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domenica, 29 Novembre 2020

Mister Marco Tommasoni (Sona calcio) vuole giocarsi fino in fondo questa grande opportunità

Non aveva mai allenato in serie D, ma quest’anno, con grande entusiasmo, è tornato a guidare il Sona calcio del presidente Paolo Pradella, squadra neo promossa in serie D sotto la guida di mister Giuseppe Brentegani. Da noi interpellato, con gentilezza e disponibilità, Marco ha risposto ad alcune nostre domande. Mister Tommasoni quali sono, secondo lei, gli ingredienti e i giusti valori che deve avere un buon allenatore? “Deve avere la sensibilità nell’andare cercare dei dettagli che ha volte si dimenticano e che a volte per superficialità non si vedono. Ad esempio lo stato d’animo del giocatore e come sta lavorando in settimana in allenamento. Oppure l’analisi dell’avversario, le sue caratteristiche e i mezzi che servono per fermarlo. Cercare i punti di forza e di debolezza della tua squadra, per migliorarli, e delle altre squadre per colpirle. Un altro ingrediente importante, a mio parere, è la profondità di analisi ed il termometro di come procede il tuo gruppo di giocatori. Di tutto quello che è lo scenario di squadra”.

La stagione più bella e che ricordi con piacere da allenatore? “Spero vivamente che sia questa! Un trampolino di lancio per me, i ragazzi e la società, nel grande palcoscenico della serie D dove ci siamo iscritti per la prima volta. Siamo partiti in campionato nel girone B lombardo della serie D con varie difficoltà, prima fra tutti quella di dover giocare in tempo di pandemia da Covid-19, cosa davvero complicata. Spero che i traguardi da superare, alla fine del campionato, siano per noi un fortissimo motivo di soddisfazione. L’obiettivo del mio Sona è la salvezza, che va conquistata giornata dopo giornata con il coltello tra i denti e con tanto temperamento. La società, visto i grandi sforzi che sta facendo quest’anno, se lo merita pienamente. E’ un anno economicamente travagliato per colpa del virus, c’è sempre incertezza nel sapere se su gioca o meno alla domenica per colpa dei contagi che sono sempre dietro l’angolo. Un anno in tutti i sensi molto diverso e stranissimo”.

Qual è la sua idea da applicare nel gioco del calcio? “E’ quella di riuscire a far sì che il giocatore impari a pensare in campo. Non si traduce solo in un modulo specifico, ma nella costruzione mentale di un giocatore. Gli si danno dei concetti per fare in modo che in campo li interpreti con intelligenza e con criterio. Un concetto bello a dirsi ma molto complicato da inculcare al giocatore ma che nello stesso tempo da più soddisfazione. E’ come quando insegni a camminare ad un bambino e poi all’improvviso lui lo fa da solo e tu ne sei molto orgoglioso e contento. Io sono un promotore dei tempi di gioco. Bisogna saper fare la scelta giusta in un movimento, in una trama di gioco, al momento opportuno, leggendo al meglio la partita. Se i tempi sono giusti, la giocata del giocatore diventa armonica e bellissima. Cresce il giocatore e assieme anche la squadra con sapienza. Il giocatore impara il senso dello spazio, sia che abbia il pallone tra i piedi che no”.

Il giocatore che le ha dato di più? “Se devo fare dei nomi voglio citare Marco Zamboni, che ho avuto anche al Castelbaldo Masi. Un esempio per tutti, per dedizione, mentalità, doti tecniche e il sapere stare in campo. Un giocatore che per la sua grande disponibilità tutti gli allenatori dovrebbero avere”. quali sono i mister che le piacciono di più tra i professionisti? “Se devo essere sincero, ti dico che non mi rifaccio a nessun allenatore in particolare. Punto ad essere me stesso e andare avanti per la mia strada. Ogni stagione ti arricchisce come persona, come uomo e quindi anche come allenatore. Ne fai tesoro e metti tutto nel tuo personale bagaglio di esperienza. Non ho grossi punti di riferimento perché il calcio è in continua evoluzione. Il calcio a livello professionistico e dilettantistico viaggiano su due binari molto diversi. Parliamo di due realtà profondamente diverse. Ha poco senso, a mio parere, prendere degli spunti da mister professionisti perché sarebbero difficili da tradurre nella realtà dei dilettanti. Fai fatica a immergere i concetti, per tempi e modi diversi, dei vari Guardiola e Klopp, solo per farti un esempio”.

Come vive l’emergenza Covid-19 che sta condizionando anche il vostro girone B del campionato di serie D? “A detta di molti tra una decina di giorni dovremmo di nuovo scendere in campo. Si va avanti con prudenza e rispettando il protocollo. Ma il virus c’è e si impone non solo nella vita quotidiana ma anche nel nostro calcio. Ma a mio parere le cose dovevano fatte diversamente, parlo a livello regionale. Ho appreso che nei campionati si farà a febbraio il solo girone di andata e poi si faranno i play off e play out. Una cosa che non approvo, si va a sfalsare quelli che sono gli equilibri di un intero campionato. Una dinamica che doveva essere ben pensata prima. Si parlava all’inizio di gironi a 12 squadre nei dilettanti e direi che questo poteva andare bene. Per quanto riguarda invece l’Interregionale c’è da spalmare le partite che devono essere recuperate. In caso di giocatori positivi, le società devono far fronte a nuovi costi e per chi gestisce una società di serie D non è certo facile. Spero di cuore che almeno in serie D si giochi con continuità”.

Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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