mercoledì, 12 Agosto 2026

Oggi

Si è spento Franco Baresi, leggenda del Milan e del calcio mondiale.

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Se ne va un’altra leggenda del calcio italiano e mondiale. Si è spento oggi, all’età di 66 anni, dopo una lunga battaglia contro la malattia scoperta la scorsa estate, lo storico capitano del Milan e della Nazionale, Franco Baresi. La sua scomparsa lascia un vuoto immenso nel mondo del calcio, che perde uno dei difensori più grandi di tutti i tempi. Esattamente un anno fa, in seguito a un controllo medico di routine, gli era stata diagnosticata una nodulazione polmonare. Baresi si era quindi sottoposto a un intervento chirurgico mini-invasivo per l’asportazione del nodulo, perfettamente riuscito, al quale era seguita una terapia di consolidamento. Nei mesi successivi aveva fatto sperare tutti, tornando anche a San Siro nel dicembre scorso per assistere a una partita del suo Milan e partecipando, lo scorso febbraio, alla cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina come tedoforo. Negli ultimi giorni, però, le sue condizioni si sono aggravate a causa del ritorno della malattia. Questa volta il “Capitano” non è riuscito a vincere la sfida più difficile. Se ne va così una bandiera irripetibile del Milan, simbolo di lealtà, eleganza e attaccamento alla maglia, capace di scrivere pagine indelebili della storia rossonera e del calcio mondiale. Il suo nome resterà per sempre scolpito nella memoria degli appassionati e nel cuore di intere generazioni di tifosi.

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Vi ripresentiamo la bella intervista fatta il 3 gennaio del 2007 dal nostro direttore di testata Andrea Nocini al grande Franco Baresi, storico libero del Milan e della nazionale anni ’80 e ’90 e allora allenatore della Primavera rossonera, avvicinato in occasione di un’amichevole dei rossoneri milanesi presso un campo sportivo della nostra provincia. Una intervista registrata tra mille difficoltà, dai tanti ragazzi che attorniavano l’ex capitano rossonero in cerca di autografi alla fretta del campione stesso, personaggio decisamente timido e introverso e, in ogni caso, non proprio amante delle interviste. Lui stesso rivelerà a Nocini di aver rilasciato la sua intervista più lunga in occasione della vittoria della Coppa Campioni: si trattò di una registrazione di appena 67 secondi. Il nostro direttore, come vedremo, riuscirà a trattenere il prestigioso ma fugace personaggio per quasi 6 minuti. Un altro, piccolo record coniato da Andrea Nocini, direttore, lo ricordiamo, di un sito nato, prima di tutto, nell’ottica di un respiro locale. “Grazie per le belle parole” – risponde timidamente Baresi, con la voce tremula e sottile di chi preferisce la riservatezza – “saluto tutti gli ascoltatori e gli appassionati di calcio. Buone feste, buon Natale e felice anno nuovo.”

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Superati i doverosi convenevoli, il nostro direttore parte subito in pressing: “Tu hai vinto tutto…cos’è che non hai vinto?” Dopo aver quasi fatto piangere per la commozione una persona seriosa e riservata come il direttore di “Libero” Vittorio Feltri, il nostro direttore riesce anche a strappare dei sorrisi ad un personaggio come Franco Baresi che, come abbiamo detto, alle interviste non risponde mai volentieri, né a cuor leggero: “Se hai detto che ho vinto tutto..!” ride, a metà tra il divertito e l’imbarazzato. “Ma io volevo provocarti, apposta!” insiste Nocini, incalzando l’ex difensore. “Io credo di essere molto soddisfatto di quello che sono riuscito ad avere” – spiega Baresi – “per le soddisfazioni che ho avuto con il Milan, quindi credo di aver fatto una carriera molto importante, lunga… credo che, come calciatore, non posso pretendere di più.” “Qual è il ricordo più bello che hai di quel Milan?” domanda poi il direttore, aumentando il forcing. “Mah…” – pensa l’ex capitano di Milan e nazionale – “ce ne sono diversi… Chiaro che la prima volta che ho alzato la Coppa Campioni rimarrà sempre…la mia prima soddisfazione importante, dopo lo scudetto…” “La più grande amarezza? Forse la conosciamo…” prosegue Nocini, alludendo alla sciagurata finale persa ai rigori ai Mondiali USA 1994. “Anche quelle, purtroppo,” – sospira Baresi – “quando si arriva a grandi traguardi, si possono avere…qualche finale persa di Coppa Campioni, la finale in America ai Mondiali, che per me era un’occasione irripetibile…sai, campionato del Mondo, ai rigori…c’è un po’ di amaro in bocca.”

