Il punto della situazione sull’operazione “Penalty” e alcune opinioni dal mondo dilettantistico veronese. Lo scorso 29 ottobre, la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha messo in luce un’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. L’operazione, soprannominata “Penalty”, ha portato all’arresto di Luigi Catanoso, l’arbitro promotore delle irregolarità, e di altri quattro soggetti ritenuti partecipi e finanziatori. Il procuratore Giuseppe Borrelli, tramite varie interviste, ha spiegato come funzionava il meccanismo: “Venivano scommesse ingenti cifre su partite dei campionati Primavera, Primavera 2 e Serie C. A quel punto, Luigi Catanoso aveva il compito di individuare colleghi e corromperli, in modo da far indirizzare le partite verso determinati risultati”. Le indagini erano partite a gennaio 2024, dopo che era stato segnalato un flusso importante di scommesse sulla partita Benevento vs Cesena, di Primavera 2. Le successive attività della Procura della Repubblica reggina non hanno evidenziato alcun collegamento tra l’associazione a delinquere e società calcistiche o calciatori. Sulla questione sono intervenute alcune figure del panorama dilettantistico veronese, dando il loro parere sulla vicenda.
Un giovane arbitro della sezione di Verona ha espresso il suo punto di vista: “Credo che tutto nasca da un’esigenza economica. Fino alla Serie C o B, l’arbitro non riesce a guadagnare abbastanza per farlo come lavoro, quindi credo che i finanziatori abbiano fatto leva su questo” – ha continuato – “Ovviamente, da arbitro, provo disappunto. L’arbitro è colui che fa rispettare le regole in campo e lo spirito del gioco, lo dice l’articolo 5 del regolamento: di sicuro non è stato questo il caso”. Il giovane direttore di gara ha poi concluso: “Fatti come questo rischiano di compromettere la credibilità dell’associazione. Già la figura dell’arbitro è spesso presa di mira – lo noto anch’io, pur arbitrando nelle basse categorie – e questioni come queste non aiutano di certo il nostro ambiente. Fino alla Serie A o Serie B, noi arbitriamo principalmente per passione”. Sul caso è intervenuto anche Federico Bonsaver, giocatore classe 2003 attualmente svincolato e allenatore nel settore giovanile del Pescantina Settimo. “Credo che questo fenomeno di corruzione sporchi e vada in forte contrasto, eticamente, con i valori che lo sport deve rappresentare nell’ambiente giovanile. L’unico pensiero che i ragazzi devono avere è quello di giocare al massimo e di sognare in grande. Una possibile soluzione è quella della prevenzione: allenatori, dirigenti – ma più in generale la società – hanno il compito di educare i ragazzi, in modo che facciano propri i giusti ideali dello sport che amano”.
Infine, ha espresso il suo parere Emanuele Battocchio, storico allenatore del San Marco Borgo Milano, attualmente capolista del girone “B” di Terza Categoria. Il mister ha spostato l’attenzione sul carattere sociale del fatto: “L’aspetto economico e sociale della questione trascende quello dell’etica sportiva. Quello delle scommesse, come delle tangenti o degli appalti, è un male della società difficilmente risolvibile. L’uomo, per natura, è corruttibile di fronte al Dio denaro, specialmente nelle basse categorie, come in questo caso” – ha dichiarato –. “Anche il calcio è vittima di questi interessi economici. Basti pensare che molte società calcistiche professionistiche hanno come sponsor siti di scommesse: ciò non aiuta”. Sulle possibili soluzioni: “Bisognerebbe togliere la possibilità di scommettere, anche se sono consapevole che non succederà mai. Una possibile misura sarebbe quella di infliggere sanzioni più pesanti, in modo da scoraggiare chiunque voglia emulare tali azioni” – ha concluso.
Roberto Deiana per www.pianeta-calcio.it





