Sta diventando un calcio tossico. Parliamo di quello professionistico, animato da tante polemiche, forse troppe, su presunti errori arbitrali. L’idea, in queste settimane, è quella di creare una società privata di arbitri professionistici: la Figc e la Serie A ne stanno discutendo animatamente. VAR o non VAR, le decisioni arbitrali sono sempre nel mirino: rigori visti e non concessi, rigori inesistenti ma assegnati, tocchi di mano fittizi o episodi in area evidenti ma non rilevati. Una stagione da dimenticare per gli arbitri, probabilmente la peggiore degli ultimi anni, segnata anche dalla squalifica del presidente Zappi per 13 mesi e dalla recente aggressione al designatore Rocchi, uscito scortato al termine della gara di Serie B tra Carrarese e Catanzaro. Ma come andrà a finire? È presto per dirlo, amici lettori, ma è lecito pensare che entro quest’anno qualcosa cambierà. Ci siamo però chiesti cosa potrebbe succedere nel mondo dei nostri arbitri dilettanti. La parola passa a Claudio Fidilio, presidente della sezione di Verona, sempre gentile e disponibile nei nostri confronti, così come il collega Gianluca Cavallaro della sezione di Legnago: “A grandi linee aspettiamo gli sviluppi per quanto riguarda gli arbitri professionistici. Tornando ai dilettanti, a mio parere la riforma non rallenta la carriera di chi arbitra in Serie C o in Serie D, ma più arbitri diventano professionisti e meno posti restano per chi arriva dalle categorie sottostanti. Non mi sembra una grande riforma”.
Gli fa eco Gianluca Cavallaro, presidente della sezione di Legnago: “A mio parere è importante chiarire che la riforma di cui si parla riguarda principalmente gli arbitri di Serie A e Serie B. Nel mondo dilettantistico, almeno allo stato attuale, non dovrebbe cambiare nulla in modo sostanziale. Personalmente sono favorevole al professionismo, ma ritengo che debba rimanere all’interno dell’AIA, proprio per garantire quella terzietà e indipendenza che deve avere qualsiasi organo giudicante: un principio fondamentale che va preservato. Per quanto riguarda invece il tema della violenza sugli arbitri, la situazione è davvero molto preoccupante e sta degenerando in maniera inaccettabile. I numeri parlano chiaro: nella stagione 2022-23 ci sono stati 342 episodi, nel 2023-24 528 e nella stagione 2024-25 ben 648, con 371 giorni complessivi di prognosi. Anche nel campionato in corso i casi stanno aumentando in maniera esponenziale. È evidente che servono interventi concreti e immediati: gli arbitri devono essere rispettati e tutelati. Se non si trovano soluzioni efficaci, il mio parere è che si debbano prendere decisioni forti, anche arrivando a fermare i campionati, perché non è accettabile continuare a operare in un contesto dove l’incolumità degli arbitri non è garantita. Gli arbitri sono lavoratori sportivi e, come qualsiasi lavoratore, devono essere tutelati. La stessa Costituzione italiana, all’articolo 40, riconosce il diritto di sciopero, che può essere esercitato quando non vengono garantite adeguate condizioni di sicurezza e tutela”. Uno scenario in evoluzione, dunque, che potrebbe cambiare il volto dell’arbitraggio nei professionisti ma che, almeno per ora, lascia il mondo dilettantistico in attesa. Con una certezza però: senza rispetto e tutela, il sistema rischia di incrinarsi sempre di più.
Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it





