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martedì, 7 Luglio 2020
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    Pietro Rigo (Isola 1966): “Non si puo’ mettere il calcio davanti alla salute!”

    Pietro Rigo, portiere dell’Isola 1966, classe 1997 di Villabartolomea, frequenta il 4° anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Ateneo scaligero: “Il mio desiderio è quello di entrare in qualche ramo della Chirurgia, quale esattamente non so ancora; comunque, non in chirurgie specialistiche, perché troppo monotone, magari in Ortopedia, dove si può spaziare parecchio”. Ti sarebbe piaciuto dare una mano ai medici ed infermieri impegnati in prima linea? “Sicuramente, visto che se un giorno intendo diventare medico, l’ho scelto per vocazione, perché mi piace. Ovvio, che solo da specializzati, quindi, più avanti con il percorso di studi, si può agire nei reparti per somministrare farmaci e seguire i pazienti infetti. Fossi già in possesso di laurea, mi sarebbe piaciuto fungere da supporto, presso un’azienda ospedaliera, fornire a chi lo richiede al telefono informazioni su come comportarsi in presenza del Coronavirus, una volta che ti hanno svelato i sintomi”. Sei più favorevole ai test sierologici o ai tamponi? “Non sono, sinceramente, molto informato a riguardo, però, per ora il tampone pare il più utile e il metodo più diffuso per capire quanti nostri connazionali adesso in Italia risultano positivi. Una volta individuati, si potrà ulteriormente – oltre al distanziamento sociale, alla mascherina e ai guanti – limitare il contagio, isolandoli nei movimenti. Per quanto riguarda i test sierologici, bisogna sottoporsi al prelievo del sangue in una struttura ospedaliera; i tamponi comportano un’operazione più rapida”.

    Fossi un infettivologo, quando consiglieresti di tornare a giocare a calcio? La domanda è riferita, Pietro, al nostro calcio. “Non si può mettere il calcio davanti alla salute della gente, anche se personalmente muoio dalla voglia di tornare a giocare. Ma, prima del nostro sport, urge far ripartire le aziende. Il calcio dilettantistico non dispone di aree che possano evitare il contagio, anzi, la disciplina stessa, a differenza per esempio del volley, comporta il contatto fisico. E, poi, noi dilettanti non possiamo permetterci uno staff medico e presidi sanitari che garantiscano a 360 gradi la salvaguardia di ognuno di noi atleti”. Fossi un membro del Comitato scientifico o il Ministro della Sanità, quando faresti scattare il semaforo verde sul nostro calcio? “Dalla prossima stagione, a partire dalla preparazione di agosto, ma, sempre orientandoci su come sta evolvendo la situazione sanitaria nel nostro Paese, augurandoci magari di aver toccato finalmente quota zero a livello di contagi. E’ da folli mettere a rischio la nostra salute o favorire il ritorno del Covid-19!” E, sul vaccino che ci dici? “Il coronavirus si è già oramai così diffuso, che potrebbe ripresentarsi l’anno prossimo e anche l’anno a seguire, alla pari di un virus influenzale. Difficile sradicare un focolaio di base, la soluzione definitiva è il vaccino. Anche perché restare sempre in quarantena non si resiste: si deve aspettare la graduale apertura delle aziende, ma sempre osservando i protocolli indicati dal Ministero della Sanità fino a quota zero contagiati”.

    Villabartolomea detiene il triste record di vittime provocate dal Coronovirus nelle case di riposo del Veronese… “Io abito a un chilometro e mezzo circa dalla casa di riposo, l’Ipab “Maria Gasparini”, e su un paese come Villabartolomea di soli 6.000 abitanti la situazione è molto tragica. Sono molto preoccupato per me, per la mia famiglia e per i miei nonni paterni: il mio pensiero è sempre rivolto a loro, abitano a un paio di metri da casa mia, cerco di non contagiarli, rispettando i protocolli, quando magari esco un attimo nel giardino attiguo”. Che idea ti sei fatto, come mai così tanti decessi? “Per me, il virus è stato introdotto dall’esterno da qualche operatore: non sono state rispettate, si vede, fin dall’inizio le misure di sicurezza, e le morti ne sono una diretta conseguenza. A mo’ di magrissima consolazione, è che il nostro istituto per anziani non è l’unico ad essere stato così duramente colpito. Ora come ora – dura a dirlo! – si possono solo limitare i danni, visto che il problema si è verificato a monte”. Come ti tieni calcisticamente in forma? “Tuffi, da buon portiere, come dici tu, non ho la possibilità di farli; eseguo flessioni, esercizi vari, tra cui una serie di esercizi addominali. Sostengo qualche corsetta nei limiti consentiti dalle aggiornate ordinanze regionali stabilite e nel perimetro intorno a casa. Cerco, in buona sostanza, di tenermi in forma il più possibile, per farmi ritrovare in forma alla ripresa dell’attività sportiva”.

    Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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