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lunedì, 1 Marzo 2021

A Caprino è tornato il “Guerrin Sportivo” Gelmetti

Per il Baldo-Garda Guerrino Gelmetti, classe 1958, è una sorta di istituzione per il calcio di quelle parti; alla pari di Christian Comencini e di Simone Cristofaletti, i “figli” di “Penna bianca” Adolfo Remondini, per anni cittì delle giovanili del Veneto. E, siccome il calcio è il gioco più bello del mondo – Covid-19 o non Covid-19 – è bastato che l’avvocato Lino Maestrello (è stato uno degli ultimi ermellini nella Pretura di Caprino) schioccasse le falangi per fargli ritornare la voglia di riprendere posto in panca. In una panca in cui ci era già stato, all’inizio del suo curriculum vitae, portando i montebaldini, presieduti anche allora dall’avv. Maestrello – dalla Seconda categoria all’Eccellenza. “Bei tempi, quelli!” si rammarica colui che è meglio conosciuto col soprannome di “Squiri”, al secolo Guerrino Gelmetti: “Ricordo che al sabato cambiavamo l’acqua perché il giorno dopo il campo si presentasse in migliori condizioni. E, si segnava noi dirigenti, le linee del terreno di gioco”. Dopo le giovanili e l’apprendistato a Caprino, il Domegliara della vicina squadra del ragionier e contabile Asco Adamelli: “Arrivai con i rosso-neri in Seconda, ma non fu difficile compiere la scalata in Promozione con giocatori del calibro di Icio Zenorini, del suo partner d’attacco Cavazza, di Zeno Fraccaroli e di Omero Polacco. Trionfammo in Coppa e perfino in Supercoppa!”

E, se il Domegliara aveva beneficiato della “cura-Gelmetti”, perché proibirla ai “Diavoli rosso-neri”, i rivali “cugini” dell’Ambrosiana? “Li, ho vissuto due stagioni, entrambe in Prima categoria, prima di passare alla conduzione tecnica di Bussolengo (1^ categoria) e Fumanese (Promozione)”. Mister del territorio, “El Squiri” si conferma anche con la chiamata al Rivoli dell’ing. Aldo Segala, in Eccellenza: “Quello di Rivoli è il periodo in cui comincio a interessarmi di calcio brasiliano, attraverso un progetto che esporto nel Paese del Sudamerica grazie alla Rivoli Prefabbricati”. Un’esperienza durata una decina d’anni, molto arricchente, molto interessante: “Nel glorioso F.C. Santos di Pelè conosco Rivelinho, il nazionale carioca terribile sulle punizioni che esplodeva di sinistro con autentici mortai. Poi, sempre per portare in prova alcuni ragazzini che avevo seguito in Brasile, sono stato al Centro Sportivo gestito da Careca e da Alemao, a Campinis de Sao Paolo. Splendido gioiello è quello che sorge a Rio ed è gestito dalla Fluminense: ricorda molto “Milanello”. Un brasiliano che con me si è mostrato molto umile, generoso e buono è stato Tonino Cerezo: davvero un grande in tutto! Porto Alegre è l’Europa del Brasile”.

C’è qualche ragazzo che sei riuscito ad accompagnare alla celebrità? “Difficile gestire i ragazzi brasiliani per il loro temperamento molto vivace, bizzarro. Sono in pochi a permettersi di frequentare le scuole, solo i più benestanti. Li puoi trovare nella zona di San Paolo, molto difficile nel Mato Grosso. Molti non hanno i genitori che li portano avanti e indietro dai Centri sportivi. Ma, se devo proprio farti dei nomi, allora, ti ricordo Dimas, passato dal Brasil Central alla Sambonifacese e alla Virtus. Il rapporto principale lo tenevamo col diesse del Chievo Gianni Sartori e con Maurizio Costanzi. Poi, Luca Finasi: per lui 25 gare nel Brescia, in B, ed altrettante nel Lumezzane; Sartori credeva molto nelle sue qualità”. Ragazzini da te seguiti e che forse un giorno sfonderanno nel calcio che conta? “Ci sono 3 ragazzini che stanno facendo ora come ora bene in Brasile: uno – Luis Da Silva, difensore datato 1998 – è ormai pronto per il debutto in un club di serie A olandese. Sta facendo bene anche la punta Igor Matthew, classe 2001. Milita nel Sud Brasile e sta giocando vicino a Coritiba. Infine, ti segnalo Geovani, già in C con la Spal via Chievo, ora regolare in serie B nel Brasile con la casacca della Luverdense. E’ pronto per il grande salto in serie A brasiliana, gioca mezz’ala, è un ottimo tre-quartista-rifinitore”.

Un’avventura decennale che non può non aver arricchito un innamorato da sempre del calcio: “Poi, ho dovuto rientrare a Caprino per gravi motivi familiari. Erano 5-6 anni che ero fermo ai box della panchina, ma non ho mai staccato la spina col calcio, interessandomi ogni volta di tutto”. Come hai trovato il calcio dilettantistico veronese? “Oggi, il calcio è tutto più veloce, i giocatori sono economicamente più esigenti nonostante il loro valore tecnico sia diminuito parecchio. Il brutto del nostro calcio è che si cerca sempre di scimmiottare i vizi, il male del calcio professionistico, lontano anni luce dal nostro”. A Caprino, quando ti hanno chiamato, cosa ti hanno chiesto? “Di fare il meglio possibile, che il progetto non è di un solo anno, ma di qualche stagione. Mi dispiace solamente che si sia costruita la squadra un po’ all’ultimo momento, ma, i giocatori buoni – da Mohammed Rkaiba a Peretti a Montalenti – ci sono. Peccato che l’interruzione a causa del Covid-19 è arrivata proprio quando stavamo migliorando, quando stavamo dando il meglio di noi stessi, proprio quando stavamo trovando il gioco d’assieme”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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