Diceva il famoso giornalista Gianni Brera: «Nascere portieri significa avere due ali sotto le scapole». Non sono poche le doti tecniche e morali che deve possedere un portiere. Resilienza e capacità di gestire l’errore sono tra quelle che possono fare la differenza in campo. Dimenticare subito un errore commesso durante la partita, senza perdere la fiducia in se stessi, può davvero rendere grande un numero uno. Non deve mai mancare, inoltre, la leadership, accompagnata dalla capacità di comunicare e farsi sentire nel reparto arretrato, guidando la difesa con idee chiare e semplici. Servono coraggio e concentrazione nelle uscite alte e basse, anche sui piedi dell’avversario, oltre alla capacità di mantenere costantemente alta l’attenzione, anche quando si è poco impegnati. Riflessi e reattività sono fondamentali, così come la velocità di risposta agli impulsi visivi in occasione di deviazioni improvvise. Serve una grande spinta delle gambe per tuffarsi e coprire gli angoli della porta o per staccare nelle uscite alte. Coordinazione, agilità e un forte senso dell’equilibrio permettono di rialzarsi rapidamente e riposizionarsi subito in vista di una seconda parata. Importanti sono anche la tecnica di presa e quella del tuffo, unendo sicurezza tra le mani, nella presa salda o nella respinta laterale, alla capacità di mantenere una postura corretta nell’impatto con il terreno. Fondamentale, nel calcio moderno, è anche saper giocare con i piedi, per impostare l’azione dal basso e gestire la pressione degli avversari. Un ruolo, per certi versi, solitario e unico, ma anche tremendamente difficile e ricco di responsabilità. Ma cosa può migliorare un portiere durante gli allenamenti e poi in partita, nel corso della stagione? Abbiamo rivolto questa domanda ai portieri del pianeta dei nostri dilettanti.
Andrea Padovani, portiere classe 1985 quest’anno in forza al Calmasino, ci dice: “Il portiere è quello che ha le redini della difesa, deve essere autoritario e saper comandare con la propria voce tutti i suoi compagni di squadra. Deve cercare di dare più sicurezza possibile, così che la squadra sia tranquilla. Ora, nel calcio di oggi, per dare più sicurezza ci vogliono anche i piedi buoni, per avere un uomo in più e poter cominciare l’azione di gioco. Il portiere è il ruolo più difficile che ci sia: ci si allena a parte, in fondo siamo soli, però abbiamo un ruolo fondamentale all’interno di una squadra. Per questo, se non sei pazzo, è difficile fare il portiere. Prima della partita ci si concentra sul da farsi in campo con i compagni e con il mister, cercando la massima concentrazione per poter essere pronti già dal fischio d’inizio. Per la scaramanzia bisognerebbe scrivere un libro. Io personalmente ho tutto un rito nel preparare la borsa a casa e poi, quando mi cambio nello spogliatoio, posso confessartene uno, perché gli altri sono troppo personali: indosso sempre prima il guanto sinistro”. Il portiere del Saval Maddalena, classe 1999, Gabriele Carletti, afferma: “Un portiere può migliorare in tutto, giorno dopo giorno. Non si finisce mai di imparare. Il portiere è veramente un ruolo solitario. Non sei un giocatore, per certi aspetti, di movimento, ma sei tu l’unico che può prendere il pallone con le mani e difendere la porta. Cosa si può migliorare nel corso della stagione? I fondamentali, cercando di renderli sempre più forti e precisi, e le energie mentali, che in partita servono tantissimo”.
Luca Zivelonghi, classe 2004, quest’anno passato a difendere i pali del Team S.Lucia Golosine, ci dice: “Un portiere deve garantire sicurezza alla squadra e avere la capacità di risolvere situazioni di pericolo prima che si trasformino in vere e proprie occasioni per gli avversari. Deve gestire bene e con personalità la linea difensiva, fornendo indicazioni utili per la copertura dello spazio e la ripartenza dell’azione con la palla tra i piedi. Il portiere, con le sue parate, fa sempre la differenza. È un ruolo diverso da tutti gli altri e, per certi versi, molto scaramantico. Ad esempio, io, prima di scendere in campo, do un bacio a una foto di mia nonna, che custodisco gelosamente, e uno a una mia foto da piccolino, agli inizi della mia carriera sportiva”. Ora la palla, pardon la parola, passa a Francesco Gobbetti, esperto portiere 47enne del San Zeno Verona 1919: “Le doti tecniche si affinano durante le varie stagioni, lavorando sodo e con impegno con il proprio preparatore dei portieri. Nel corso delle ultime stagioni il ruolo del portiere è cambiato. Serve maggiore padronanza con i piedi per poter iniziare dal basso la manovra. Bisogna anche avere la voglia di dare tutto in campo e di trasmettere serenità ai compagni di squadra. Condividere un obiettivo comune e, soprattutto, divertirsi con passione e grande amore per il calcio. Avere il piacere di stare insieme, di fare gruppo dentro e fuori dallo spogliatoio e di lottare l’uno per l’altro sono sempre valori importanti. Per me fare il portiere è una gioia, perché è davvero il ruolo più bello del gioco del calcio”.
Andrea Fumanelli, portiere del Real Valpolicella, afferma: “Io faccio il portiere perché mi piace e mi rende molto orgoglioso difendere la porta della mia squadra. A livello tecnico, un buon portiere, per migliorare, deve lavorare su due aspetti: le uscite alte e il gioco con i piedi. Sono gesti importanti di supporto alla squadra nella quale giochi. Una bella uscita fatta bene e saper tenere la palla con sicurezza sulla linea di porta sono aspetti importanti, così come essere pronti poi a far ripartire l’azione dal basso, regalando tanta sicurezza e forza ai compagni. Il portiere deve essere costantemente concentrato sull’andamento della gara e deve essere determinato nelle uscite alte sui calci d’angolo. Quello del portiere non è per niente un ruolo uguale agli altri nel calcio. Ha una divisa diversa e personalizzata, è allenato a parte da un preparatore specifico e si allena in modo diverso dai compagni di squadra. Siamo praticamente un difensore aggiunto che, nel bene o nel male, con le proprie parate può cambiare il volto alle partite”. Chiude il portiere Riccardo Rossi, classe 1999, ex Trissino, Chiampo e Valgatara, attualmente fermo per un infortunio al crociato: “Il portiere ora deve anche saper giocare a calcio, ma deve anche fare il portiere. Non è facile. Testa libera e sicurezza in se stessi e in quello che hai imparato durante la settimana possono darti la giusta carica, facendoti sentire pronto a scendere in campo. Quando giochi non ti puoi rilassare per un secondo. Devi essere pronto in qualsiasi istante e reattivo come non mai. È un ruolo delicato, ma anche affascinante, che fa sempre la differenza, nel bene o nel male”.
Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it





