giovedì, 21 Maggio 2026

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Inchiesta: Quali sono le doti fondamentali di un portiere?

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Come si dice spesso, se hai un grande portiere e un ottimo attaccante, hai già mezza squadra. Il calcio dà e toglie allo stesso tempo e, per chi non crede alla fortuna, la classifica resta l’unico giudice veritiero, nel bene e nel male. Ma quali sono i fondamentali di questo ruolo? La tecnica di presa, il posizionamento, le parate in tuffo, le uscite alte e basse, il gioco con i piedi e i rilanci. Senza dimenticare le abilità atletiche: forza esplosiva, rapidità e agilità sono essenziali per interventi reattivi. Abbiamo chiesto un parere ad alcuni protagonisti dei nostri amati campionati dilettantistici. Rodney Buah (classe 2002, portiere del Saval Maddalena, dice: “La pressione mi esalta. Il nostro è un ruolo unico e delicato: gli errori si pagano a caro prezzo, quindi serve forza mentale per rialzarsi. Essere portiere è una scelta che devi sentirti dentro; richiede un raro equilibrio tra istinto e analisi. Oltre al fisico, credo sia fondamentale anticipare le situazioni. Studio molto i video dei grandi numeri uno per rubare i loro segreti e adattarli al mio stile. Lavoro duramente con il preparatore Giovanni Coratella per analizzare la prestazione della domenica e farne tesoro. Per me, le doti fondamentali restano i riflessi e il tempismo nelle uscite”. Andrea Fumanelli (Lavis) dice: “Il portiere veste una divisa diversa, è solo e deve decidere in una frazione di secondo. Una parata salva il risultato, un errore lo affossa. Oltre a parare, bisogna saper dirigere la difesa con autorità. È un ruolo per estroversi, per chi ha tempra. La dote fondamentale? Saper tuffarsi senza paura, volare tra i pali come Superman ed esultare dopo un grande intervento”.

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Luca Massalongo, portiere classe 2000 del Real Valpolicella: “Sinceramente non credo ci sia una singola dote tecnica fondamentale, quanto un insieme di abilità che si affinano giocando. Agilità, struttura fisica e altezza aiutano, ma la testa fa sempre la differenza. Credere in se stessi, avere velocità di pensiero e non aver paura nelle uscite è ciò che conta di più. La mente e il corpo devono muoversi come una cosa sola. Difendere la porta sapendo che tutti si fidano di te è una responsabilità che mi esalta”. Andrea Padovani, veterano del ruolo classe 1985, dice: “Un tempo si diceva che per fare il portiere bisognasse essere un po’ pazzi e guasconi. Quel pizzico di follia serve ancora, ma oggi la tecnica è aumentata considerevolmente. Oltre al senso della posizione, oggi devi saper giocare fuori dall’area con i piedi per far partire l’azione dal basso. Se devo scegliere una dote, dico il carattere: serve una personalità forte per gestire un ruolo così particolare e importante”. Daniel Bottona (Caselle): “Fare il portiere secondo me è un privilegio, siamo quelli che giocano un’altra partita nella partita, che hanno altre regole rispetto agli altri 20, che sono vestiti diversamente, siamo quelli che hanno quel pizzico di follia che rende speciale il ruolo. La dote fondamentale a mio parere è il senso di posizionamento, essere nel posto giusto al momento giusto rende la vita più semplice in tutte le situazione in partita, una parata “difficile” con un posizionamento ottimo potrebbe risultare agli occhi degli altri una parata semplice quando non lo è affatto. Di certo poi non c’è da accantonare la forza mentale, ogni errore deve essere rimosso all’istante e la concentrazione deve durare 100 minuti”.

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Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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