Un giocatore esperto spiega ai giovani perchè devono continuare a giocare…

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“Scrivo queste righe non per risposta al precedente ‘sfogo’ ma per dare un altro punto di vista. Io ho superato i 30 anni ormai, e comincio a ‘scontrarmi’ con l’età che avanza, gli acciacchi che fanno più male e la consapevolezza che comunque questo più che uno sport è stata per me una disciplina di vita. Quando ho cominciato io, come penso valga per molti miei coetanei, spesso e volentieri i primi ‘allenatori’, quelli che avrebbero dovuto aiutarmi in una crescita di gioco, erano i figli dei cugini degli zii di qualcuno, senza la minima competenza di gestione di un gruppo di ragazzini di 8-10 anni e tanto meno senza la minima competenza tecnico-tattica del gioco. Tutto quello che oggi so fare l’ho imparato con il tempo, la dedizione e gli errori che a mio modo di vedere sono i migliori maestri che uno possa avere. Crescendo ho trovato allenatori a volte competenti e a volte meno, allenatori con cui sembravo avere un rapporto che andava al di fuori del gioco, ma che poi invece mi hanno deluso. Ho trovato direttori sportivi e addetti ai lavori che mi hanno illuso, mi hanno addirittura tenuto fermo un anno (un ragazzino di 13 anni) solo perchè volevo cambiare aria, ed ho visto i miei genitori dispiaciuti forse più di me. Ma non ho mollato!”

“Credo che oggi, nelle nuove generazioni, manchi proprio la mentalità. Oggi, parlando con i miei coetanei ancora in attività, capisco che questa fragilità è uno dei motivi principali del perchè o del per come uno smette così a caso a 20 anni. Potessi averli io 20 anni. Il sabato con la Beretti o Juniores che dir si voglia, domenica prima squadra se ti convocavano (spesso in panchina e con ogni temperatura e clima possibile e immaginabile). Se andava bene giocavi una mezz’ora ed eri felice che gente di 30-35 anni conoscesse il tuo nome o ti facesse sentir parte di quello spogliatoio. Avevamo tutti morose, lavoro, studio, genitori che rompevano, problemi quotidiani… qualcuno riusciva a fare serata in discoteca tra le due partite; e vedo che siamo ancora qua, e spesso a fare anche da chiocce o da ‘assistenti sociali’ ai più giovani, perchè ci teniamo al bene della squadra, che sia Promozione, Prima o Seconda categoria. Se un giorno a caso a 20 anni decidete di mollare, che sia calcio, basket o pallavolo, mollerete sempre nella vita”.

Un anonimo quasi ex giocatore, per www.pianeta-calcio.it

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