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7/12/13
INCONTRI RAVVICINATI: CARD. FRANC RODE'

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><>IL CARD. RODE':"DA PICCOLI GIOCAVAMO ALLA GUERRA">>
Lo sport, il calcio in particolare, è rimasto un sogno nel cassetto quand'era ragazzo per il cardinal Franc Rodé e il suo Paese – la Slovenia –, assediata dal Comunismo, appena terminata la Seconda Guerra Mondiale. "Giocavamo a simulare la guerra" ricorda il porporato "non esistevano discipline agonistiche nella mia città natale (23 settembre 1934) di Rodica di Lubiana". Nel 1945 la sua famiglia è costretta ad emigrare prima in Austria e poi in Argentina, mentre Rodè consegue il dottorato in Teologia nel 1968, materia che insegnerà poi a Lubiana. Nel 1997 diventa arcivescovo di Lubiana e primate di Slovenia, Papa Benedetto XVI lo innalza alla dignità cardinalizia il 24 marzo 2006. E' membro delle Congregazioni per il Culto e la Disciplina dei Sacramenti e per i Vescovi; ed anche del Pontificio Consiglio della Cultura.

Ha mai giocato a ragazzino nella sua Lubiana?

"A calcio, si giocava poco in quel tempo perché c'era la guerra e tutti i gruppi più numerosi di ragazzi venivano sospettati dai tedeschi che volessero preparare una congiura, un complotto. Giocavamo alla guerra, portavamo dei fucili di legno e facevamo i soldati, inscenando una sorta di simulazione di guerra".

Poco calcio – ha detto -, ma, basket?

"In quel tempo, il basket non era così diffuso, popolare, come lo è invece adesso".

Qual è stato il momento della sua vita in cui si è sentito più felice?

"Una volta come studente a Parigi, ero fuori Parigi e leggevo un libro del filosofo veronese Romano Guardini, "Il Dio vivente", e ho scoperto al suo interno un capitolo - "Dio consola" –: ebbene, una bellezza straordinaria! Mi sentivo così emozionato, che mi sono inginocchiato di fronte a un albero nel bosco e pregavo, pregavo il Signore per la Sua bontà e il Suo amore che si manifesta nella natura. Un altro momento bello della mia vita è stato l'anno scorso, in Dalmazia: di notte, mi misi a contemplare il cielo e le sue innumerevoli stelle. Era una splendida notte trascorsa nel Mediterraneo, avvolta dal torpore di quella zona, e io dicevo "Signore, tu hai creato tutto questo. Oggi sappiamo che l'universo è molto più grande, più esteso, più immenso di quello che si pensava prima. Abbiamo scoperto che solamente nel nostro sistema solare ci sono 17 miliardi di stelle più grandi della terra. E, allora, Signore, perché questa ricchezza, Signore, perché quest'abbondanza, questa enorme grandezza del Tuo Creato?". Ed ancora: "La mia grande gioia, Signore, è poterTi dire Tu, Signore, non sei - come dice Papa Francesco - uno spray, Tu hai un cuore, tu hai un viso, e io posso rivolgermi a Te e dire Tu, Signore, che sei l'Amore, hai creato tutte queste cose. O, come dice Dante, "Tu, Signore, che hai creato il sole e le stelle"".

Parole, immagini davvero suggestive, Eminenza...

"Un altro momento bello della mia vita mi è capitato nel 1996, quando ero qui a Roma al Consiglio della Cultura, e sono stato invitato da Papa Giovanni Paolo II ad accompagnarlo nella Sua visita al mio Paese, la Slovenia. Ero nell'aereo, insieme al Santo Padre, ha voluto che si scattase una foto, e, tra me e me, riflettevo mah, guarda come è la storia: dieci anni fa partivo dal mio Paese ancora sotto una dittatura comunista, dove non c'era nè la libertà della Chiesa né quella di pensiero, né di espressione, ed adesso rimetto piede nel mio Paese, libero dal Comunismo, ed indipendente. E, con il Papa entriamo nel mio Paese: beh, mi è sembrato uno dei momenti più belli della mia vita".

Cos'è che l'ha provata, colpita in maniera forte?

"La perdita della casa e della patria: nel 1945, quando il Governo Comunista si installò nel mio Paese, la Slovenia, tutta la famiglia è dovuta partire per l'Austria, io ho provato un enorme dolore per questa perdita della patria, della casa paterna, dei parenti e degli amici. Trovarsi, da un momento all'altro, in una terra straniera, in una terra sconosciuta, tra gente che non ti conosce, che parla un'altra lingua, è stato una grande prova per me. Però, questo ha dato a me e alla mia famiglia la forza di resistere e di adattarsi ad ogni situazione, senza mai lasciarsi sconvolgere da queste avversità, ma di trasformare una situazione negativa, avversa, in un qualcosa di positivo, di bello, e, soprattutto, di trovare la forza per potere andare avanti".

Era diventato uno "straniero in casa sua" a Lubiana, il giorno che il Governo Comunista gli ha detto che doveva andarsene, o no?
"Sì, sì".

L'Aldilà come se lo raffigura, come sarà?

