giovedì, 4 Dicembre 2025

Oggi

Il ruolo del portiere: tra errori, coraggio e rinascita. Le voci dei numeri uno dilettanti.

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Quello del portiere è un ruolo delicato: servono carisma, tecnica e sangue freddo. Nel calcio moderno bisogna saper giocare con i piedi, guidare la difesa con autorità e mantenere lucidità nei momenti decisivi. Si dice che dagli errori commessi durante una partita ci si rialzi sempre, ma è davvero così semplice per un portiere? Che cosa rende così affascinante questo ruolo? Lo abbiamo chiesto ad alcuni numeri uno del nostro calcio dilettantistico. Ecco le loro risposte. A mio parere – afferma Luca Zivelonghi, portiere del Real Valpolicella – durante una partita può capitare di commettere errori. L’importante è rialzarsi subito, resettare la testa e guardare avanti. Poi, nella settimana successiva, si lavora per correggerli confrontandosi con il proprio preparatore. È un ruolo che richiede grande intelligenza, più di quanto si pensi: devi scegliere come intervenire in una frazione di secondo. Non è facile fare il portiere, ma è bellissimo. Sei diverso dagli altri. Portieri si nasce da bambini: mi piace sventare la felicità altrui, evitando un gol. L’adrenalina che ti dà una parata è motivante e affascinante. Giocare in porta mi sta facendo crescere sia nel calcio che nella vita”. Francesco Bonato del San Giovanni Lupatoto spiega: “Dagli errori si impara. La testa è l’elemento più importante: devi restare sempre concentrato e sbagliare il meno possibile. Oggi, a 32 anni, ho una consapevolezza enorme. Gli errori del passato mi hanno reso più forte, grazie al lavoro settimanale con il preparatore, all’impegno e all’umiltà. Il portiere ha una grande responsabilità: è l’ultimo che può impedire il gol agli avversari, e deve esserne consapevole”.

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Andrea Ballato, portiere del Saval Maddalena, racconta: “Amo profondamente il ruolo del portiere: sei unico e vivi più partite nella stessa partita. Devi avere testa e freddezza. Ricevere l’abbraccio dei compagni dopo aver evitato un gol o parato un rigore è qualcosa che ti resta dentro. Quando sbagli non hai tempo per pensarci: devi rialzarti immediatamente. In partita non puoi meditare sugli errori, devi rimanere concentrato. Ci penserai dopo, con calma”. Andrea Padovani (ex Gargagnago) aggiunge: “La nostra forza sta proprio nel riuscire a rialzarci dopo un errore. È il peso che dobbiamo portare: se sbagliamo noi, la squadra subisce gol. Bisogna saper cancellare l’errore e lavorare in settimana per poi, magari, fare un miracolo la domenica successiva. Questo è il nostro più grande riscatto. Le cose che amo del mio ruolo sono tante: parare, parlare, guidare la difesa, chiamare le marcature, dare fiducia ai compagni. Oggi serve anche saper giocare bene con i piedi. Queste sono le qualità necessarie per costruire una buona carriera nel nostro mondo dilettantistico. E, visto che ho 40 primavere, voglio dare un consiglio ai giovani portieri: rialzatevi sempre dagli errori, perché vi rendono più forti in campo e soprattutto come uomini”. Umberto Gottardi (Pedemonte): “Da ogni errore bisogna sapersi rialzare. Ovviamente per un portiere è più grave perchè fare un errore quasi sempre vuol dire prendere gol. Il ruolo del portiere mi è sempre piaciuto e fin da bambino giocavo in porta. Tuffarmi ed evitare il gol alla squadra avversaria mi ha sempre esaltato. Mi piace la particolarità del ruolo e le responsabilità che ha questo ruolo, che è unico”.
Allen Momodou dell’Audace conclude: “Il nostro è un ruolo davvero delicato: se sbagli, non c’è nessuno dietro che può rimediare. Per questo, mentalmente, rialzarsi dopo un errore è ancora più difficile. Mi piace tuffarmi, parare e dare sicurezza alla squadra: fa bene a loro, e anche a me stesso”.

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Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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