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giovedì, 30 Giugno 2022

Io, Ezio Tambara, scampato di un soffio dalla strage di Bologna

L'ex atleta e calciatore si salvò grazie ad un cappuccino non servito al bar della stazione FFSS e alla Gazzetta dello Sport!

A poche settimane da una delle vicende più amare che nel dopoguerra hanno insanguinato, funestato la nostra Italia – la strage della stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980 -, Ezio Tambara, classe 1964, rivive quegli attimi in cui riuscì ad evitare miracolosamente la bomba che nel capoluogo felsineo provocò la morte di 85 (tra cui, l’unico ragazzo veronese, il 20enne studente ed amante della musica Davide Caprioli) e il ferimento di oltre 200 innocenti civili, continuando a produrre il pane per il paese, Isola Rizza, nel Basso veronese, dove assieme alla moglie e collega Nicoletta e ad uno dei suoi 3 figli, Stefano (Anche lui ha giocato a calcio nell’Oppeano, in Seconda categoria, e nella Pol. Bonarubiana), dà da mangiare non solo al lembo di terra dove vive ed opera, ma anche ad altri abitati vicini.

 Ezio Tambara, quando si consumò il più grave atto terroristico avvenuto nel nostro Paese, nel secondo dopoguerra, da molti definito come l’ultimo atto della “strategia della tensione” nell’ambito di cosiddetti “anni di piombo” e che insanguinava, teneva in scacco l’Italia in quei terribili anni, aveva appena compiuto 16 anni e si stava, alla pari di migliaia di altri connazionali, recando al mare, dai genitori in Abruzzo, e per trascorrere una settimana di vacanza e per difendersi dalla calura estiva, che mordeva soprattutto il Nord e il Veneto in particolar modo. “Avevo appena ordinato e pagato alla cassa del bar situato all’interno della stazione, quello antistante al binario n.1” ricorda con lucidissima sequenza il panificatore “un cappuccino, ma, vedendo che la coda non accennava a diminuire, decisi allora per occupare qualche minuto di acquistare una copia della “Gazzetta dello Sport” nell’attigua edicola, sempre davanti al fatale binario n.1. Lo speaker aveva già segnalato i viaggiatori della tratta Adriatica che il treno era in partenza al binario n.6, stavo per imboccare in fretta il sottopasso che mi avrebbe condotto alla piattaforma n.6, quella che serviva la linea Bologna-Ancona-Pescara-Termoli”.

“Ad un certo punto” prosegue il suo racconto, con la pelle che ancora oggi gli si accappona al solo pensiero “alle 9.20 circa, venni spostato, scaraventato a terra da un sorta di tromba d’aria e assordato dalla deflagrazione dell’ordigno piazzato all’interno della sala di attesa, nella hall della stazione stessa: mi trovai – accartocciato a terra un gradino prima di scendere nel tunnel che mi avrebbe investito, schiacciato da una massa incalcolabile di detriti, calcinacci, polvere e mattoni. Ricordo che, appena riuscii a prendere coscienza di quello che realmente era accaduto, della tragicità della situazione, scòrsi alcuni passeggeri sanguinanti, budella sanguinanti di un civile da cui zampillavano fiotti, meglio, fontane di sangue, e mi pare di avere ancora sotto il naso l’odore della polvere, dei calcinacci, che si mescolava con quello acre del sangue. Per non parlare delle grida di disperazione dei feriti, lo stridore delle incessabili sirene delle ambulanze, delle camionette dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine, che prestavano soccorso. Un autentico macello, una vera strage di vittime, di vite umane e anche di macerie! Per anni, io, miracolato, scampato a quella strage, a volte mi capita di ripassare quei tragicissimi fotogrammi, quegli indimenticabili attimi di terrore!”

Il “miracolato”, a 16 anni, compiuti il 26 di gennaio del 1964, era un’autentica promessa dell’atletica leggera, come mostrano le foto che lui stesso ci ha fornito per arredare il nostro servizio, e che, in una in particolare, lo ritrae assieme a una selva di Coppe e luccicanti Trofei vinti proprio da campione in erba del mezzofondo (scusate per il gioco di parole, puramente casuale!). “Avevo un gran fiato, i fatti e i premi vinti non possono negarlo: mi ritengo un giovane nato nell’atletica e poi prestato al gioco del calcio. Mi allenavo, specialità mezzo fondo – 2 km, era il 1978, al “Marcantonio Bentegodi” e scorgevo la futura medagliata d’oro in alto dell’alto a Mosca 1980 Sara Simeoni, e ho visto 3 o 4 volte in allenamento nello stadio scaligero anche Salvatore Antibo, l’ex campione europeo dei 5.000 e dei 10.000 metri piani a Spalato 1990 e medaglia d’argento olimpica nei 10.000 metri ai Giochi di Seul 1988, poi, Alberto Cova, ex mezzofondista, campione olimpionico dei 10 mila metri piani ai Giochi di Los Angeles 1984, campione mondiale sempre nei 10 mila metri piani ad Helsinki (1983) e campione europeo ad Atene (1982), l'”antilope comasca” delle lunghe distanze, il pluri-medagliato maratoneta vicentino Gelindo Bordin, campione olimpico a Seul 1988″.

