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22/4/07
INCONTRI RAVVICINATI : MARCO FOLLINI

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>SENATORE FOLLINI: “ANCHE IN POLITICA LA PALLA E’ ROTONDA”>>

Il senatore della Repubblica Marco Follini è l’ospite del nostro direttore Andrea Nocini ai microfoni di Pianeta-Calcio..

Nato a Roma il 26 settembre 1954 e attivo in politica dal 1977 (Democrazia Cristiana), Follini è stato per anni esponente di spicco dell’UDC, abbandonata nel 2005 per fondare il movimento politico Italia di Mezzo, confluito poi nell’attuale Partito Democratico.

Tra le altre cose anche facente parte del consiglio di amministrazione della Rai (1986-1993), ricopre per qualche mese la carica di vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi e, nel 2006, viene eletto senatore.

Un’occasione invitante per il nostro direttore per sdrammatizzare un po’ il clima politico, attraverso l’accostamento di un campo così delicato e problematico, quello della politica appunto, a un altro (in teoria) più leggero, più trasparente forse, di sicuro più piacevole.
E più verde, anche: il campo di calcio.

Nel corso dell’intervista, da non perdere anche gli interventi di un altro collaboratore del nostro sito, Alessandro Gonzato, nonché di Niccolò Martini, voce storica dei programmi calcistici Nociniani nonostante la giovane età.

Nocini: Senatore, noi trattiamo di calcio dilettantistico, quindi quel calcio vero, quel calcio in cui non dominano né il doping né la partita doppia…esiste un po’ di verità in questo calcio, come dice Darwin Pastorin…

Follini: La provincia italiana, con tutte le sue virtù!

Nocini: Chi è la volpe e chi il leone, nel suo ultimo libro?

Follini: La volpe e il leone sono due figure che a suo tempo raccontava Machiavelli, la volpe per dire la furbizia e il leone per dire la forza.
Io le ho usate per spiegare che, quando politica e morale si incontrano, bisogna essere furbi ma non troppo e forti ma non troppo, e non a spese degli altri.
Bisogna trovare la misura giusta, l’equilibrio.

Nocini: Lei si sente più volpe o più leone?

Follini: Come volpe non valgo granché, nel senso che non sono uno furbo, come si dice.
Come leone, combatto quando sono convinto delle cose, anche con una certa passione.
Però, ripeto, sono convinto che la politica debba sempre trovare una misura, non debba mai eccedere.
In questo sono un tipico moderato.

Nocini: Lei ha mai giocato a calcio?

Follini: Io giocavo alle elementari, perché i miei genitori mi mandarono alla scuola americana, allora in inglese zoppicavo.
I miei compagni giocavano a baseball e a rugby e io non ero assolutamente della partita, e quindi mi consolavo giocando a calcio.
Fino ai 10-12 anni ho giochicchiato discretamente, poi è stato un declino inesorabile.

Nocini: In che ruolo giochicchiava?

Follini: A centrocampo, facevo il regista.
La mia passione calcistica di quegli anni era Gianni Rivera, ero dalla parte degli “abatini” e trovavo le polemiche di Brera un po’ immeritate. Ero molto ammirato dalla limpidezza di gioco di Rivera, e quando poi l’ho conosciuto nella vita politica mi ha colpito anche come persona.
Ma a vederlo giocare incantava.

Nocini: Quindi lei ora si ritrova vicino di banco dell’onorevole Rivera…

Follini: Sì, politicamente siamo dalle stesse parti, e poi io sono milanista, fede calcistica che condivido con Berlusconi, da cui mi dividono tante cose, ma non il calcio!

Nocini: Qual è il giocatore, italiano o estero, che le piace di più attualmente?

Follini: Tra i giocatori italiani mi piace molto Gattuso, perché ha una grinta straordinaria che ammiro…se uno la grinta ce l’ha la coltiva dentro di sé, se uno pensa di non averne abbastanza si fa ammiratore della grinta altrui.
E poi mi piace Cassano…io qualche anno fa fui eletto deputato a Bari, città che vive nel mito di Cassano, e mi ha sempre molto colpito la sua personalità ruspante, irregolare, la difficoltà di stare dentro le regole. Però è un talento calcistico notevole.

Nocini: Dopo che lei ha scomodato Machiavelli, noi scomodiamo anche il Manzoni, il quale diceva appunto che “il coraggio uno non se lo può dare”… Ma a livello calcistico, nazionale, lei chi vede coraggioso? Più il presidente della Juve o più quello dell’Inter?

Follini: Io non mi intendo abbastanza di calcio per giudicare questo campionato, queste squadre.
L’Inter ha questo momento di fulgore ma ha avuto anche tanti anni opachi, che erano invece gli anni della Juventus… Le ripeto, sono un ammiratore dei colori rossoneri e, anche se la squadra vive un momento non felicissimo nel campionato italiano, il mio tifo resta lì.
Non mi sento di giudicare i presidenti di Inter e Juventus.
A Moratti riconosco di averci messo dentro una grande passione, un grande cuore, e questo è un dato che credo meriti rispetto anche da parte dei cugini rossoneri.

