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martedì, 13 Aprile 2021

Lunardi (Scaligera): “Privi della partita, i ragazzini li alleni sull’attività situazionale e meno in quella analitica”

A luglio compirà 27 anni, ma la stoffa di mister – anche se non ama nè i riflettori né gli incensi – lui l’ha già. Una veste, quella di allenatore dei giovani (che svolge con tanta passione da qualche stagione), pronta, chissà, a indossarla un domani, quando si sarà deciso di appendere gli scarpini al fatidico chiodo. Parliamo di uno dei tanti nostri calciatori dilettanti che si dedicano, oltre che all’attività agonistica, alla cura ed all’insegnamento dell’abc del calcio delle più piccole leve. Alberto Lunardi, da Roverchiaretta, classe 1994, una laurea conseguita di recente, in Scienze Motorie, presso l’Ateneo scaligero, gioca – in difesa; una sorta di controfigura del compianto Giacinto Facchetti, asso della Nazionale e dell’Inter del “vecio” Angelo Moratti – nella Prima squadra della Scaligera in Prima categoria, e contemporaneamente guida i Giovanissimi 2007 (1° anno) giallo-rossi, future speranze del calcio di Isola della Scala. In questi soffertissimi mesi di look down, hai registrato una dispersione, un crollo di ragazzini agli allenamenti? “Sì, ma questo è successo, in maniera non pesante a livello di numeri, all’inizio, quando il Coronavirus, in autunno, si è rifatto più minaccioso di prima. Poi, anche i genitori si sono adattati, hanno deciso forse di convivere con la pandemia ed allora il gruppo è tornato a fare il pieno di presenze. Un grazie, però, devi farmelo rivolgere alla società Scaligera, la quale non ci ha mai fatto mancare nulla, fornendoci ogni volta il massimo supporto affinché tutte le sedute atletiche si svolgessero nel pieno rispetto dei protocolli sanitari, quindi, in sicurezza. Il vivaio della Scaligera, tutta la filiera giovanile non si è mai fermata, abbiamo cambiato l’allenamento da situazionale ad individuale. I ragazzi ogni volta arrivano al campo con tanto di mascherina sul volto, in campo si infilano gli scarpini, poi, terminato l’allenamento, tutti subito a casa propria”.

Che cosa ha tolto ai tuoi ragazzini il Covid-19 ? “Ha tolto l’ambizione, a livello competitivo, di confrontarsi con l’avversario, quindi, ha privato il ragazzo dell’emozione della vittoria o della sconfitta. Ed anche gli stimoli per allenarsi. Ho dovuto insistere molto sull’aspetto stimolante dell’allenamento per ottenere il miglioramento dell’atleta, per se stesso, e non in vista della gara che non si è mai potuta giocare, come sappiamo”. E, qual è l’aspetto positivo di questa peste del 2020? “Ha creato nei ragazzi la consapevolezza di alcuni particolari: hanno cioè cominciato a capire quanto fosse importante e al tempo stesso pericolosa per la salute anche dei propri cari la pandemia. Hanno cominciato a prestare attenzione a non contrarla per non trasmetterla agli altri, hanno sviluppato il concetto dell’aiutarsi, ad essere maggiormente uniti, a rispettare e a curare di più il proprio corpo, la propria igiene”. Vi siete allenati, dicevi, in maniera individuale… “Abbiamo, voglio spiegarmi, tolto la situazione; che è l’esercitazione, il contatto, l’avversario, il contrasto. E, questo su precisa indicazione, direttiva “sanitaria”, da evita-contagio, da evita-contatto. E, siamo passati a dedicarci a una situazione tecnico-analitica: non c’è la situazione agonistica e ci si focalizza sulla tecnica di base dei ragazzi, sulle componenti basilari del calcio (vedi, piedi, testa, petto, altro). Pochi giocatori per situazione, contando sulla rotazione, sull’utilizzo dei compagni di squadra, ma distanziati quel che serve. E, così si è lavorato sulla tecnica più che sulla gara, che chissà quando si riprenderà a gustare, a rivivere”.

Quindi, si è dato spazio a una serie di esercizi e componenti diversi dal solito… “A settembre, siamo partiti con allenamenti di normale consuetudine (con amichevoli) e siamo riusciti a giocare la prima gara ufficiale di stagione. Ci siamo allenati un mese e mezzo in maniera normale, fino a quando siamo passati ad allenarci in maniera individuale, togliendo cioè la situazione (esercitazioni, escludendo in maniera categorica il contatto, il contrasto, gli avversari). E, siamo passati a curare situazioni tecniche-analitiche, in cui non esiste più la situazione e ci si focalizza sulla tecnica di base dei ragazzi e sulle varie componenti del calcio (piede, petto, testa). Quindi, pochi giocatori per situazione e contando sulla rotazione, sull’utilizzo dei compagni, tenuti però a richiesta distanza, e lavorando così sulla tecnica piuttosto che sulla partita da affrontare in calendario. Abbiamo cercato di sviluppare le componenti essenziali che più ci interessavano, e che in un normale periodo – senza cioè la presenza del Covid-19 trovavamo meno spazio -, vedi la coordinazione individuale, l’equilibrio, la velocità, la rapidità. Ho usato meno l’attività analitica, perché distoglie troppo dal clima, dall’atmosfera della partita giocata o da giocarsi al sabato o alla domenica, e ho preferito orientarmi sull’attività situazionale, dove il giocatore lo si mette in una situazione più vicina ai vari aspetti che si verificano in una gara vera”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

(Nella foto grande Alberto Lunardi con tutti i mister delle giovanili giallorosse)

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