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sabato, 4 Luglio 2020
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    Il nostro ricordo di Gigi Simoni, signori…della panca si nasce

    Primavera, esattamente aprile, del 2013: al Centro Sportivo “Giovanni Arvedi”, campo di allenamento dell’U.S. Cremonese, il Sona dell’allora diesse Francesco Boniardi, del diggì Giammarco Valbusa e del vice presidente Paolo Pradella (oggi massimo dirigente) sbarca per un’amichevole contro i grigio-rossi basso-lombardi di mister Scienza, del veronese Luca Nizzetto, del Nazionale Under 20 Lorenzo Degeri. E’ un pomeriggio bello ed assolato, il profumo dell’erba appena tagliata ti fa venir voglia di tuffarti a rincorrere il pallone a piedi scalzi. A seguire l’amichevole tra i rosso e blu di mister Roberto Sorio anche l’allora facenti funzioni del presidente, il mitico Gigi Simoni, il trainer dell’Inter e di quello scudetto perduto contro la Juventus perchè nello scontro diretto contro la Vecchia Signora, stagione 1997-98 – non fu assegnato un rigore al “Fenomeno” Ronaldo, su cui fece fallo Iuliano: fu l’unica occasione, credo, in cui l’ex giocatore del Mantova, nato a Crevalcore nel 1938, perdette le staffe, mandando all’arbitro Ceccherini “Ma, lei è un incompetente”. Nello stesso anno, l’Inter e Gigi Simoni si “consolarono”, conquistando la Coppa Uefa, superando la Lazio. Ma, in quella kermesse c’era anche Andrea Icardi, l’ex alfiere di Milan, Atalanta ed Hellas Verona, alla vigilia della sua partenza in Australia per dirigere un Milan Campus. Non mi sarei mai aspettato, in quell’occasione, di rivedere un volto conosciuto molti anni prima, alla guida della Primavera del Verona dell’allora bomber Pippo Fiorio, Domenico (Mimmo) Casati, trevigliese ma da anni residente a Brescia, e collaboratore per anni di mister Ottavio Bianchi, oltre che di Emiliano “Mondo” Mondonico. Il cerchio degli astanti davanti al bar caffè dell'”Arvedi” era popolato di personaggi noti e meno noti del grande calcio, tutti a far da cerchio attorno al grande Gigi.

    Conquistai l’attenzione dei presenti il nobile crocchio di esperti del calcio, chiamando a squarcia gola chi con fatica avevo riconosciuto da lontano, mentre stava preparando i portieri di quella Cremonese: “Mimmo, Mimmo, ti ricordi di me?”. E, il destinatario dell’interrogativo raggiunse con passo spedito il nostro pulpito, e fece capire a tutti che mi aveva riconosciuto chiamandomi per nome e cognome. “Sapete” dissi rivolto a Gigi Simoni, ad Andrea Icardi, ad altri dirigenti bianco-rossi, “chi è costui? E’ colui che a Napoli, di notte, ha allenato per un anno Diego Armando Maradona!” Io rischiai la fucilazione, dalla cui pena capitale mi risparmiò lo stesso Casati, affermando che era vero, anche se lui non ci teneva a ricordarlo nè lo aveva mai dichiarato in alcun giornale sportivo. Mister Simoni borbottò qualcosa a un suo stretto collaboratore e io fui pregato di entrare nel locale attiguo agli spogliatoi, dove poco dopo mi raggiunse lo stesso padrone di casa rivolgendomi, “Ma, lei lo conosce bene il calcio, eh!”.

