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domenica, 17 Ottobre 2021

Pietro Leso, portiere ex attaccante e futuro architetto, crede nella salvezza del suo Mozzecane

Alla pari di altri più noti giocatori professionisti, Pietro Leso, classe 2000 (è nato il 15 novembre), lupatotino, è il classico portiere finito tra i pali dopo aver maturato anni di esperienza come attaccante. “Sono nato calcisticamente punta all’ACD Pozzo, dove Marco Fagnani mi ha indirizzato verso il ruolo di portiere. Per alcune stagioni ho ricoperto il doppio ruolo sia nella Paluani Life (come portiere) sia nel Parona di mister Lino Salgarollo, come attaccante”. Due stagioni alla Virtus Allievi in veste di “saracinesca”, ruolo ribadito successivamente all’Aurora Cavalponica per tre campionati, tutti in Promozione, partendo dal debutto ancora 16enne”. Alto 188 centimetri, iscritto al Politecnico di Milano, al Polo di Mantova Architettura, Pietro oggi nel Mozzecane di mister Andrea Matteoni si sta giocando il posto di titolare con Umberto Gottardi: “Mi sto trovando benissimo, qui si respira un clima familiare. Il gruppo è formato più che da atleti da amici, uniti in campo, negli allenamenti e nelle gare ufficiali, ma anche fuori dal contesto calcistico. Abbiamo tutte le carte in regola per poter raggiungere una salvezza senza patemi, che è l’obiettivo primario che ci ha chiesto la società guidata dal presidente Riccardo Montefameglio”.

Cerca di descriverti tra i pali… “Sono uno che parla tanto, che chiama la difesa, mi piace fare gruppo. La mia prerogativa è il senso della posizione, mentre so di dover migliorare il pieno auto controllo generale del mio corpo, sveltire i passi. Però, se serve, a volte, faccio anche il gatto, sfodero tuffi felini”. Pietro fa parte anche del Talent Keeper, l’Associazione dei portieri che cura la crescita, la tecnica, lo sviluppo degli aspiranti “guardiani dei pali”: “E’ più che altro un’occupazione estiva, nell’organizzazione c’è anche Marco Fagnani. Ci alleniamo in via Sogare e in altri impianti sportivi, durante il periodo in cui non si gioca a calcio”. I rigori, da piccolo, li ha sempre calciati, da aspirante bomber di razza: “Ora mi piacerebbe batterli anche in categoria ma non mi è mai capitato finora di andare sul dischetto. Se ciò accadesse, beh, li batterei di potenza perché questi sono i più difficili da neutralizzare”.

Cosa serve per essere un buon portiere? “Equilibrio, carattere forte, saldezza di nervi, cercare di far ragionare la squadra nei momenti più delicati della gara. Il nostro è un lavoro che impegna molto la testa. E, guai a perdere la concentrazione: rischi di non farti trovare pronto, magari, all’unica vera ghiotta occasione degli avversari!” Il Chievo, la squadra del cuore, Sorrentino l’idolo, anche se nel suo cuore c’è posto anche per Marc Andrè Ter Stegen, l’estremo difensore tedesco in forza al Barcellona. Quali le favorite del vostro girone di Eccellenza? “Il Vigasio, ma quasi tutte in generale, in quanto sono tutte avversarie ben attrezzate, le quali non ti regalano niente. Noi dobbiamo ricordarci che è la prima stagione che militiamo in Eccellenza, e, quindi, siamo in dovere di portare rispetto a tutte quante le concorrenti”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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