"Guardi, Sant'Agostino dice: "Nell'incorruttibilità del corpo e nell'immortalità dello spirito, dell'anima contempleremo l'infinita bellezza del volto di Dio". Ed, allora, io penso che il mio corpo e la mia anima, tali quali sono, saranno trasformati, riportati in un corpo spiritualizzato, glorioso, in un corpo spirituale - come dice San Paolo -, che partecipa alla visione di Dio. E questo avverrà su una terra nuova, sotto cieli nuovi: ed ecco che lì incontreremo i nostri cari, gli amici, i parenti e tutti quelli che abbiamo conosciuto qui e che abbiamo amato e dai quali siamo stati amati. E, tutto questo, in una comunione di indicibile bellezza ed armonia con tutti. Ed io oso sperare che il tutto avvenga in compagnia anche degli animali, dei cagnolini, dei gatti, delle mucche, dei cavalli, deli uccellini, dei fiori, che ha contornato la nostra esistenza terrena; impossibile pensare che non li ritroviamo assieme a noi, un giorno, in cielo. E per quale motivo, poi, tutto questo creato che Dio ha fatto sulla terra, dopo la fine della storia e del mondo, non ci si deve riproporre nell'altra Vita? Io penso di sì, invece".

Cos'è che le dà più fastidio e cosa invece la commuove?

"Quello che mi dà fastidio è spesso un non rispetto della verità da parte dei Mass Media, per colpa di troppa ideologia, troppa manipolazione, troppa volontà di dominare la gente attraverso i canali, i mezzi della Comunicazione, la stampa, la televisione, i giornali. Lasciamo la gente libera, evolversi nella libertà e nel rispetto degli uni e degli altri, nel rispetto della dignità dell'uomo. Cos'è che mi tocca? La presenza della Chiesa, della Chiesa cattolica, la costruzione dell'edificio più bello, più sontuoso che è stato costruito dal nostro Signore nella storia, e che è tutt'ora tra noi, e che rimarrà tra tutte le difficoltà. La Chiesa, guardi, è la nostra patria spirituale; senza la Chiesa, io mi sentirei straniero in questo mondo. Quello che mi fa stare qui, trovarmi bene qui sulla terra, è la presenza della Chiesa, e il fatto di essere figlio della Chiesa, membro di una Chiesa "...una, santa ed apostolica"".

Le sue origini?

"Eravamo un pò sopra la media. Mio padre faceva un pò di commercio ed aveva terre. No, no, non ero figlio unico: sono il settimo ed il più piccolo. Diciamo che provengo da una famiglia di agiati contadini".

I timori quotidiani e le certezze di Sua Eminenza Franc Rodè?

"Di paure non ne ho; neanche le malattie mi mettono paura: siamo nelle mani di Dio e dobbiamo accettare il destino di ogni persona umana; che sappiamo come finisce. E finisce nella speranza di essere solo – la vita terrena – un passaggio verso una Vita migliore, verso un'esistenza altra. La speranza è il grande messaggio che la Chiesa ci trasmette ogni giorno. La certezza? Io potrei recitare il "Credo" e tutta la mia certezza è raccolta in questa preghiera. E, sempre Guardini, dice che l'essenza del cristianesimo e della nostra Fede potrebbe ridursi in queste parole: "Aspetto la risurrezione dei morti e la Vita del mondo che verrà". Ecco, nel "Credo" è custodita, conservata la grande speranza".

Il suo motto araldico?

"La frase è tratta da un antico scrittore sloveno del 15mo secolo, Primoz Trubar, religioso, protestante, e "Stati inu obstati" significa "State in piedi e permanete solidi e fiduciosi nelle vostre convinzioni!" La metà del campo, su fondo blu, in oro, riporta le strisce che erano, nel Medioevo, il segno dei guelfi. Dall'altra parte, c'è la rosa, che in greco si dice "rodos", e il mio cognome è Rodè. Ma, la rosa può essere anche il simbolo della Madonna o il simbolo della fragilità umana – come dice il poeta francese Paul Claudel – "la rosa, con la sua fragilità, ci parla dell'Eternità, ci orienta verso l'Eternità"".

Qual è il peccato mortale più grave che l'essere umano può commettere? Non ammettere, forse, l'esistenza di un Gesù Cristo Salvatore?

"Io credo che sia il peccato contro lo Spirito Santo; che il Signore dice "che non sarà perdonato nè adesso nè nel mondo a venire". E' il negare la "luce". E non conoscere la "luce". Uno vede la "luce", ma uno dice che la "luce" non c'è, non esiste. Oppure, uno che vede in Cristo l'espressione del Dio, ma, poi, afferma no, questo non è Dio. Ecco, questo, per me, è il peccato più grande".

E, possiamo chiudere, Eminenza, dopo quanto di bello ci ha raccontato, con una frase cara al grande filosofo tedesco del 700 Immanuel Kant: "Mi commuove il cielo stellato sopra di me e il rigore morale dentro di me"?

"Sì, sì, bello! Penso che sia una delle frasi più belle che abbia detto Immanuel Kant, ed anche delle più belle, diciamo, come espressione della filosofia umana".

<>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 3 dicembre 2013>

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