“Picchio” De Sisti: “I nostri vivai stanno recuperando”

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Ieri pomeriggio, sulle tribune del “Remo Soave” di Nogara, a guardare il nipote, l’avanti 2006 Giacomo Arduini, anche “Picchio” Giancarlo De Sisti, classe 1943, anni trascorsi nella Fiorentina, chiusura di carriera nella sua Roma, campione d’Europa con gli azzurri nel 1968 e vice-campione del mondo a Messico 1970, dietro al grande Brasile che stregò gli azzurri ed incantò il pianeta, quello di Pelè, Gèrson, Jairzinho, Rivelino, Zé Maria, Tostao, Carlos Alberto, Clodoaldo, Edu (4 a 1 per i “carioca” del cittì Mario Zagallo, e 3° trionfo dei sudamericani il 21-6-1970 a Città del Messico).

“La situazione dei vivai italiani? Diciamo che stiamo recuperando posizioni e la Nazionale di Roberto Mancini lo sta, oggi come oggi, dimostrando. Le grandi “cantere” del nostro Paese continuano ad essere l’Atalanta, l’Inter, la Roma, il Torino, ma anche la Fiorentina, club a cui va dato il merito di non aver mai abbandonato l’idea di coltivare questo tipo di progetto giovanile”.

La presenza degli extracomunitari nei nostri vivai non ostacola, a detta di “Picchio”, l’emergere dei nostri talenti: “Il fenomeno non lo si può certo nascondere: è il campo che parla; e, poi, i nostri ragazzi provenienti da altri Paesi, o i naturalizzati italiani, qui da noi come in Europa si sono ben integrati nelle nostre fucine giovanili e potrebbero garantire il ricambio generazionale. A livello di scouting, serve l’occhio lungo per capire se, oltre al fisico, un ragazzo ha la testa e la voglia di emergere. L’Italia sa copiare le cose buone degli altri club, delle altre Nazionali, ma ha sempre un’ottima fantasia. Comunque, in Italia i giovani buoni li abbiamo; e la Nazionale lo sta dimostrando oggi”.

In Italia, continua ad essere dura la vita dei mister: “Per forza: il mister ha un contratto annuale ed è vincolato, pressato dal risultato: Che deve raggiungere subito, dando alla sua squadra la piacevolezza di quel gioco che attira, attrae i tifosi”.

Il calcio e i nostri giovani: “Devono divertirsi, devono giocare pensando che è un bellissimo gioco e cercando di scimmiottare dai campioni o dai talenti di altre Nazioni o club ciò che può essere a loro utile. Senza porsi troppe illusioni nella sicurezza di sfondare nel calcio. Devono mettercela tutta, ma, se la carriera non verrà, devono non farne una malattia”.

Giacomo Arduini, l’eredità di “Picchio” De Sisti: “No, io e mio nipote a livello di caratteristiche non ci assomigliamo: io giocavo a centrocampo, lui più avanti. Lui gioca veloce ed è mancino. Ha testa più che il colpo di testa, ma la prima condizione è molto importante nel calcio. Ma, lasciamolo crescere perché ha molti margini di miglioramento, alla pari di tutti i suoi coetanei. Ha tanto entusiasmo e, soprattutto, è un ragazzino molto serio”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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