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domenica, 29 Novembre 2020

Per mister Bonfante (Badia Polesine) nel Veronese regna l’ottima capacità del singolo atleta

Classe 1981, originario della rodigina Canda, nella vita di tutti i giorni agente di commercio, Thomas Bonfante è alla guida del Badia Polesine da due stagioni a questa parte (il suo vice è Giovanni Roveròn, il preparatore atletico è Dario Grattagliano e il preparatore dei portieri Lino Peluso). Ex centrocampista centrale del Rovigo di serie D, il coach biancazzurro successivamente ha militato in Promozione e in Prima categoria, nell’AltoPolesine, nel Boara Pisani ma anche nella Vis Lendinarese. Come giocatore del Badia Polesine, ha contribuito alla scalata dalla 2^ categoria alla Promozione dello stesso club in cui sta operando, chiamato dall’attuale presidente Michele Battaglia (subentrato allo storico Natalino Ferrari), da Villa Bartolomea di Verona, ex diesse, come molti addetti ai lavori ricorderanno, del Cerea del presidente Doriano Fazion. “Abbiamo disputato non 6, ma 5 gare, e c’è un pareggio che ancora mi brucia: è il 2 a 2 ottenuto in casa nostra, al “Magnani e Degàn”, contro il CastelnuovoSandrà, che era andato sotto di entrambe le marcature. Avversari, per carità, di qualità, ma, noi abbiamo commesso l’errore di abbassarsi sotto la loro spinta offensiva”.

Il Badia Polesine, prima dell’arrivo della sospensione a causa del Covid-19, occupa il 4° posto per aver collezionato in 5 gare ben 11 punti, affiancando quel Lugagnano, che però ha sparato una pallottola in più rispetto ai rodigini. Ancora immacolata la casella delle partite perdute, alla pari della capolista Montorio, del Team S.Lucia Golosine e del Mozzecane, tre papabili alla vittoria finale. “Abbiamo battuto 4 a 1 la “sorpresa” Lugagnano, matricola interessante, ma ci siamo riusciti a fronte di una prestazione davvero brillante. Di veronesi, noi contiamo Antonio Cardone, ex Pro San Bonifacio, e il ragazzino del 2003, l’ex Legnago Salus Enrico Della Ventura. Un giovane che promette bene, molto disponibile e portato al sacrificio. Io, nel calcio, non guardo i giocatori presi singolarmente, bensì chiedo a loro di essere disponibili ad accettare una fatica, un progetto, per poi lavorare tutti assieme”.

Si può spiegare meglio? “Quando la società mi presenta un atleta, io pongo solitamente alcune domande, del tipo, “cosa vuoi fare? E, la risposta che mi aspetto è vincere”, e “ Come vuoi vincere?”. Sono fiero allievo del vincente trainer polesano Antonio Scabìn, ex grande coach di Adriese, Porto Viro, Contarina; uno che con i suoi concetti ragionava alla maniera di Pep Guardiola”. Che Torneo di Promozione ha trovato quest’anno? “Rispetto all’anno scorso, noto un deciso livellamento verso l’alto, e si concedeva poco spazio alla coralità, preferendo l’individualità. Ora si insiste nelle varie squadre molto nella strategia, ben congeniata e collaudata”.

In che cosa si differenzia il calcio del Veronese da quello del Polesine e del Padovano, dove lei ha avuto esperienza? “Vede, alla 1^ giornata di campionato, a San Michele contro l’Audace, abbiamo sì vinto noi per 1 a 2, e potevamo farlo in maniera più eloquente, ma, ho apprezzato molto che l’Audace partisse, nel 75% della manovra, dal portiere. Questo, per dire, che i rosso-neri sanmichelati hanno volontà di costruzione del gioco, non hanno giocato, voglio dire, a palloni calciati in avanti e basta alla ricerca dei loro avanti. Nel Veronese, spicca la capacità del singolo, negli altri due territori che ho calcato prevale una struttura d’insieme, una strategia condivisa, assimilata dal gruppo”. In pole scudetto, chi vede? “Mi aspettavo qualcosina di più dall’Atletico Città di Cerea, ma è un gruppo che ha molti margini di miglioramento ed alla ripresa del Torneo si riprenderà con gli interessi i punti lasciati per strada. Mi ha impressionato il Montorio, già ben strutturato l’anno scorso, alla pari del Pescantina Settimo incontrato nel precedente campionato. Buono l’Albaronco, nonostante l’infelice stagione, a me era piaciuto l’anno scorso; quest’anno devo ancora incontrarlo. Anche l’Oppeano è ben strutturato per poter dire la sua”.

E, il Badia Polesine? “Noi andiamo in campo per vincere tutte le partite che si possono disputare; noi ci proviamo a vincere, in buona sostanza, il campionato, non diciamo che lo vogliamo vincere. La filosofia nostra è quella di poter trionfare non grazie ai nomi altisonanti, ma grazie ai ragazzi del proprio paese, rivalutati magari dopo esperienze che non hanno loro gratificato o messi in vetrina. E’ il caso del nostro 2003 Giovanni Tommasini, l’anno scorso al debutto con noi in Coppa Italia, e bello e pronto ora per affrontare con decisione la categoria. Nato a Badia Polesine, ha fatto la trafila nel vivaio dell’Este, e poi è tornato al club del suo territorio”. Idee chiare, mister: da vero e proprio “sergente di ferro” del football… “La mia strategia e quella degli altri miei colleghi deve essere condivisa; se poi non dovesse andare bene, sono disposto a cambiarla, ma a patto che i miei giocatori la assimilino, siano d’accordo. E’ un orchestra che deve suonare e funzionare, anche perché noi non possiamo permetterci giocatori talentuosi, capaci da soli di risolverti, quando meno te l’aspetti, la partita. Mi riferisco a giocatori del calibro di Alessandro Elia e di Luca Avesani – tutti e due ora al Team S.Lucia Golosine –. E, in una struttura d’insieme avere atleti di questo valore, beh, è il valore aggiunto che ti potrebbe spingere lontano in campionato“.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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