Da una vita è conosciuto nel circo del nostro calcio dilettantistico per la sua passione di far star bene, fisicamente, e, di riflesso psicologicamente, i nostri atleti. Da tutti conosciuto col soprannome de “El Gaia”, Andrea, classe 1980 (è nato il 18 agosto), ha giocato a calcio fino a 20 anni, indossando le casacche di Aurora Marchesino, A.C. Cadidavid ed A.C. Raldon. Poi, seguendo l’esempio di papà Marco, massaggiatore, ha indossato il camice bianco di fisioterapista, profondendo il proprio impegno ed appuntando la propria concentrazione sui traumi muscolari, sulla possibilità di rimettere in sesto atleti infortunati, che, sotto le sue manine d’oro hanno ritrovato la propria performance. “A 24 anni” racconta Gaiardoni “dopo aver capito che non avrei potuto fare strada nel calcio (giocavo come trequartista, seconda punta, piede destro), ho iniziato a fare il massaggiatore, partendo dall’Aurora Marchesino, affiancando mio padre Marco. Anche il mio genitore scelse questo tipo di professione per essersi infortunato al ginocchio ed era desideroso di rimanere nel mondo del calcio minore. Infatti, i primi massaggi, i primi profumati unguenti, i tek lui li ha iniziati a propinare in Prima categoria, nel Sommacampagna, nel 2004, con allora i biancocelesti guidati dal compianto mister Mirko Dalle Ave. Sempre papà, cominciò a farsi conoscere facendo parte dello staff di mister Fabrizio Sona. Ora invece opera nell’Audace calcio a 5 femminile di serie A”.
Quindi, tornando a Gaiardoni jr, la scoperta della vocazione a direttore tecnico, una figura che nel calcio sta prendendo sempre più piede, sta stagliandosi nel firmamento del “fubàl” dilettantistico. “Due stagioni fa” riattacca “El Gaia” “ho iniziato a veder partite a fianco a una figura esperta di scouting, qual è Luca Fortini, una sorta di mio mentore e di mio secondo papà. Ho bussato alle porte del Villafranca del diggì Mauro Cannoletta, ed ho ricevuto l’incarico di direttore tecnico della Prima squadra e degli Under 18 allenati dal prof. in Matematica e Fisica Massimo Bubani, mister in azulgranata da una vita. Alla domenica rappresento Cannoletta quando non può seguire l’Eccellenza, altrimenti seguo l’avversaria della domenica successiva che sfiderà il Villafranca”. Una sorta, Andrea, di match analist. “Sì, che opera dietro la grande regìa di Cannoletta e in collaborazione con il mister della Prima squadra Vincenzo Cogliandro, ex Vigasio, ex Sona ed altri ottimi club anche lombardi. Devo, quindi, molto a Cannoletta, il quale mi ha fatto entrare nella stanza dei bottoni villafranchesi, ma – inutile dirlo – ho tantissimo da imparare, non sono nato come si dice imparato, e la piazza per poter fare esperienza e farmi un nome è quella giusta. E’ vero, inizierò da zero, ma tante volte, a seguire una partita, a fianco di Luca Fortini, classe 1958, mi sono imbattuto con diesse che si ritenevano tali e che fino alla domenica prima non avevi mai visto”. Quindi, il tuo obiettivo, qual è? “Imparare l’approccio con i giocatori, come interagire con loro e con i dirigenti delle altre società, come rapportarmi con loro e cercare – impresa molto difficile! – di leggere le partite, un passo alla volta, senza bruciare tempi e tappe, senza bruciarmi, o fare brutte figure, visto che milito per un sodalizio conosciuto ed apprezzato non solo nel Veneto. Voglio cercare di tessere rapporti, avviare relazioni con le persone giuste, con quelle che hanno contribuito a far crescere la qualità del nostro calcio dilettantistico, in primis, il mio mentore Luca Fortini, ma anche apprendere qualcosa da Ettore Paolini, Renato Gelio, Lonardi (ex diesse del Lonigo) ed altre preziose figure che corro il rischio ora – qui su due piedi – di non citare”.
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it





