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lunedì, 23 Novembre 2020

Faccia a faccia con Antonio Marini, il mister della terribile matricola Bevilacqua calcio

Bevilacqua, Sanguinetto e Porto di Legnago, sono queste le tappe veronesi di mister Antonio Marini. Al momento dello stop ai campionati il suo Bevilacqua era in vetta alla classifica del girone B di Prima categoria dove la squadra del presidente Marco Calonego è approdata questa estate dopo l’annata da record dello scorso anno nel girone D di seconda categoria. Al mister grigiorosso abbiamo chiesto quali sono i suoi segreti. Mister Marini, quali sono, secondo lei, gli ingredienti e i valori giusti che deve avere un buon allenatore? “Innanzitutto bisogna essere sempre se stessi ed avere, avere la propria precisa idea di calcio da insegnare ai ragazzi che si allenano. Devi creare gruppo e dare sempre ai giocatori nuove motivazioni e grande entusiasmo. Per il resto un allenatore non deve mai dimenticarsi che è legato ai risultati conquistati sul campo. Le critiche dall’ambiente esterno ci saranno sempre ma devi fare velo tra te e la squadra e lavorare duramente per conquistare i tre punti. A mio parere devi infondere alla squadra tranquillità e personalità”.

Il giocatore che ha allenato che le ha dato di più? “Devo andare indietro con la memoria. Dico un certo Mirco Battaglia, che avevo in rosa a Cento, vicino a Ferrara, quando allenavo la Centese. Un ragazzo di Bari che mi ha dato davvero tantissimo, aveva grandi doti tecniche e sapeva stare come pochi in campo, inoltre aveva grande personalità fuori e dentro il campo. Quell’anno avevo molti ragazzi del sud, ma lui si è distinto in tutti i sensi tanto che gli avevo dato anche la fascia da capitano. Un bravissimo ragazzo, una volta la settimana mi chiama per sapere come sto e come va la squadra che alleno. Una persona che ricordo sempre con grande affetto”. Gli anni più belli da allenatore? “Certo che gli ultimi anni a Bevilacqua sono stati indimenticabili e pieni di orgoglio per i miei giocatori e per il sottoscritto. Ma mi piace anche ricordare la stagione di alcuni fa al Sanguinetto Venera, dove, con una squadra in cui la dirigenza mi aveva chiesto di salvarci, abbiamo alla fine stravinto il campionato con merito. E pensare che ad agosto ci davano come retrocessi. Abbiamo preso giocatori che venivano da stagioni da dimenticare ed io e il mio staff tecnico li abbiamo rigenerati. Con un gruppo che è diventato sempre più coeso, giornata dopo giornata, abbiamo portato a casa un risultato grandissimo ed inaspettato. Abbiamo fatto un campionato strepitoso vincendo con un mese d’anticipo. Qualcosa di straordinario e sottolineo davvero eccezionale”.

Quale è la sua idea di calcio? “La mia idea di calcio è quella di andare sempre in campo senza nessun timore reverenziale, mettendo in mostra le doti della mia squadra, giocando senza paura e con brio. Il mio intento, non l’ho nascondo, è quello di vincere sempre le partite. Se andiamo a guardare le statistiche delle squadre che alleno si vede che pareggiamo pochissimo e che ci giochiamo fino in fondo tutte le carte a nostra disposizione. A mio giudizio pareggiare ora con i tre punti è una mezza sconfitta. Le mie squadre portano a casa tantissime vittorie e sconfitte ma i pareggi sono rari. I miei giocatori attaccano con equilibrio cercando di non scoprirsi troppo in difesa. Cerco sempre di portare a giocare i miei giocatori nella metà campo avversaria. Qualità e quantità devono essere sempre al servizio della squadra”.

Quali sono i mister che gli piacciono di più tra quelli dei club professionistici? “Io non mi voglio paragonare a nessuno altro allenatore. Ho la mia precisa idea di calcio che cerco di proporre sul campo con i miei difetti e con grande umiltà. Sono me stesso e non voglio fare nomi ma mi piacciono le nuove leve come Fabio Liverani e Roberto De Zerbi. Ho conosciuto di persona Moreno Longo, il giovane mister che l’anno scorso aveva guidato il Torino. Un allenatore che mi ha sorpreso per le sue idee nuove e il suo grande carisma. Ci siamo visti quando facevo il master a Coverciano. Prendo nozioni sia dai mister del calcio che conta, quello professionistico, che dai miei colleghi dilettanti, fino ad arrivare alla Terza categoria. Non lo nascondo, c’è sempre da imparare da tutti”.

Come vive l’emergenza Covid-19? “Non va dimenticato che siamo in un momento difficile, dove le morti sono in aumento e dobbiamo combattere un virus che non guarda in faccia nessuno. I campionati, anche per quest’anno, sono stato sospesi. E’ stato giusto farlo ma per noi dilettanti, che mangiamo pane e calcio, è arduo stare bloccati a casa e non poterci allenare. Puoi guardare il calcio in Tv, ma chiaramente non è la stessa cosa. Lo sport ti fa bene alla testa ed al fisico. Fermarsi è brutto e la domenica ci manca la partita. Facciamo allenamenti individuali a Bevilacqua ma poi non si gioca alla domenica pomeriggio. Adesso i ragazzi che non giocano più a pallone si riversano davanti ai bar e magari fanno assembramento. La cosa non va per niente bene! Oramai il Covid-19 sembra aver preso il sopravvento e purtroppo sta condizionando la nostra vita”.

Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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