giovedì, 16 Aprile 2026

Oggi

Il diesse nel calcio dilettantistico: costruire squadre tra passione e competenza.

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Il ruolo del direttore sportivo è diventato sempre più complesso, sia nel calcio professionistico sia in quello dilettantistico. Servono competenza, conoscenza del mercato e una visione ampia che non riguardi soltanto il parco giocatori della propria squadra, ma anche quello delle altre società. Il diesse deve saper costruire la rosa rispettando il bilancio, soprattutto nei dilettanti dove acquisti e rimborsi spese devono essere gestiti con attenzione seguendo le linee guida della società. Allo stesso tempo deve continuare a girare i campi, osservare partite e tornei per aggiornarsi e scoprire nuovi talenti, in particolare tra i giovani emergenti. Per svolgere questo ruolo non è obbligatoria una laurea, ma percorsi di studio in Scienze Motorie o Economia e Management, uniti ai corsi specifici della FIGC, rappresentano certamente un valore aggiunto. Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 36/2021 il direttore sportivo è inoltre inquadrato come lavoratore sportivo, con precisi risvolti normativi, fiscali e previdenziali. Nei dilettanti il diesse resta una figura fondamentale per la crescita di una società, perché unisce competenze calcistiche e capacità gestionali ed è il vero punto di collegamento tra prima squadra e settore giovanile. Ma come è cambiato negli ultimi anni il ruolo del direttore sportivo nel nostro calcio dilettantistico? È sempre più importante conoscere e valorizzare i giovani provenienti dai vivai? “Indubbiamente sì – spiega Roberto Dal Santo, direttore sportivo del Peschiera del Garda –. La mia esperienza da dirigente nei settori giovanili del Villafranca e dell’Ambrosiana mi ha aiutato molto. I giovani vanno valorizzati e incoraggiati, altrimenti rischiano di smettere o di finire nei campionati amatoriali. Oggi il diesse deve avere sempre più competenze: non solo tecniche, ma anche organizzative ed economiche. Bisogna saper gestire budget, contratti e tutti gli aspetti che ruotano attorno al calcio, anche quelli extra campo”.

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“Negli ultimi anni – afferma Francesco Pietropoli, passato dal ruolo di direttore sportivo a quello di direttore generale dell’Ambrosiana – il ruolo del diesse è cambiato molto. Oggi c’è molta più attenzione verso i giovani: bisogna conoscere tanti ragazzi, seguirli da vicino e capire qual è il momento giusto per dar loro spazio in prima squadra, soprattutto sostenendoli nei momenti più delicati della crescita. Allo stesso tempo serve anche pazienza da parte dei giovani, perché il percorso di maturazione richiede tempo e non sempre il salto può essere immediato. Io sono ancora giovane e ho fatto la mia prima esperienza in questo ruolo proprio lo scorso anno, quindi so di avere ancora molto da imparare. Sono consapevole che questo lavoro richiede esperienza e capacità, ma sono convinto che con il tempo potrò migliorare. Per ora voglio semplicemente dare il mio contributo con impegno e passione, anche accettando di sbagliare, perché spesso sono proprio gli errori a far crescere, sia nello sport che nella vita”. Sulla stessa linea anche Matteo Dal Pozzo, direttore sportivo del Pozzo: “Faccio il diesse da circa due anni e mezzo e posso dire che i giovani sono fondamentali. Dedico spesso il sabato a osservare partite dei settori giovanili per individuare ragazzi che possano interessare alla nostra società. I giovani rappresentano il futuro del nostro calcio e per questo vanno seguiti e valorizzati con grande attenzione”.

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Continua Issam El Kholti, direttore sportivo del Saval Maddalena: “Rispetto ad alcuni anni fa il ruolo del diesse non è cambiato poi così tanto. Ci sono direttori sportivi che non si fermano solo al nome del giocatore o alla sua esperienza, ma scelgono di dare spazio anche ai giovani che vogliono emergere in prima squadra. Purtroppo, però, molti preferiscono puntare sempre sui nomi più conosciuti. Per quanto mi riguarda, invece, è importante dare fiducia ai giovani calciatori: hanno bisogno di farsi le ossa, ma spesso possiedono talento e grande voglia di mettersi in gioco. Sono particolarmente felice quando un ragazzo che ho scoperto riesce poi a salire di categoria: significa che il lavoro fatto su di lui è stato positivo. È fondamentale creare un rapporto speciale con i giovani e dare loro fiducia, perché a volte hanno la sensazione di essere trascurati. Lavorare con loro è qualcosa di speciale. Vorrei anche sottolineare che all’estero un ragazzo nato nel 2007 spesso gioca già in prima squadra, mentre in Italia succede molto raramente. È un ritardo che paghiamo a caro prezzo, perché tutto parte dalla base. Se non cambiamo mentalità continueremo a fare fatica. Per arrivare in alto bisogna sempre partire dal basso, dai settori giovanili”.

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Dice Mattia Bragantini, direttore sportivo dell’Olimpia Verona: “La visione oggi è duplice. Da una parte c’è un aspetto tecnico legato all’evoluzione del ruolo: anche nel calcio dilettantistico l’utilizzo dei social, delle App e delle nuove tecnologie consente di avere una visibilità molto più ampia sui giocatori, oltre a poter consultare dati e informazioni utili che rendono il processo di scouting più rapido ed efficiente. Dall’altra parte c’è un tema burocratico, collegato alla riforma dello sport, che richiede competenze sempre più specifiche. Oggi un direttore sportivo deve conoscere bene normative legate ai contratti, ai premi di formazione e ai tesseramenti: aspetti che non possono essere sottovalutati perché fanno ormai parte integrante del lavoro del diesse. Per quanto riguarda i giovani, il discorso è spesso collegato anche alle regole federali e ai cosiddetti obblighi dei fuori quota. Ci sono però diverse realtà che, per scelta tecnica e filosofica, stanno puntando su gruppi più giovani e con un’età media più bassa. La vera differenza, però, la fa la capacità di capire i ragazzi, la loro visione del calcio e il loro percorso di crescita, aiutandoli a gestirsi nel tempo. Devono guadagnarsi spazio e categorie attraverso il lavoro sul campo, evitando che si perdano lungo la strada o abbandonino quando non rientrano più nei limiti dei fuori quota”.

Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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