Nato atleta e poi prestato al nostro calcio: “Nel 1978, a 14 anni, arrivo primo ai giochi della Gioventù tenutisi a Grado (Go), specialità mezzo-fondo, 2 km, e ricordo che lasciai sul gradino del 3° posto Stefano Mei, poi campione europeo dei 10 mila metri piani a Stoccarda 1986. A 16 anni appena compiuti (prima non si poteva giocare per l’obbligo dell’età, che consentiva solo dai 16 anni in su!), mister Renzo Bissoli, “memoria storica” del calcio di Angiari, presidente era Faccini – tra i suoi fondatori, nel 1957, anche Amedeo Muschio, padre dell’imprenditore metalmeccanico Sandro, che diventa massimo dirigente nella decina degli anni Duemila) -, mi fa debuttare nell’Angiari, in Terza categoria, ruolo ala destra. Avevo deciso di deviare… la mia passione, di incanalarla nel calcio proprio per una questione di ripicca verso i dirigenti della Polisportiva Duegì Angiari, i quali non mi vollero cedere alla SNAI Milano (siamo in un’epoca pre-Legge Bosman!), sapendo che nella cittadina meneghina mi avrebbero offerto vitto, alloggio, con previste cinque sedute atletiche settimanali, frequentazione della scuola, pur di farmi crescere e concorrere per la scuderia più prestigiosa, lasciandomi libera tutta la domenica. Questi, mi avevano notato nell’ambito di un triangolare di atletica leggera (800 metri) svoltosi qualche settimana prima al “Bentegodi” di Verona nella primavera-estate del 1979. Il dirigente angiarese Migliorini, alla richiesta della Snai Milano, sparò l’esorbitante cifra di 3 milioni di vecchie lire!”

Poi, dalla Terza categoria, il gran salto per una bella “meteora” del nostro calcio della Bassa veronese, il C.R.A. Bonavicina del presidente, il compianto presidente Alberto Cherubini: “Prima, qualche gettone di presenza, qualche gara nell’Under 19 dell’Angiari dell’allora coach, il sanguinettese Tosi. Era, come ben ricordi anche tu, una società ambiziosa, che aveva investito in alcuni giocatori noti – in primis, la punta ex audacina, il mancino Giorgio Zecchini -, composta da il terzino settepolmoni Silvano Stella, in porta Contado, Luciano Beghini (attuale factotum della Pol. Bonarubiana) a centrocampo, Fabiano Strazzer sull’ala sinistra, sulla destra invece quel marcantonio di Campedelli, ex giovanili dell’Hellas Verona, Carnovelli in cabina di regia difensiva nel ruolo di libero, e il sottoscritto, pronto a spaziare su e giù, a destra e a manca del pacchetto offensivo, dotato di un cuore a scatoletta – come si usa dire in Romagna per chi ha un muscolo cardiaco, e un fiato, da bombole d’ossigeno artificiali – e capace di esplodere missili sia con il destro che con il sinistro appena mi si presentava la grande occasione. Il gol più bello? Lo segnai al “Mario Sandrini” di Legnago, in una finale di Amatori contro i basso-padovani dell’Urbana: palla che mi giunge da centrocampo sui piedi, stoppo col petto la sfera, col tacco improvviso il sombrero al mio diretto francobollatore, poi, prima che la palla tocchi terra, colpisco con potenza, con prepotenza direi, il cuoio, che va a polverizzare la ragnatela annidatasi nel sette lontano dal portiere basso-patavino”.

