martedì, 17 Febbraio 2026

Oggi

Francesco Verlato e la favola dell’Unione La Rocca Altavilla

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E’, assieme al Lane Rossi Vicenza, protagonista di un signor campionato di serie C, la realtà calcistica più esplosiva del Vicentino. Che, in fatto di passione per la pelota, rispetto ai “cugini” veronesi, non è stata mai inferiore. Il miracolo, la favola – chiamatela come volete – Alta Villa – chiamiamola così in maniera abbreviata noi solo per comodità – parte dall’esperienza prima di calciatore, poi, di dirigente del suo presidente, Francesco Verlato, classe 1959, titolare della VF, azienda che da 45 anni sa muoversi alla grande nel commercio dei rottami ferrosi e in quello dei metalli. “Oltre al calcio, non sono un appassionato di altre discipline sportive, non pratico, che so, il golf, il tennis o il ciclismo: quando il tempo sottratto al lavoro e alla famiglia me lo concede, mi dedico alla cura di alcuni cavalli, delle caprette, degli alpaca, animali che mi piacciano moltissimo alla pari di tanti altri”. Il segreto del suo successo aziendale? “Non è che esista una ricetta in particolare; ritengo solo di aver cavalcato l’onda giusta, di aver avuto quel pizzico di fortuna che di sicuro non guasta mai, ma sono stato ostinato a cercarla quell’onda, così come ho cercato di restarci dentro a quell’onda”. Contesto storico, fiuto, ma, lei, presidente Verlato, cosa intende esattamente per “onda giusta”? “Cercare di fare, nel mio settore, nel mio campo lavorativo, cose mie, originali, diverse da tutti gli altri che operano nel mio ambito”. Tipo? “Lavorare i metalli non ferrosi: rame, alluminio e acciaio”.

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Il suo passato di calciatore, presidente? “Ho giocato nel Sovizzo, il paese dove sono nato e dove poi mi sono spostato – una volta terminato il servizio di leva, che ho osservato dopo aver aperto da alcuni anni l’attività che da Sovizzo ho trasportato circa 30 anni fa qui, ad Alta Villa Vicentina -, ma, con modesti traguardi. Ruolo? Portiere. Poi, ho iniziato la carriera – chiamiamola così – di dirigente, nel ruolo di vice-presidente del Sozizzo e poi ho fatto parte, in Promozione, della Seraticense assieme all’amico e imprenditore Mauro Ferraro (attuale massimo dirigente del Sarego Liona Academy, 2^ categoria, girone “D”, misto con le veronesi), “boss delle caldaie”, subendo nelle annate 2019-20 e 2020-21 lo stop a causa del Covid”. “Poi”, continua a tratteggiare la sua favola calcistica, il tycon alto-vicentino ” al primo anno di Eccellenza, siamo arrivati secondi in Italia agli spareggi nazionali (promosso in serie D il Vigasio), e dopo i due pareggi ottenuti di 0 a 0 e 2 a 2 contro il Magenta, non siamo stati ammessi alla partecipazione del Torneo di Serie D. E, finora, purtroppo, siamo l’unica squadra in Italia e nella storia, la quale, nonostante aver siglato due reti in trasferta – a causa del regolamento – non è stato riconosciuto il valore doppio; e, mi riferisco al ritorno e al 2 a 2 strappato in Lombardia dai miei ragazzi”. Par di capire che è questo l’unico rammarico vissuto dall’imprenditore di successo Francesco Verlato… “Guardi, un rammarico subito cancellato dal trionfo ottenuto l’anno successivo – stagione 2024-2025 -, in quanto abbiamo guadagnato il balzo verso la serie D con ben tre giornate di anticipo”.

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Che calcio è quello che state affrontando con grande dignità e molta soddisfazione nel girone C di serie D dominato dal Treviso: 7° posto in mezzo a spietate concorrenti, ad avversarie dal passato gloriosissimo? “E’ un altro calcio, altri stadi, che sembrano più monumenti del calcio che impianti sportivi, vedi Bassano, Legnago Salus, Chioggia e Treviso. Cattedrali, aeroporti, musei del “fubàl”, che, solamente nel metterci il piede dentro ti incutono un pò di paura, ti rimarcano la differenza tra il tuo giovane passato e il loro che gronda di gloria e di epiche battaglie, che hanno fatto la storia del calcio delle loro parti”. Non male, se è per quello, anche la disposizione nel villaggio olimpico di Alta Vicentina dello stadio delle “tigri giallo e blu “guidate all’esperto “domatore” di “felini calcistici” e mister Paolo Beggio, ex impiegato nel feudo delle potenti Sorelle Ramonda, distretto della moda alle Alte Ceccato, ora mister vincente e titolare di una nota boutique a Brendola di Vicenza, denominata “Distinto”. Prima dell’appuntamento concordato con il presidente Verlato, abbiamo voluto fare un giro di ricognizione, ed abbiamo avuto la riprova che i nostri “cugini” in fatto di impiantistica qualcosa hanno da insegnarci. Ma, non da adesso, da anni, forse per il fatto di aver espresso dal dopo Guerra in poi illuminati “dogi” nel Parlamentino Federale prima a Mestre di Venezia – vedi, il geometra di Noventa Vicentina, Enrico Galuppo, massima autorità della Federcalcio berica, poi, con Giuseppe Nicolli – e, da una ventina di anni a questa parte a Marghera, in via della Pila n.1.

