Come si dice spesso, in Italia ci sono tantissimi commissari tecnici: in pratica siamo tutti noi, pronti a criticare dall’esterno o a dispensare suggerimenti al Commissario Tecnico della Nazionale, ora affidata da alcuni mesi a Gennaro “Ringhio” Gattuso. Spesso però dimentichiamo che allenare non è semplice: è un mestiere complesso, ricco di difficoltà, che parte dal calcio professionistico e arriva fino ai dilettanti e persino al calcio amatoriale. Con questa curiosità, abbiamo posto una domanda ai protagonisti del calcio dilettantistico: Preferite allenatori che si fanno sentire con la voce dalla panchina, o quelli che lavorano soprattutto durante la settimana, preparando la squadra senza dover intervenire troppo in partita? “Ogni allenatore, così come ogni giocatore, ha il proprio credo e le proprie caratteristiche tecniche da portare in campo – spiega Filippo Tanaglia, difensore del Castelnuovo del Garda (Eccellenza) –. In carriera ho avuto mister molto sanguigni e altri più silenziosi, ognuno con i suoi pregi e i suoi difetti. Devo dire che il nostro attuale mister Alessandro Vecchione è un mix equilibrato: ha il giusto approccio, che mi piace molto. Sa quando usare “la carota” e quando il “bastone””.
A fargli eco è Filippo Albertini, portiere dell’Olimpica Dossobuono (Promozione): “Per me è un po’ diverso, perché il mio vero riferimento è il preparatore dei portieri. Però credo che un allenatore debba essere una via di mezzo: a volte silenzioso, altre volte autoritario. In partita vede cose che noi non notiamo, ed è giusto che le corregga, sempre con rispetto. Non si deve per forza parlare sempre lui: anche il vice può incidere, soprattutto se ha più personalità del primo allenatore. L’importante è che la squadra venga caricata in settimana e che, durante la gara, l’allenatore sappia incitare nei momenti giusti, senza esagerare”. Più netto il pensiero di Tommaso Conti del Saval Maddalena (Prima categoria): “Io preferisco un mister che lavora bene in settimana, preparando la partita nei minimi particolari. La domenica deve fare poco: solo qualche incitamento, ma senza esagerare”. Chiude il giro di opinioni Luca Zivelonghi, portiere del Real Valpolicella: “Direi una via di mezzo. Voglio che il mio preparatore dei portieri mi tartassi in settimana con consigli e correzioni, anche sottolineando i miei errori. La domenica però deve lasciarmi libero di esprimermi al meglio, senza incitarmi troppo dalla panchina. Il bastone e la carota? Possono essere utili, ma l’incitamento deve essere mirato, non continuo o frammentario”.
Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it





