportive. Non dimentichiamo che il calcio non è un semplice gioco, ma è anche una forza che unisce passione e collettività. I nostri ragazzi, chiusi in casa per forza maggiore, guardano la tuta della loro società dilettantistica di appartenenza, e non vedono i loro compagni, il loro presidente e il loro allenatore da più di un mese. Sono costretti ad allenarsi tra i muri di casa con quello che possono. Il nostro compito, con umiltà e passione per il giornalismo, è di raccontare nella maniera nostra, ai tempi del boom del giornalismo online, i loro pensieri, le loro paure, il loro ottimismo nel sperare di tornare a giocare il più presto possibile. E perdonateci se in questi momenti parliamo in maniera diversa del nostro pianeta dilettanti, non perdendo mai il vostro calore e curiosità nel leggere i nostri articoli appena pubblicati. Non è facile trovare argomenti in questi momenti ma noi cerchiamo di fare di tutto per farvi compagnia e farvi sentire meno soli a casa, con l’augurio che si ritorni in fretta a parlare del gioco più bello del mondo. Questo vorrà dire che abbiamo vinto la nostra partita contro il Covid-19.

    Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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