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E, una volta raggiunta l’azienda fondata, voluta anche dalla moglie Nilva (Andrea e Lucrezia i figli), azienda a un tiro di schioppo dallo stadio “Paolo Rossi”, tanto per non smarrire la passione per il “fubàl” da parte dell’abbronzato e aitante “tycon” sovizzese, il cui padre macellaio – alla pari del “paròn Nereo Rocco” – , appassionato di armi di tutte le epoche, sembra la controfigura di “The Voice”, al secolo Frank Sinatra. Ebbene, una volta accolti, ecco che ci imbattiamo subito in due giganti – in tutti i sensi: sia fisicamente che calcisticamente – del florido calcio attuale vicentino, ossia Francesco Verlato e il giovanissimo, rampante ed altrettanto umile imprenditore scledense Devis Vallortigara, massimo esponente del lanciatissimo – Eccellenza veneta , girone “A” – Schio. Abbiamo voluto conoscere questo personaggio – Verlato, appunto – . il cui successo calcistico e imprenditoriale e la sua statura fisica (intorno ai 190 cm di altezza), stridono con una saggia modestia e una umiltà, che ha sempre – alla pari della gratitudine – ripagato nella sua esistenza l’essere umano e in tutti i sensi.

Presidente, qual è il segreto del suo successo calcistico e imprenditoriale? “Miracoli, direttore, me lo insegna anche lei, non se ne fanno. Cerco di trasferire la mia passione del lavoro alla “res calcistica”, cercando di darle una nostra impronta. Certo, da soli si va poco lontani: conta sapersi circondare da preziosi e validi collaboratori. La nostra società Unione La Rocca Altavilla Vicentina è una srl, composta da altri 4 soci: l’avvocato Luca Tracanzàn, Ermanno Piccolo, Elvio Righetto e Giorgio Fracasso. Il primo è uno specialista del foro, gli altri sono miei colleghi, tutti imprenditori del territorio”. Altro motivo di venirla a conoscere, presidente Verlato, è il fatto che in questa vostra favola appaiono una mezza dozzina di calciatori veronesi… “Sì, e nel menzionarli, non vorrei trascurarne qualcuno. Allora, vediamo di citarli tutti: Maicol Andriani, Mattia Falchetto, Alessandro Cherubin, Marco Marchesini, Nicolò Righetti e l’ex vigasiano Nicolò Boni (questi ultimi tre sono i marcatori della vittoria per 3 a 0 ottenuta domenica contro l’Adriese). Francesco Peotta, aggiunge lei, Nocini? No, Francesco è vicentino, anche se ha vinto tanto con il Caldiero ed altrove”.

Milanista, come la stragrande maggioranza dei veneti appassionati di calcio, meglio – come è lui stesso a chiedere di correggere – “vicentino-milanista” , “Self-made man” (letteralmente: uomo costruitosi, fattosi da solo; uomo partito da solo e da zero), qual è il suo sogno calcistico? “Mantenere la società agli attuali livelli e riuscire a continuare a fare in modo che si faccia conoscere in Regione (e non solo, ma anche Triveneto) e in categoria dove milita. Nel calcio, come in qualsiasi altra attività aziendale o professione, conta il nome ed essere ricordati per cose buone, fatte, inseguite e raggiunte con passione ed amore”. Ma, un derby contro l’Arzignano del presidente Lino Chilese, altro imprenditore vicentino partito anche lui – come lei – da zero? “Non lo sogno, perché indirettamente significherebbe augurare la retrocessione dalla C agli amici giallo-celesti”. Qual è il presidente, l’omologo calcistico al quale lei vorrebbe più assomigliare? “Lino Chilese: è un maestro di vita e di saggezza, è un personaggio perché è riuscito a creare a sua immagine e somiglianza una grande società di calcio, oltre che la propria azienda. Adesso che me lo fa ricordare, mi viene in mente un derby, lui presidente dell’Arzignano Chiampo, io dall’altra parte della barricata, in veste di vice-presidente del Sarego, Torneo di Promozione”. E, come finì quel “vostro derby”? “Non mi ricordo…”. Saggezza, diplomazia da imprenditori del calcio e del lavoro…

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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