Il cognome Laperni, nel nostro calcio, è garanzia di passione, professionalità e di “fubàl” a 360 gradi. Cognome che nel nostro calcio dilettantistico ha lasciato, e sta lasciando, un’impronta ben definita: c’è Pietro Laperni, mediano datato 2001, che ha lasciato la Belfiorese per accasarsi alla neo promossa in Eccellenza Isola Rizza Roverchiara del presidente Graziano Molinari, del diesse Roberto Visentini e di mister Claudio Berlini. C’è mister Adriano, classe 1960, allenatore dal bagaglio esperienziale piuttosto fornito, visto che dopo alcune fugaci apparizioni nell’Audace SME dell’allora serie C (annata 1976-77), e dopo stagioni vissute a Caldiero e a Soave, ha intrapreso la carriera di mister, trascinando – tra i suoi maggiori exploit – l’A.C. Colognola ai Colli dalla Seconda fino alla Prima categoria, l’A.C. Oppeano al doppio salto (dalla Seconda categoria alla Promozione), l’Atletico Squarà dalla Terza categoria alla Seconda, ottenendo poi una salvezza anticipata e storica in Prima categoria alla guida del Bevilacqua, entrando in campo, meglio sulla panca, a bocce già in movimento, ossia intorno alla 10^ giornata di campionato.
Il figlio Mattia allena da un paio di anni – in Terza categoria – la Napoleonica del presidente Gianluca Zorzella, dove in porta milita anche il figlio Nicolas, classe 1998; non solo, ma sta anche conseguendo il patentino Uefa C. “Sono uno” svela il proprio identikit tecnico, mister Laperni senior, “che predica da una vita che il modulo viene sempre dopo, e che si deve fare con quello che hai in casa. Il gruppo l’ho sempre fatto, ma non solo in campo, anche fuori dei tempi e degli spazi per gli allenamenti. Puoi, così, ottenere grandi risultati anche se non hai della grande qualità, ma hai uno che corre per l’altro e viceversa. Vedi l’Hellas Verona dello scudetto di mister Osvaldo Bagnoli”. Parola di Adriano Laperni: il trainer soavese fra poco soffierà sulle mille panchine di allenatore. Per chi se lo fosse scordato, lo appunti sul proprio taccuino, visto che “el Lape” vuole sedersi ancora su una panca, non importa la categoria, ma solo per la passione e il progetto societario.
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it