A 18-19 anni, il periodo dell’obbligatorio servizio militare, milita negli Amatori Terranegra di mister Attilio Ravagnani, diesse dell’Angiari sotto la non lontana presidenza di Sandro Muschio e con laurea tardiva in Storia, soprattutto della Venezia della Serenissima e degli impettiti e imparruccati Dogi e del suo prestigioso e dottissimo archivio e fornitissimo Arsenale. Una carriera, che già con le premesse, il fiato cioé, la resistenza e la fibra di ex atleta fondista, prelude a un’escalation anche nei dilettanti: “Sì, dopo il trionfo in Seconda categoria con il CRA Bonavicina, mi ingaggia – sempre nella medesima Divisione – la polesana La Gazzella di Giacciano con Baruchella, ma, ahiahi!, nell’ultima amichevole della preparazione estiva contro la rodigina Lendinarese, riporto il grave strappo al bicipite femorale della gamba destra – ho ancora visibile le conseguenze del trauma; e mostra la coscia colpita! – e osservo uno stop dal calcio per 2 stagioni”.

L'”antilope isolarizzana”, oggi l’unico ed apprezzato panificatore (ha aperto il forno e la bottega con la moglie Nicoletta, nel 1992) Ezio Tambara, rimette i chiodati scarpini in un terreno erboso, esattamente nell’attuale impianto di via Sabbionare, nella sua – anche se lui è, in realtà, originario di Roverchiaretta, Roverchiara, dove il padre faceva il traghettatore nel basso Adige delle chiatte di sabbia e ghiaia, tratta Roverchiara-Torretta-Legnago-Isola Rizza, dove ha contribuito con la consorte a dare la luce a Stefano (il primogenito, classe 1984), suo collaboratore, a Nicola, classe 1986, ex portiere di Pol. Bonarubiana, Atletico San Vito Cerea, Bonavigo e Angiari, e a Matteo, classe 1994, campione (cintura nera) di arti marziali, ancora in piena attività sportiva.

Simpatizzante milanista, Ezio, un cuore grande come le torte di mele e le pizze che sta sfornando dal suo opificio, sensibile verso gli ultimi del paese e non solo, facendo le dovute proporzioni, alla domanda a chi oggi potrebbe assomigliare come caratteristiche, lui risponde: “A Sheva, perchè ero una punta ambidestra, polivalente, che ricopriva un po’ tutti i ruoli dell’attacco, colpendo bene anche di testa. Era difficile marcarmi, perché proprio grazie a quello che Madre Natura mi aveva dato – e cioè il grande fiato -, mi sapevo smarcare con abilità e ripartire, palla al piede, con velocità. In campo, eh, non porgevo l’altra guancia, ma ho subito pochissimi gialli e rossi, ma ero sicuramente un combattente, uno che non mollava mai, che, la palla, o andavo a prendermela, o la pretendevo, in zona d’area, sul piede o sul torace. Sì, avevo un fisico da biatleta, da pentatleta”. Poi, mentre lasciamo il forno che profuma di un fresco e fragrante pane sfornato di prima mattina, appena poco una delle albe che per lo specialista e per il figlio Stefano (inizia alle 3.30), Enzo ci segnala anche il suo breve, quanto intensa avventura – durata due stagioni in Seconda categoria – nella squadra del paese dove opera, Isola Rizza.

“Ho giocato l’ultima volta nei campionati indetti dalla FIGC-LND nell’A.C. Isola Rizza di quel mister – Tosi – che mi aveva voluto in riva al Piganzo per avermi già allenato qualche anno prima a Bonavicina, nel CRA (acronimo che sta per Cassa Rurale ed Artigiana, direttore dell’Istituto di Credito Raffaello Secco, anche presidente dei bianco-rossi del club della frazione di San Pietro di Morubio) e presieduto dal più alto scranno da Eliseo Cestaro. Tra i compagni di allora, il tenace, rognoso stopper difensivo Marzio Bonetti (oggi Resp. Settore Giovanile del sodalizio isolarizza-roverchiarese e figlio di Franco, scomparso incredibilmente, precocemente e improvvisamente, mentre stava sistemando il campo sportivo), l’attuale massimo dirigente biancazzurro del “paese della scrofa, Graziano “Moli” Molinari col 10 sulle spalle e gli inseparabili galloni di capitano incollati al braccio, Antonio Corsini mediano, Luciano Signoretto sulla fascia come terzino sinistro, Paolo Perazzani tra i pali, sulla fascia destra, sempre come terzino, Lucio Guarinoni, ed Italo Badia, difensore-centrocampista di contenimento”. Gente di polmoni inesauribili, di grande cuore, ma verrebbe da dire persone fatte di…pasta buona. A chi dovesse, magari trovandosi nei paraggi di Isola Rizza, entrare nella bottega “Il Fornaio” subito i succhi gastrici si metteranno in moto per assaggiare le tante specialità (pane, pizze e pizzette, torte e tortine, dolci e dolcetti ed altro) sfornate ogni giorno dalla bottega, e è così ufficialmente e ininterrottamente dal 1992, e speriamo per decenni ancora…Assaggiare per credere!

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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