giovedì, 16 Luglio 2026

Oggi

Gabriele Carletti (Pescantina Settimo) analizza la buona stagione dei rossoblù.

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Un campionato, quello del girone A di Promozione, tutt’altro che adatto ai deboli di cuore: una stagione intensa, combattuta e ricca di colpi di scena sia in vetta che in coda alla classifica. Alla fine l’ha spuntata il Borgo Veneto di mister Francesco Gasparetto, capace di piazzare la zampata decisiva e chiudere al primo posto con 53 punti. Alle sue spalle ottimo percorso per il Team S.Lucia Golosine guidato da Alessandro Ghirigato, secondo con 50 punti e arrivato ora fino al terzo turno play-off contro il Thiene, mentre sul gradino più basso del podio si è piazzata l’Union Vis Lendinara a quota 49, seguita a brevissima distanza dall’Audace e dal San Giovanni Lupatoto a 47, tutte qualificate ai play-off. In coda, invece, lo spareggio play-out ha sancito la salvezza del Real Valpolicella e la retrocessione della Belfiorese, che saluta la categoria insieme a Pro Sambonifacese e Olimpica Dossobuono. In questo contesto il Pescantina Settimo del presidente Lucio Alfuso, guidato da mister Mattia Paiola, ha chiuso con un positivo sesto posto a quota 45 punti, frutto di 11 vittorie, 12 pareggi e 7 sconfitte, con 32 gol realizzati e 27 subiti in 30 gare disputate: un campionato solido e di equilibrio, come sottolineato anche dall’analisi di Gabriele Carletti, che ha evidenziato la crescita e la continuità della squadra rossoblù lungo tutta la stagione.

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Della stagione del Pescantina Settimo abbiamo parlato con l’estremo difensore classe 1999 Gabriele Carletti, che ha tracciato un bilancio lucido e senza giri di parole di un campionato vissuto da protagonisti: “La nostra è stata una stagione particolare. All’inizio l’obiettivo era una salvezza tranquilla, ma già dopo le prime gare ci siamo accorti di avere una solidità difensiva fuori dall’ordinario e tanta qualità in fase offensiva, caratteristiche che ci hanno permesso di restare agganciati fino in fondo anche alla lotta per il titolo”. Un percorso importante, in cui però non sono mancati i rimpianti: “Cosa ci è mancato per arrivare in vetta? Sicuramente un pizzico di fortuna in alcuni episodi e qualche infortunio di troppo nel finale di stagione che ci ha penalizzato. Inoltre, senza voler cercare alibi, credo che un maggiore supporto societario in certi momenti avrebbe potuto darci una mano in più: probabilmente è stato un passo che quest’anno la società non ha voluto fare”. Uno sguardo anche al futuro, ancora tutto da scrivere: “Ad oggi sono in attesa di capire se sarò riconfermato qui a Pescantina oppure se dovrò valutare altre proposte. Nel frattempo mi sto già allenando da solo per farmi trovare pronto”.

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Quali sono le caratteristiche fondamentali per essere un buon portiere? “Dipende molto dalle qualità personali di ognuno. Io, per esempio, punto tanto sui riflessi e sull’aspetto mentale. Cerco sempre di trasmettere sicurezza al reparto difensivo con l’obiettivo di subire meno gol possibili. Direi che quest’anno, da questo punto di vista, abbiamo fatto davvero un gran lavoro”. Quali sono gli allenatori che ti hanno trasmesso di più nella tua carriera? “Ne ho avuti tanti. Ricordo con grande piacere soprattutto i mister con cui ho vinto dei campionati, come Giuseppe Brentegani al Sona o Stefano Manfioletti al Dro Alto Garda. Devo dire però che quest’anno ho apprezzato particolarmente mister Mattia Paiola: senza di lui non saremmo mai arrivati a fine campionato a soli due punti dai play-off”. Quali sono invece i portieri professionisti che ammiri di più? “Mi piace moltissimo David Raya dell’Arsenal, soprattutto per lo stile di gioco e per la tranquillità che riesce a trasmettere a tutta la squadra. Però, per me, il più forte di tutti resta Gianluigi Donnarumma“.

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Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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