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venerdì, 20 Maggio 2022

Rosario De Marco, l'”Ulisse di Scilla”, lancia l’Isola RizzaRoverchiara nell’Olimpo delle grandi di Promozione

E’ nato a Scilla, il leggendario polo reggino opposto al messinese Cariddi, stretto di mare che separa la Calabria dalla Sicilia e in cui anche il valoroso Ulisse incontrò difficoltà nell’attraversarlo. Lì, dove mito e leggende si intrecciano, nel 1992 ha emesso i suoi primi vagiti Rosario De Marco, attuale mediano-centrocampista del lanciatissimo Isola RizzaRoverchiara di mister Andrea Corrent. Gli isolani hanno girato – restando in tema marinaresco – la boa dell’andata al primo posto, frutto dei 29 punti, 4 in più rispetto alla coppia delle inseguitrici, quella formata dall’Atletico Città di Cerea e dal Castelnuovo del Garda. Più giù di altri due gradini, un’altra coppia: l’Oppeano e il Cadidavid. Rosario, raccontaci i tuoi trascorsi calcistici: “Sono nato a Scilla, ma da anni vivo a Bagnara Calabra; sì, come dice lei, direttore, la cittadina sul mare che ha dato i natali a Mia Martini e alla sorella Loredana Bertè. Abito a due passi dal Tirreno: mi basta aprire la porta e a 200 metri posso tuffarmi nel più bel blu della Calabria sud occidentale. Per 3 anni, sono cresciuto nelle giovanili della Reggina, poi, da 13 ai 16 anni sono passato alla Bagnarese. Da qui, il salto in serie D, nell’HinterReggio Calcio di Reggio Calabria, dove ho totalizzato 6 gettoni di presenza. Sono poi passato in prestito al Bocale Calcio Admo, in Eccellenza, e ho militato in altre scuderia della stessa categoria, precisamente nella Palmese, nel Catona, nel Reggio Mediterranea, nel Gallico-Catona e nuovamente nella Bagnarese, in Promozione”.

Da un anno e mezzo è salito a Verona, trovando lavoro – insegnante nell’ambito di laboratorio elettronico – e casa a Bovolone, dove insegna al “Giorgi”. “Il calcio è la mia più grande passione e all’inizio avevo bussato alla porta del Bovolone, ma erano già al completo, poi, sono andato a parlare con l’Oppeano prima e con l’Atletico Città di Cerea dopo, ma nel secondo caso non ero ancora automunito. Quindi, l’Isola RizzaRoverchiara è storia recentissima, visto che ho debuttato alla 6^ giornata in casa, perdendo 0 a 1 contro il Cadidavid”. Il bianco e l’azzurro sono i tuoi colori che ti accompagnano… “Beh, quelli del Cadidavid a livello di debutto nel Veronese non mi hanno portato fortuna, ma se si riferisce all’IsolaRizza, beh, ricordano molto quelli della mia Bagnarese”. Che tipo di giocatore sei, ex capitano della Bagnarese? “Sono partito come trequartista, poi, con il passare degli anni sono arretrato a centrocampo. Il mio ruolo ideale è la mezz’ala, ma col centrocampo a due, qui, a Isola Rizza, io mi adatto a ricoprire il ruolo di mediano”. Che differenza hai trovato tra il calcio calabrese e quello veronese? “Una differenza principalmente di strutture: da voi ci sono impianti da favola, laggiù si gioca anche su campi in terra battuta, duri da calcare. Qua, poi, esiste un po’ più di qualità, al Sud prevale di più l’agonismo”.

Dove può arrivare l’Isola RizzaRoverchiara? “Ormai che siamo in ballo, balliamo: stringiamo i denti, soffriamo pure, ma i presupposti per tagliare il traguardo per primi ci sono tutti!” Quali sono le vostre concorrenti nella corsa-scudetto? “L’Albaronco, il Cerea e il Castelnuovo: non ho incontrato l’Oppeano, ma, secondo me, è una squadra che ci darà del filo da torcere fino alla fine”. La tua squadra del cuore e il giocatore preferito? “Il Milan, no la Reggina no, ed Andres Iniesta”. Dove sogni di arrivare? “Il treno dei professionisti oramai è passato dalla stazione della mia vita calcistica, però, mi piacerebbe provare a giocare nel campionato di Eccellenza con la squadra che mi ha accolto qui quest’autunno. Il mio principale obiettivo è quello di passare di ruolo, di avere un lavoro stabile”.

Cosa ti piace della tua nuova squadra? “Il gruppo: già dal primo allenamento, i compagni di squadra mi hanno fatto sentire uno di loro, come se fossi qui da una vita. E’ un ambiente tranquillo, con un ottimo mister ed una splendida dirigenza, qui si sta bene anche perché non esistono pressioni psicologiche dovute all’obbligatorietà di un traguardo da raggiungere a tutti i costi”. Un giovane che ti ha impressionato tra i tuoi compagni di scuderia? “Malagnini, il piccolo (Davide): è un classe 2004 che è già maturo, e calcisticamente è dotato di quella sana cattiveria e determinazione che scopri solo in chi ha qualche anno in più. Si fa rispettare e sa quello che vuole”. Bagnara Calabra, il mare azzurro, la temperatura che non scende mai sotto lo zero: cos’altro ti manca, Rosario, della tua Calabria? “Il torroncino, lo nduja (salume piccantissimo), il pesce spada, il sole, i silenzi, l’odore e il rumore del Tirreno, bastava aprire la porta di casa e lo trovavo li davanti alla mia abitazione”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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