giovedì, 16 Luglio 2026

Oggi

Lorenzo, nuovo centrocampista dell’Isola Rizza Roverchiara, è proprio un ragazzo…Doro!

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Ragazzo posato, di poche parole, uno dei nostri giovani della cosiddetta generazione Z, davvero senza grilli della testa. Che, badate bene, non significa che non voglia mordere la vita, ci mancherebbe!, ma che è cresciuto con le idde giuste – la voglia di portare avanti l’azienda di sottaceti avviata dall’ancora arzillo, l’87enne nonno Enzo – e la grande passione per il calcio a 11. Lorenzo Doro, classe 2005, lo trovi a Vallese, all’interno della ditta di famiglia, mentre opera con il fratello maggiore Mattia (classe 2000) e il cugino Manuel, figlio di Marco, fratello di papà Davide, un imprenditore molto accogliente, persona che diventa così personaggio per la grande umiltà che lo caratterizza. Del resto, dalle nostre parti – nel Veneto – si raccomanda che chi “arte non sa, bottega chiude”: bisogna sempre attenzionare il cliente, fidelizzare qualsivoglia di individuo che metta il piede in bottega, perché – si sa – il passaparola vale più di mille costose pubblicità, è il più efficace strumento di marketing. Lorenzo è il nuovo centrocampista di destra a disposizione del mister e notaio Claudio Berlini, il principale respondabile del doppio salto degli “Spallini del Piganzo” biancazzurri dalla Prima categoria alla Promozione e questa primavera alla storica Eccellenza, guadagnata sul campo e dopo aver vinto in trasferta i due turni di play off, il primo in casa del Team Santa Lucia Golosine, l’altro a Bresseo di Teolo, nel Padovano, in casa dell’Euganea Cervarese Rovolon. “Credo” si augura Doro “di nutrire, di covare gli stessi stimoli, la stessa adrenalina nell’affrontare una categoria nuova sia per il sottoscritto che per i miei nuovi compagni di gioco. Cercherò di profondere il massimo impegno e di dare il contributo in questa nuova, esaltante avventura!”

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Poche parole, ma ben calibrate per il giovane che ha dato i suoi primi calci al pallone nella Junior Oppeanese del presidentissimo Virginio Bottacini, ora figura di spicco nel vivaio isolarizzanoroverchiarese, guidato dal più alto scranno da Graziano Molinari (Responsabile del Settore Giovanile è Marzio Bonetti, che si avvale della preziosa collaborazione dello stesso Bottacini e dei fidi Marco Valdo e Marco Fiorini). “Dopo la Junior Oppeanese” precisa Lorenzo “(stagioni in borgo Venezia, nella Virtus Verona di Gigi Fresco. A 17 anni conosco il debutto nella Polisportiva rosso-blu guidata da mister Andrea Annechini, quindi, l’amara e inattesa retrocessione patita dopo la lotteria dei play out, con ben due “fantini” in sella al nostro gruppo, Enrico Fracasso e Simone Marocchio, tecnico subentrato a sole tre tappe dalla fine, chiamato dalla società a compiere l’impresa impossibile della conquista della salvezza”. Diplomato elettricista, Doro, suonata la campanellina della chiusura dell’azienda, con la sacca sportiva già preparata, quest’autunno lo immaginiamo volare verso l’impianto di via Sabbionare, in riva al Piganzo, il possibile “Franco Bonetti e Franco Brunelli”, teatro negli ultimi sei Tornei di ben tre balzi di categoria. “E’ la squadra del momento, sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori, proprio perché sta lasciando un segno tangibile nel nostro circo dilettantistico. Il modulo da me preferito è il 4-3-3: sono l’uomo a destra nella centrale disposizione a tre. Gioco a centrocampo, nel ruolo di mezz’ala d’inserimento, i numeri del mio repertorio li riconduco alla “scarica” col destro, nel recupero palla e nell’aggressività che ci metto nel pressing”.

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Quali sono i tuoi margini di miglioramento? “Devo crescere nella fase difensiva, perché sono uno che mi propongo molto in fase offensiva, e, quindi, rischio di pagare il fiato nella fase difensiva. Pensa che da piccola leva nella Junior Oppeanese, ricoprivo il ruolo di difensore”. La tua squadra del cuore, il tuo idolo? “La Juventus, mentre il mio idolo non poteva che essere Alessandro Del Piero, un grande, davvero, in tutto! Il calcio, oggi, è cambiato, la maggiore velocizzazione dei movimenti e l’aumento dell’aggressività ha fatto sparire fantasisti del suo calibro, favorendo la fisicità e l’atleticità di noi calciatori”. Provini sostenuti, sogni rinviati? “Ho sostenuto 7 provini al Chievo, 4 alla Virtus, 3 o 4 – non ricordo bene – al Mantova. Ma, a parità di destinazione, ho scelto il club borgo-veneziano”. Ed ora, ecco l’Eccellenza. Cosa rappresenta per un 20enne come te? “Un nuovo banco di prova: la società, dal presidente al mister fino al diesse Roberto Visentini hanno posto fiducia su di me: bene, significa che ora spetta a me rispettarla, contraccambiare la stima ripostami, facendo vedere quanto valgo”. Il tuo sogno di calciatore? E, quello da grande? “Di arrivare il più in alto possibile, perché nulla nel calcio è impossibile, è vietato o precluso. Il mio sogno lavorativo, invece, è quello di prendere in mano l’azienda di famiglia, di portarla avanti assieme a mio fratello Mattia e a mio cugino Manuel”.

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La redazione di www.pianeta-calcio.it

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