sabato, 14 Marzo 2026

Oggi

Marco Ottolini, dai nostri dilettanti a direttore sportivo della Juventus.

Marco Ottolini, professione "procuratore".

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Il 23 novembre del 2005 intervistammo l’attuale direttore sportivo della Juventus, Marco Ottolini, allora attaccante del Rivoli del presidente Mario Asco Adamelli che militava in Prima categoria. Ottolini, classe 1980, ha giocato per nove stagioni nel Brescia, dai Giovanissimi Regionali fino ai 21 anni, entrando anche nel giro della prima squadra in Serie B. Successivamente ha vestito la maglia del Cologna Veneta in Serie D. La domenica precedente a quell’intervista si era reso protagonista di una splendida tripletta, contribuendo al 4 a 0 con cui la formazione di mister Guerrino Gelmetti aveva superato il San Giovanni Lupatoto. Ma Marco non si è limitato a queste già significative esperienze. Qualche stagione prima, infatti, aveva avuto l’opportunità di giocare in Belgio con l’ex portiere del Brescia Gilbert Bodart. “È stata un’ottima esperienza – raccontava Marco – ma poi ho fatto una scelta di vita. Non volevo stare così lontano da casa. Non guadagnavo tantissimo e, con le numerose spese da sostenere, come l’affitto, per me non ne valeva troppo la pena. Ho preferito tornare in Italia”. A trattenerlo in patria forse fu anche la vicina laurea in Lingue, uno dei tanti obiettivi che aveva in mente. Già allora, infatti, Ottolini aveva le idee molto chiare sul proprio futuro. Intorno ai 22 anni aveva capito che difficilmente sarebbe riuscito a sfondare nel calcio giocato ad altissimi livelli, ma la passione era troppo forte per allontanarsene del tutto. “Circa tre anni fa, dopo il mio ritorno dal Belgio – ci spiegava – ho iniziato a collaborare con l’avvocato Luca Pelizzon, procuratore e agente FIFA, originario di Peschiera come me. Ha visto la mia passione e la mia propensione per questa attività, oltre alle mie conoscenze nel settore. La collaborazione è diventata sempre più intensa e mi sono inserito gradualmente in questo mondo. Grazie a lui ho imparato moltissimo e ho conosciuto diversi staff dirigenziali di club di Serie A e B, come quelli del Milan, in particolare il direttore generale Ariedo Braida, o dell’Inter e del responsabile dell’area tecnica Marco Branca. Ottimi rapporti anche con il Chievo e il direttore sportivo Giovanni Sartori. Siamo procuratori di giocatori importanti, come Walter Baseggio, e consulenti per l’Italia dell’Anderlecht”.

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Il legame con il Belgio lo portò a trascorrere circa 40 giorni a Bruxelles, dove seguì uno stage presso la Federcalcio belga e il Louviere, approfondendo aspetti tecnici e organizzativi. Fu proprio in quell’occasione che Marco capì quale sarebbe stata la sua strada. “L’anno prossimo – ci anticipava allora – sosterrò l’esame per diventare agente FIFA e procuratore a tutti gli effetti. Questo mi permetterà di essere più indipendente, pur continuando a collaborare con l’avvocato Pelizzon. So che sarà dura, ma il mio obiettivo è lavorare ad alto livello e creare una società di management per gestire a 360 gradi un numero ristretto di giocatori. Non voglio avere 15 o 20 calciatori e non riuscire a seguirli. Preferisco occuparmi di pochi atleti, ma accompagnarli in tutto: dalle assicurazioni all’automobile, fino alla pianificazione della carriera”. In questo percorso Marco ha avuto anche una guida importante: Robert De Pot, responsabile delle relazioni internazionali dell’Anderlecht e dirigente di lungo corso della Federcalcio belga. “È di origini mantovane, parla sei lingue e ha un’esperienza incredibile. Per me è come uno zio. Devo ringraziarlo per i tantissimi consigli che mi ha dato: il nostro è un rapporto speciale”. Il primo giocatore di rilievo seguito da Ottolini fu Stefano Mazzocco, conosciuto ai tempi del Brescia. “Siamo diventati amici e da lì è nata la collaborazione professionale. Partito dal Thiene, ora è al Cittadella. Ha rinnovato con noi e spero di portarlo in Serie A”. Già a 25 anni Marco stava trasferendo la propria esperienza ai giovani, consigliando anche i ragazzi della Primavera del Chievo, accompagnandoli in un percorso fatto di impegno e sacrificio, ma senza creare illusioni sulle difficoltà del mestiere. Oggi, guardando indietro, quelle parole suonano quasi profetiche. Se il buongiorno si vede dal mattino…

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www.pianeta-calcio.it (23.11.2005)

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