    Risposi che nel 2008 io e il mister gentleman ci eravamo sentiti al telefono per un’ intervista apparsa poi in un mio libro e che qualche decennio prima lo avevo ricordato in una rivista che dirigevo ai tempi in cui operavo per il mensile a colori “Mantova Calcio” e su “MantovAlè”: allora, era un altro Simoni, non ancora allenatore di Genoa, Lazio, Inter, Cremonese, ma giocatore ed “alfiere” dei virgiliani bianco-rossi negli anni ’60. Ecco, mentre oggi, domenica pomeriggio, nel Pisano gli viene attribuito l’ultimo omaggio, noi della redazione sportiva www.pianeta-calcio.it vogliamo ricordarlo attraverso la testimonianza espressa in quel colloquio che ci aveva gentilmente (da vero gentleman) concesso, immaginandolo abbracciato al caro figlio Adriano perduto a causa di un tragico incidente in moto nell’ottobre del 1999.

    “IO, SIMONI, L’AUTOGOL DI MORATTI” (28-04-2008).
    Nato a Crevalcore il 22 gennaio 1939 Gigi Simoni può essere chiamato “l’allenatore con la valigia”. Tante, tantissime sono infatti le formazioni da lui allenate, società storiche che con la sua guida tecnica hanno raggiunto prestigiosi traguardi. Il Genoa ad esempio. Nella stagione 1975-76 alla sua prima esperienza in categoria Simoni conduce i grifoni alla promozione in serie A. Con la Cremonese, nei primissimi anni ’90, forse seppe fare ancora meglio. Dopo aver ottenuto la promozione nella massima serie, Simoni rimase sulla panchina grigiorossa per quattro stagioni conquistando anche il trofeo Anglo-Italiano a Wembley contro il Derby County (3-1). Dopo aver portato alla finale di Coppa Italia il Napoli il tecnico emiliano compie il grande salto ed approda all’Inter. Alla corte di Massimo Moratti conquista una Coppa Uefa (1998) a Parigi contro la Lazio (3-0) e raggiunge il secondo posto in campionato. L’avventura nerazzurra si conclude però con un colpo di scena: pochi giorni dopo aver battuto il Real Madrid per 3 a 1 in Coppa Campioni, il patron nerazzurro decide di sollevarlo dall’incarico. Sarà questo uno degli esoneri più discussi degli ultimi tempi. Da lì in poi Simoni non ottiene più grandi risultati pur allenando formazioni prestigiose come Torino, Piacenza e CSKA Sofia e Siena. Pochi anni fa Gigi Simoni è stato premiato dalla Cremonese come miglior allenatore della storia della società grigiorossa. Vi riproponiamo l’intervista tra Gigi Simoni ed Andrea Nocini per “pianeta-calcio”.

    Simoni, lei venne esonerato da Massimo Moratti nella stagione 1998-99 pochi giorni dopo un incredibile successo per 3 a 1 contro il Real Madrid, così da risultare l’unico allenatore al mondo a detenere un simile record. Crede di essere diventato più simpatico dopo quel singolare esonero? «Indubbiamente non mi aspettavo di essere esonerato e tutti criticarono quella decisione. Fu un episodio senza una logica chiara, ancora oggi non so bene perché accadde. In ogni caso credo che alla gente piacciano le persone serie, persone che hanno un comportamento rispettoso nei confronti di tutti, ed io credo di essere uno fatto così, naturalmente nella mia carriera ho accettato anche delle situazioni che mi hanno fatto male. Ormai però sono parentesi passate e dimenticate».

    E se il patron nerazzurro la richiamasse, lei ci farebbe un pensierino, anche per prendersi una rivincita? «Il sogno di un allenatore è quello di allenare una grande squadra. Allenare l’Inter per me è ancora il sogno più grande perché, a parte l’esonero, è stata un’esperienza bellissima, è stato un anno e mezzo nel quale mi sono misurato con il calcio più difficile, il calcio dei campioni. Credo, avendo vinto la Coppa Uefa ed avendo raggiunto il secondo posto in campionato, di avere svolto un buon lavoro».

