“Granata della busa” sanzenati, da oggi (ieri per chi legge) senza più il loro più longevo e rappresentativo “patriarca”: Gianfranco Casale, scomparso a 85 anni, ex calciatore professionista della Casertana, stessi colori indossati dai tanti campioni che sono passati, calpestando la “busa”, da anni, forse da troppi anni, vigilata silenziosamente dal mezzo busto in bronzo de “El Molena”, al secolo Arrigo Ligabò, talent scout rozzo, passionale, ma che inforcava la bici come gli occhiali che sapevano leggere il futuro da campione da lontano, il futuro delle giovani leve bianco-granata. Da quella “busa”, sempre più piccola per un contesto storico (ed economico) che ha costretto a vivere questi anni come l’atmosfera dell’austerity piombata in Italia nel 1974, causata dalla crisi del petrolio, grazie alla quale si andava tutti, alla maniera dei sudditi di Mao Tse-Tung, a piedi o in bicicletta, o nelle festività a bordo di un’auto che doveva avere – una domenica – l’ultima cifra della targa dispari, oppure la domenica successiva l’ultima cifra della targa pari. Erano gli anni in cui la cantera sanzenate aveva sfornato campioni del calibro del milanista tre volte scudettato Eros Beraldo (1955-57-59), facente parte del “diavolo rossonero” che contava sui prodigi balistici dell’uruguaiano “Pepe” Schiaffino, del trio delle meraviglie composto dall’ex pompiere Nordahl, dal “barone” Liedholm e dal guizzante Gren. Da lì, ancora prima che si inaugurasse il busto al “Molena”, era partita la favola di Sergio Carantini, difensore del L.R. Vicenza. Più tardi, ecco Damiano Tommasi da Sant’Anna d’Alfaedo, nazionale e vincitore dello scudetto con la Roma di mister Fabio Capello, oltre che impeccabile helladino; Guido Masetti. Poi Alberto Faccini, attaccante e futuro “alfiere” romanista, quindi Stefano Leso, mancata promessa del Perugia di Lucianone Gaucci, e tanti altri assi che rischiamo di dimenticare quando bisognerebbe citarli tutti, per non escluderne nemmeno uno. Io ricordo mio fratello Giorgio, classe 1960, attaccante mancino, statuario, scuola virtussina, e successivamente anche mister Umberto Urbani, l’ex centrocampista e diesse, ora talent scout al servizio del Team S. Lucia Golosine; classe 1970, ex Olbia ed ex Toro, Davide Bolognesi, anche Barletta, Casertana, Cavese, Prato e Viterbese.
Per non saltare l’attuale presidente, il dott. commercialista Luigi Buchi, classe 1963, milanista impenitente, anche se quando iniziò a gravitare nella Galassia A.C. San Zeno VR, scambiò Casale come il suo secondo papà, dopo il genitore, avvocato assicurativo, Vittorio, anche mister della Prima squadra dell’U.S. Virtus. E i più modesti come carriera, non invece come palpito cardiaco per la maglia granata: Riccardo De Pizzol, Pier Giorgio Troccoli, Matteo Biroli, Luca Grigolo, il futuro Papà del Gnoco, Andrea Bastianelli, detto “Bisteca”, “Candela”, tantissimi altri. Tra i dirigenti che hanno sfilato nel club del rione, capitale del Carnevale, Pietro Scandola, Germano Pistori, Pasquale Troccoli (padre di mister Piergiorgio), i fratelli Olivato (di cui uno anche Papà del Gnoco). “Ho perduto un’altra volta il papà” commenta con la morte nel cuore l’attuale presidente granata Luigi Buchi, ricordando e riuscendo a mettere in pratica i tanti consigli propinati a lui dall’ex Casertana, il quale, senza figli, aveva considerato l’A.C. San Zeno Verona come una sua creatura. Ma anche il rumeno Marian Ionita, l’attuale diesse lupatotino, ha trovato la valorizzazione personale e calcistica con i bianco-granata. “Buon viaggio, gran patriarca dei ‘granata della busa’ e grazie della grinta, dell’attaccamento alla maglia che ci hai trasmesso!” “E, se hai un minuto, caro Presidentissimo, salutami con un abbraccio fortissimo – che tu solo eri capace di dare quando la tua squadra vinceva – ad ogni tuo atleta! ‘Giorgione Chinaglia’, al secolo Giorgio Nocini, il mio fratellone!”
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it