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“Esiste un giocatore “alla Baresi”?” domanda poi Nocini, cambiando argomento. “No” – ride ancora una volta l’ex libero, confermandosi arcigno difensore anche riguardo se stesso – “credo che ognuno debba avere la sua personalità, il suo tipo di gioco, le sue caratteristiche… Franco Baresi è stato Franco Baresi, e oggi c’è Cannavaro, c’è Thuram, c’è Nesta, c’è Paolo Maldini…ognuno ha le proprie qualità e deve sfruttarle.” “Qual è il giocatore” – insiste il nostro direttore, cambiando fronte offensivo di gioco – “che nel tuo ruolo è stato il più forte al mondo, secondo te?” E qui, anche un gran baluardo come Franco Baresi è costretto a vacillare: “Mi prendi un po’ in contropiede!” – ammette, da buon intenditore di azioni difensive. Non avremmo saputo dirlo meglio – “Tra tanti campioni, io ho ammirato tanto Gaetano Scirea, ho ammirato Franz Beckenbauer, Krol, Passarella…tutti grandi campioni che hanno fatto la storia del calcio.” Preparata accuratamente l’azione d’attacco grazie ad una fitta rete di passaggi degna del miglior Milan sacchiano, il nostro direttore tenta l’affondo decisivo sfornando una domanda da finale di Coppa Campioni: “E’ più difficile” – chiede – “fare l’allenatore della Primavera del Milan o giocare una finale dei Mondiali?” “Devo dire” – sorride per la terza volta il tenebroso milanista. La domanda deve essergli piaciuta – “che ad allenare i giovani ci sono delle difficoltà: ci vuole pazienza, però ti danno anche soddisfazione… Nel campionato Primavera incontri già squadre toste, organizzate…non è facile.”

“Hai un carattere molto riservato” – avanza Nocini, palla al piede – “Sergio Zavoli, grandissima firma e maestro italiano, ti ha definito come “l’esempio, l’icona dello stoicismo, uno che non molla mai…”. Cosa rispondi?” “Mah” – commenta Baresi – “sicuramente rispondo che, come carattere, sono abbastanza introverso. Però è chiaro che, come calciatore, non mollavo mai…son cresciuto dal niente, quindi davo sempre il meglio, il massimo, cercando sempre di essere da sprone per i compagni.” “Gattuso ti può somigliare un pochino” – domanda ancora il direttore, stavolta timido nell’affacciarsi nella metà-campo avversaria – “o stiamo facendo un parallelo troppo sballato, stiamo tirando il pallone in tribuna?” “No…” – altro sorriso. E con questo sono quattro – “che Rino sia un giocatore di temperamento, di grinta, sicuramente è vero, però…è un altro ruolo, un altro giocatore.” “C’è qualche giocatore della Primavera che ci puoi indicare,” – Nocini tenta il traversone a centro area – “qualche “gioiellino”?” Ma l’area di rigore, si sa, è proprietà privata dell’ex libero rossonero: “Ci son dei ragazzi interessanti, non vorrei far dei nomi…” – spazza via – “L’importante è che tengano la testa a posto, sulle spalle. A questa età è fondamentale che sappiano che la strada è molto lunga.” Un intervento deciso, risolutore, “con mestiere” si dice, ad allontanare la palla e gridare “suu!” per far salire la squadra. La porta è al sicuro.

“Ultima domanda” – chiude il nostro direttore, comunque soddisfatto della partita – “Il gol più bello di Franco Baresi, l’autorete più clamorosa, e l’errore che non rifaresti…” “Ne ho fatti pochi, di gol!” – ricorda, sereno – “Ne ricordo uno in campionato, con la Roma, uno in Coppa Italia con il Torino, ma…sono gol non bellissimi! Di autogol ne ho fatto qualcuno, ma non ne ricordo di clamorosi…qualche deviazione, ma niente di particolare!” Ed eccoci al dunque, la terza e più delicata parte della domanda… ma, ancora una volta, Baresi si salva in calcio d’angolo: “Errori… purtroppo nella vita si fanno” – devia, generalizzando – “si sbaglia, l’importante è capire, guardare avanti e sbagliare sempre meno!” “E Beppe, come sta?” – alleggerisce Nocini, chiedendo del fratello nerazzurro – “Sta bene” – spiega Franco – “allena nelle giovanili dell’Inter, sta lavorando anche bene, ha sempre delle buone squadre. Ci facciamo concorrenza anche qui, nel settore giovanile! Ok…” e con questo “ok”, si capisce che il grande Franco Baresi deve “scappare”. L’intervista si conclude così, dunque, e nella fretta e nella concitazione, il nostro direttore non è riuscito a fare all’ex campione rossonero altre due domande da Coppa Campioni, ovvero riguardo al ritiro della maglia numero 6 da parte del Milan e a quel Pallone d’oro, strameritato e mai ricevuto… Pazienza, direttore: il tuo bellissimo gol lo avevi già segnato, riuscendo ad intervistare, nonostante le suddette difficoltà e la sua reticenza alle lunghe dichiarazioni, un altro, indimenticabile, leggendario mostro sacro del calcio italiano di tutti i tempi.

Luca Corradi per www.pianeta-calcio.it (3 gennaio 2007)

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