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sabato, 4 Luglio 2020
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    Matteo Manganotti (Unione La Rocca Altavilla) potrebbe tornare nel veronese

    Matteo Manganotti, ex Primavera del Verona e giocatore con più presenze nella nuova storia dell’Unione La Rocca Altavilla, si racconta a Pianeta-Calcio dopo gli ultimi due anni trascorsi nel vicentino con mister Luca Cortellazzi. “E’ stata un’esperienza splendida. Quest’anno ho avuto la possibilità di interfacciarmi con un girone tosto. E’ stato stimolante: mi piacciono le sfide e ancora di più mettermi in gioco. Anche il fatto di essere il giocatore con più presenze ne è una grossa soddisfazione per me. Peccato che il virus ci abbia fermato sul più bello.” Quale delle due annate è stata la tua migliore? “Sicuramente l’anno scorso con la Seraticense: non ci sono state interruzioni e abbiamo fatto un gran campionato nonostante la sconfitta nella finale play off. Inoltre dal punto di vista personale è stata una stagione di grazia, una di quelle dove ti riesce tutto quello che fai. Ho dato il mio contributo con 13 gol da mezza punta…” Anche se la mezza punta non è sempre stato il tuo ruolo, giusto? “Giusto. Sono diventato un giocatore molto duttile negli anni: ho iniziato nel Verona da esterno alto, ma già con il Castelnuovo, grazie ad un mister fondamentale per me come Gigi Possente, mi sono adattato al ruolo di terzino. Poi a Legnago ho alternato un po’ questi due ruoli, mettendo a segno anche due gol in serie D. Una splendida soddisfazione. Se dovessi definirmi direi di essere una mezz’ala offensiva, che è stato anche il mio ruolo di quest’anno”.

    L’annata migliore qui a Verona, invece? “Difficile a dirsi. Ho vissuto stagioni molto intense anche qui. I sei mesi al San Giovanni del mio omonimo mister Manganotti sono stati splendidi, ma anche le esperienze al Castelnuovo e al Legnago mi hanno fatto crescere moltissimo e mi hanno regalato grandi soddisfazioni. Posso dire che da dopo Legnago ho iniziato a pensare più seriamente anche ad un futuro parallelo al calcio, cominciando ad attribuire sempre maggior importanza allo studio”. Prima di queste esperienze hai anche vissuto a pieno regime le giovanili dell’Hellas Verona… “Anni che non dimenticherò mai. Giocavo al San Zeno del Presidente Casale. La chiamata del Verona arrivò per me e altri miei compagni. Non stavamo più nella pelle. Poi iniziò la trafila: dai giovanissimi alla Primavera ho ricordi splendidi, indelebili. Il più rilevante è stato senza dubbio aver affrontato Pippo Inzaghi (quel giorno in campo con la Primavera del Milan). Mi sarebbe piaciuto giocare un po’ di più in Primavera, ma c’è da dire che mi contendevo il posto con nomi importanti e gli infortuni purtroppo non mi hanno dato una mano…”

    Ti è mancata Verona negli ultimi due anni? “Si, mi è mancata. Specialmente quest’anno che ero nel girone vicentino. Sono state due annate importanti per me: il gruppo è splendido e mister Luca Cortellazzi mi ha dato veramente tanto. Voglio assolutamente continuare a giocare a calcio e ammetto che tornando a Verona sarebbe più facile per una questione lavorativa, ma con questo non escludo la possibilità di restare ancora a Vicenza. Vedremo cosa succederà durante l’estate…”. Il calcio dilettanti riparte a settembre? “Lo spero. Il calcio mi manca davvero tanto. E’ una passione primordiale per me e mi è capitato di scendere di categoria o rinunciare a stipendi più alti per abbracciare progetti in cui credevo al 100%. Fare previsioni è difficile, soprattutto ora che si stanno ancora decidendo le sorti di quest’annata, ma sono sicuro che presto ne sapremo di più…”. Il virus cambierà il volto del calcio? “Questo non lo so, ma mi piacerebbe che l’astinenza dal campo contribuisse a rafforzare la passione, la coesione dei gruppi. Sono dell’idea che troppi soldi rovinino l’essenza del calcio. Certo, essendo stato stato studente per anni capisco l’importanza di un rimborso spese. Ha fatto comodo anche a me. Credo però che, soprattutto nei dilettanti, il fulcro di tutto debba essere il divertimento…”

    Riccardo Padovani per www.pianeta-calcio.it

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