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giovedì, 21 Gennaio 2021

Mbaye, il “leone di Dakar” è sempre sintonizzato con il gol

Più che le sue gesta calcistiche, di Debi Mbaye, punta dell’SSD Valdalpone di mister Beppe Allocca e del diesse e commercialista Emilio Cavazza, ci ha colpito l’abilità nel riconnettere i Pc e nel riparare i cellulari, ma, soprattutto, i suoi modi garbati. Che non hanno nulla oggi a che vedere con quelli di scavezzacollo che lo caratterizzavano da ragazzino: “Ero un po’ ribelle” ricorda con un sorriso appena accennato Debi “a scuola non ero proprio uno studente modello perché non facevo mai i compiti, non prestavo attenzione alle lezioni, e poi, in compagnia – per via del colore della pelle – ero il primo a essere individuato se commettevo una marachella. Fu così che mio padre, già nell’Est veronese da qualche anno, pensò bene di rispedirmi con la mamma a Dakar, dove sono nato”. E, la lezione paterna funzionò a meraviglia: “Nella mia terra, ho imparato ad arrangiarmi, sono cresciuto, capendo il valore della vita, quello dei soldi, e ad auto gestirmi. Per farti un esempio, facevo chilometri a piedi nel tratto casa-Scuola e così mi saltava fuori un pranzo abbondante. E, a 16-17 anni, eccomi di nuovo a Monteforte d’Alpone”.

I primi calci al pallone Debi li ha tirati a 6-7 anni: “Giocavo con i miei amici sopra un terreno di gioco, a Dakar, che era fatto di sola sabbia: chi era ricco, poteva frequentare una Scuola Calcio in un club importante ed allora il campo da calcio era davvero fatto di erba vera. Ho sempre rivestito il ruolo di attaccante, anche se, all’occorrenza, mi trovavo a fare il difensore”. Ma, è nell’SSD Valdalpone, a Montecchia di Crosara, che il “leone di Dakar” si è calcisticamente formato: “Come mio primo allenatore, fino a 10-11 anni, ho avuto l’attuale presidente del Valdalpone, l’imprenditore Giuseppe Steccanella. A 16-17, una volta rientrato in Italia, ho continuato a vestire la casacca giallo-amaranto del club di Montecchia di Crosara, giocando anche tre spezzoni di partita, tra Allievi, Juniores e Prima squadra”. Se è vero che, rimesso piede in Italia, Mbaye potenzia muscoli, aumenta la corsa, affina i passaggi, altrettanto vero è che non è più il ragazzo saltimbanco di qualche anno prima: “Sono risalito in Europa con le idee ben chiare e con la testa piena di tanti progetti: ho lavorato in una conceria a Montebello Vicentino dalle 6 del mattino alle 6 di sera, poi, via, a frequentare la Scuola serale, e, quando potevo, sostenevo gli allenamenti. Ho superato corsi su internet, diventando tecnico di laboratorio, e, non ancora pago di questo, ho completato i 5 anni delle Superiori, per poi conseguire il diploma di manutentore elettrico a Verona, sostenendo a Roma corsi professionali di tecnico di laboratorio e riuscendo a specializzarmi anche sui circuiti elettrici”.

La sua voglia di farsi una posizione, la sua brama di arrivare, di essere completo nella professione lo spingono anche a frequentare come stagista per oltre un anno e mezzo un importante Centro di Assistenza Sony a Verona: “Dopodiché” continua a raccontare la sua storia Debi “ho preso la decisione di aprirmi un negozio a San Bonifacio”. Sono molte le aziende dell’Est e del Veronese che cercano il “leone di Dakar” per avvalersi della sua preziosa collaborazione: “La competenza sul lavoro, l’educazione, la battuta con i clienti sono fondamentali nel mio lavoro e per esprimere professionalità”. Ognuno che incrocia per il viale che porta alla stazione non perde l’occasione per salutarlo: ed anche in maniera affettuosa, magari rimproverandogli un po’ di fretta nella consegna del Pc o di questo o di quest’altro cellulare. Ma, si sa, che l’apparecchio è in buone mani e, soprattutto, che il risultato, con Debi è assicurato al cento per cento.

Tornando al calcio, quella che era iniziata a settembre era l’avventura numero 3 in Prima categoria di Mbaye con l’SS Valdalpone: “Siamo partiti pagando lo scotto di aver emigrato ora su un impianto ora su un altro per colpa dell’alluvione che ha colpito l’Est veronese, in particolar modo, Montecchia di Crosara, il giorno di San Lorenzo, il 10 di agosto. La società ci ha chiesto una salvezza tranquilla, ma io sono convinto che possiamo competere per posizioni di vertice. C’è anche da annotare che la scorsa estate, la “rosa” ha registrato nuovi innesti, con giovani provenienti dal nostro vivaio”. Quasi sempre in giallo-amaranto la carriera di Debi: “Ad eccezione di un anno trascorso a San Giovanni Ilarione e di un altro vissuto nei vicentini de La Stanga. E, in Seconda categoria, ho sempre contribuito alle promozioni alla categoria superiore. Ma, c’è anche un anno in cui ho giocato nella Pro San Bonifacio, in Prima categoria”. Un bomber, altezza 185 cm circa, slanciato, non certo fisicamente attrezzato come Ibra: il giocatore al quale Mbaye ritiene un pochino di assomigliare (anche allo juventino – come lui – Ronaldo – se è per quello! Ma, l’idolo di sempre rimane Alex Del Piero: “Mi è sempre piaciuto il piacere vero che manifestava nel giocare a calcio, la sua grande umiltà”).

“Il mio difetto” confessa “è anche, forse, il mio pregio: non sono un bomber egoista, se c’è da passare dentro l’area di rigore, io servo la palla al compagno. Idem anche su un rigore che mi sono guadagnato con i miei scatti, con la mia corsa, con la mia fatica: ebbene, lo faccio tirare al compagno più specializzato di me oppure a chi indica il mister”. Tanti i suoi gol in rovesciata, migliaia le sgroppate sulle fasce: “Negli Juniores, ricordo ancora con piacere oggi una favolosa tripletta rifilata al Tregnago, poi, una doppietta realizzata contro un altro avversario. Su 100 gol firmati dall’SS Valdalpone, un 60% vedono il sottoscritto in cabina di rifinitura; anche se il massimo di reti che sono riuscito a raggiungere è di circa una quindicina”. Un ultimo particolare ma significativo aneddoto ce lo racconta proprio il “leone di Dakar”: “Per arrivare a raggiungere il suo record (di quasi 350 reti), un bomber di antico pelo quale è stato il sangiovanneo Mirko Cengia pretese di avere in squadra una spalla generosa e prodiga di passaggi come me. E, il navigato attaccante – anche di Soave, San Giovanni Lupatoto ed Audace – Cengia, appunto, riuscì a chiudere la carriera come aveva sempre sognato!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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