sabato, 14 Marzo 2026

Oggi

Sempre meno arbitri nei dilettanti: tra passione, pressioni e violenze

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Il calcio in Italia continua a essere una passione capace di coinvolgere tutti: uomini e donne, calciatori, allenatori, dirigenti e tifosi. Sui campi della nostra provincia la voglia di correre dietro a un pallone non manca mai. C’è però una figura fondamentale senza la quale il gioco non potrebbe esistere e che oggi sta diventando sempre più rara: l’arbitro. Le polemiche sull’operato dei direttori di gara non mancano nemmeno nel massimo campionato di Serie A, dove ogni decisione finisce sotto la lente d’ingrandimento di addetti ai lavori e tifosi. Ma se arbitrare ai massimi livelli è difficile, lo è ancora di più nei nostri campionati dilettantistici e giovanili, dove spesso mancano tutela e collaborazione. Fare l’arbitro richiede tempo, sacrifici e spesso significa sottrarre spazio al lavoro e agli affetti personali, dovendo anche sopportare una forte pressione psicologica. Ma nei dilettanti c’è ancora voglia di fare l’arbitro? La passione non manca, ma il problema principale resta il continuo bisogno di nuove reclute. L’Associazione Italiana Arbitri organizza periodicamente corsi gratuiti, a livello nazionale e regionale, per ragazzi e ragazze tra i 14 e i 40 anni. I corsi offrono la divisa ufficiale, rimborsi spese per ogni partita arbitrata e la tessera federale che consente l’ingresso gratuito negli stadi. Nonostante queste opportunità, però, trovare nuovi arbitri non è semplice. “È vero, non è facile trovare nuovi arbitri – spiega Claudio Fidilio, presidente della sezione AIA di Verona – a causa della violenza che a volte si consuma sui campi di gioco e della poca collaborazione da parte delle società. Gli arbitri servono, ma nessuno fa davvero qualcosa per aiutarli. Noi come sezione non demordiamo e continuiamo a organizzare corsi per reclutare ragazzi e ragazze che vogliono arbitrare, ma purtroppo le iscrizioni sono poche”.

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Dello stesso avviso è anche l’ex arbitro Germano Zerbetto (ora Responsabile della comunicazione del Calcio Desenzano), che in carriera ha diretto circa 350 partite tra settore giovanile, campionati di Serie D e Primavera: “Mi piacerebbe vedere sempre più giovani avvicinarsi a questo ruolo, ma purtroppo non è così. All’inizio i ragazzi sono motivati, attratti da una nuova esperienza, da un piccolo rimborso e dalla possibilità di entrare gratis negli stadi. Poi però arriva la selezione e non tutti sono portati. Se aggiungiamo anche la spada di Damocle della violenza che talvolta si verifica sui campi, molti rinunciano. Ed è davvero un peccato. Per fare l’arbitro serve soprattutto carattere e bisogna saper sopportare una forte pressione psicologica. Due aspetti che per i giovani di oggi non sono affatto facili da affrontare. Dopotutto l’arbitro è l’unica figura contestata da entrambe le squadre e dirigere una partita significa spesso esporsi agli insulti”. La carenza di arbitri non riguarda soltanto l’Italia. Anche nei campionati minori di Francia, Germania e Spagna si registra lo stesso problema. Un segnale che dovrebbe far riflettere tutto il mondo del calcio. Una cosa è certa: l’abitudine di insultare e aggredire verbalmente l’arbitro durante le partite è diventata una vera e propria malattia sociale che rischia di rovinare lo spirito del gioco. Senza arbitri il calcio non esiste, e forse è arrivato il momento che tutti, dirigenti, giocatori e tifosi, se ne ricordino. Meditate gente, meditate.

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Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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