    Qual è stata la sua promozione più bella? «Ho vinto a Genova, a Pisa, ad Ancona, a Cremona, tutte le vittorie sono speciali. Dovendo sceglierne una però direi quella con il Genoa alla mia prima panchina in serie B quando avevo solamente trentacinque anni». Cassano dove lo metteresti? «Cassano lo metterei su una griglia!Scherzi a parte Cassano è un genio, un grande giocatore. Tra le altre cose ha anche il pregio di essere simpatico. I suoi comportamenti però fanno sì che la gente non riesca a fidarsi totalmente di lui. Credo che Donadoni avesse pensato di portarlo agli Europei, poi però con l’ultimo episodio si è di nuovo dimostrato inaffidabile e penso non lo chiamerà mai più. E’ un vero peccato che si rovini con le proprie mani perché tecnicamente è un grande campione».

    Lei è stato esonerato anche prima di bere lo champagne dentro la Coppa Italia con il Napoli… «Il Napoli mi mandò via perché avevo già firmato per l’Inter. Io però avevo ripetutamente dichiarato che sarei rimasto volentieri a Napoli. Se fossi rimasto anche l’anno dopo, avessi guadagnato meno ed avessi firmato solamente per un anno allora forse avrei giocato quella finale». Più difficile domare Massimo Moratti o vedere Ronaldo nuovamente in campo? «Quando ho allenato Ronaldo lui aveva 23 anni, era un ragazzo meraviglioso. C’era poco da sforzarsi con lui perché lo si gestiva molto facilmente. Moratti è una persona buonissima, se ha un difetto è quello di essere forse un po’ troppo poco decisionista. Quando uno si accorge che una cosa è sbagliata dovrebbe cambiarla.
    Lui l’ha fatto solo con me…».

    Gigi Simoni ha giocato anche nella Juventus. Che Juve era quella? «Quella Juve era campione d’Italia ed in piena corsa per la Coppa dei Campioni. Quella per me fu un’annata molto sfortunata perché dopo undici partite mi venne la pubalgia e non giocai più per il resto della stagione». Si è mai commosso calcisticamente? «Mi sono commosso tutte le volte che ho vinto un campionato ed anche quando mi sono stati assegnati dei premi. La commozione per un campionato vinto vale un anno intero di sacrifici quindi mi sono lasciato andare molte volte e senza vergogna. A Cremona poi sono stato premiato come il miglior allenatore dei cent’anni della società, anche in quella occasione mi sono emozionato molto».

    Non ha paura che qualcuno si sia dimenticato del suo valore? «Ora sono tranquillo, ho un bambino giovane e mi dedico a lui. Se mi capita una buona occasione vicino a casa posso prenderla in considerazione. Poco tempo fa avrei avuto l’occasione di andare ad allenare a Mosca però non ho più il tempo di andare così lontano. Mi hanno anche proposto di allenare la nazionale dell’Iran per tentare la qualificazione ai Mondiali ma ho rifiutato». C’è un giocatore oggi che può assomigliare a Simoni? Simoni: «Nella mia carriera ho ricoperto molti ruoli. Ho giocato in mezzo al campo, come mezz’ala sinistra, come centrocampista avanzato… mi potrei rivedere in Djorkaeff, solo che lui era più bravo di me».

    Qual è stato il giocatore più forte che ha mai allenato? «Sicuramente Ronaldo, però qualcuno non ricorda che ho allenato anche un certo Roberto Baggio. Due capolavori». Lei ha mai segnato contro il Verona? «Penso di sì, quando giocavo nel Mantova». Nel 1961 giocasti contro il Santos di Pelè? «No, quella partita non l’ho giocato perché quell’anno ero militare». Più forte Maradona, Di Stefano o Pelè? «Tra questi dico Maradona, senza però dimenticare Ronaldo». Gigi, lei deve ritornare in panchina ad allenare, il ruolo di opinionista televisivo le sta stretto. La salutiamo calorosamente Simoni… «Grazie a voi, alla prossima».

    Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

    © Riproduzione Riservata

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