giovedì, 16 Luglio 2026

Oggi

Christian Comencini: “Puntare sui giovani è la giusta ricetta per fare calcio nel nostro territorio”.

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Dopo la debacle della nostra Nazionale maggiore, che ancora una volta non si è qualificata per i Mondiali al via tra pochi giorni, si torna a parlare di rinnovamento. La soluzione prospettata, ancora una volta, è puntare sui giovani: una miniera incredibile per formare i calciatori del futuro attraverso un lavoro meticoloso nei settori giovanili. Ma è davvero questa la ricetta migliore e più praticabile? E quale ruolo esercitano le società dilettantistiche, che partono dalle scuole calcio per crescere, fin da piccoli, i campioni di domani? A dire la sua è il tecnico Christian Comencini, che da diversi anni allena i ragazzi del Baldo Junior Team del presidente Marino Gaiardoni, dopo aver guidato diverse prime squadre tra Promozione, Prima e Seconda Categoria, fra queste Caprino, Benaco, Alba Primavera e Montebaldina. “A mio parere, senza un settore giovanile non può esistere la prima squadra”, afferma risoluto Comencini. “Devi crearti in casa i giovani talenti da inserire ogni anno in prima squadra. Certamente non è semplice: servono una programmazione seria, lungimiranza e un forte senso di appartenenza ai colori sociali. Io sono orgoglioso di fare calcio in questo territorio.” Il tecnico sottolinea poi il valore sociale di questo impegno: “Considero il settore giovanile estremamente formativo. Attraverso i suoi valori, legati all’educazione e al rispetto dei ruoli, aiuta le famiglie dei ragazzi a vivere una fantastica esperienza nel mondo del pallone. Senza mai dimenticare che prima viene la scuola e poi lo sport”.

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Il campo – prosegue Comencini – è una vera e propria palestra di vita per i calciatori in erba: qui possono confrontarsi all’interno del gruppo squadra, imparano a capire cos’è una sconfitta e a rialzarsi immediatamente. A volte, nel calcio nascono amicizie che durano una vita. I ragazzi crescono, maturano e, soprattutto, si tengono lontani da altre tentazioni extra-sportive che sembrano più facili e a portata di mano. Una volta c’era la strada, adesso ci sono il cellulare, i social, il divano e la PlayStation.” Ma come si pongono le società calcistiche nei confronti dei giovani di oggi? “Una volta si giocava a pallone all’oratorio o per le vie del paese”, continua Comencini. “Adesso il mondo si è evoluto e le cose sono cambiate. Sono le società che, in qualche maniera, devono attirare i ragazzi, sfruttando il passaparola e stimolando l’aggregazione. Bisogna saper comunicare in un certo modo attraverso il calcio, e non è facile, visto che i budget a disposizione – soprattutto tra i dilettanti – sono sempre più ridotti. Tuttavia, con la passione e la fiducia nei propri mezzi si va avanti.” Infine, l’allenatore esprime una riflessione critica sulle recenti novità normative: “L’ultima riforma dello sport, che permette a un giocatore di svincolarsi ogni anno per andare dove vuole, mette in seria difficoltà le società di appartenenza. A mio parere, un giovane dovrebbe crescere per più anni con la stessa casacca. Oggi, invece, persino d’estate ti trovi a dover fare una sorta di calciomercato per andare a cercare i ragazzi che possono fare al caso tuo.”

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Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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