Nocini: Chi è la volpe e chi il leone oggi, nel calcio italiano, dopo Moggiopoli?

Follini: Beh no, questa è una domanda che dovrei fare io a lei!

Nocini: Infatti volevo portarla nel mio campo, ma lei da buon regista è stato molto bravo a passare la palla…ma mi piace stuzzicarla! Lei, tifando Milan, ha ancora un po’ un piede a destra, anche se adesso è andato dall’altra parte…

Follini: Sì, ripeto: mi dichiaro berlusconiano, ma solo calcisticamente!

Nocini: E’ superstizioso?

Follini: Assolutamente no.
Esco tranquillamente il venerdì 17, e se incontro un gatto nero non mi faccio scrupoli.

Nocini: Le passo uno dei miei giovani collaboratori, Alessandro Gonzato, che le farà una domanda.

Gonzato: In un periodo in cui la serie A lancia giovani talenti (penso a Paloschi, a Balotelli, a Giovinco), le chiedo: quando è che la politica italiana lascerà spazio ai giovani talenti?

Follini: Guardi, lei ha centrato il problema principale della politica italiana!
Cambiare registro, cambiare uomini, saltare una generazione o due.
Nel calcio non possiamo pensare di schierare in campo Burgnich e Altafini.
Nel calcio abbiamo ragazzi di 18 anni che entrano in campo e segano gol, e dobbiamo scommettere che anche in politica si affermi una nuova generazione.

Gonzato: E come si può fare?

Follini: Una parte importante ce l’hanno gli elettori, che ovviamente dovranno scegliere.
E se scelgono di premiare squadre più giovani credo che facciano un servizio al paese.
Poi, certo, i partiti devono attrezzarsi per affrontare i prossimi anni non nel segno della conservazione e tutela dei gruppi dirigenti che esistono, ma nel segno del cambio.
A me pare che Veltroni qualche passo in quella direzione lo stia facendo.
Altri passi dovremmo farne tutti.
Io ho 50 anni, in questo Paese chi ha 50 anni in politica sembra un giovanotto, ma credo che sia arrivato il momento di aprire la strada a un ricambio che porti alla guida dei partiti e del Paese gente che ha 30, 35, 40 anni, come in tutti gli altri Paesi del mondo.

Gonzato: Le lancio un’ultima provocazione: però Veltroni non è che sia proprio un Paloschi della politica, più che altro è un Marco Ballotta anche lui, non è certamente un giovane di primo pelo…

Follini: Io l’ho trovato straordinariamente giovanile nel modo di esporre i suoi argomenti. Dopodiché, un dirigente politico non è che si improvvisa: per giocare a calcio vanno bene 20, 25 anni e a 30 anni uno ha già il fiatone, per la politica serve un po’ di esperienza in più, ma non troppa.
E un po’ di slancio, e quello slancio lo dovremmo recuperare tutti.
Senza, però, una dittatura generazionale: io non credo che dobbiamo imporre il ricambio come fosse l’undicesimo comandamento.
Credo che, se la politica si sforza di andare in quella direzione, aiuta molti giovani a riconciliarsi con lo Stato.

Nocini: Le passo ora Niccolò Martini, che è il più giovane dei miei preziosi collaboratori.

Martini: Le chiedo, senatore, se secondo lei nelle prossime elezioni il Partito Democratico potrà giocare un ruolo un po’ alla Inter, cioè spiazzando completamente i suoi avversari.

Follini: Guardi, le elezioni sono un po’ come il campionato, non si può dire chi vince prima.
Mi verrebbe da dire, con la frase dei commentatori sportivi, che la palla è rotonda.
Vale anche per noi.
Io credo che la partita sia molto aperta e, come si dice sportivamente, vinca il migliore.
Ma è importante che ci sia incertezza, perché l’incertezza sul risultato credo che concorra ad appassionare le persone e a far percepire come decisivo ogni singolo voto.

Nocini: Senatore, io volevo salutarla con una critica costruttiva presente nel suo ultimo libro (“La volpe e il leone”, Sellerio, Palermo):
“venendo ai nostri giorni, siamo al fallimento dei padri perché, alimentando gioiosamente il debito pubblico nell’ebbrezza dell’edonismo reaganiano di d’agostiniana memoria, hanno sottratto il futuro economico ai propri figli, ma soprattutto non li hanno educati a prendere nelle proprie mani il loro futuro.
Un paese popolato di bamboccioni, tanto per dirlo alla Padoa Schioppa, amorevolmente accuditi e vezzeggiati da madri e padri, nonni e zie non necessariamente vecchie.
Un paese prono alla pochezza morale, all’anoressia creativa.
Spetta quindi alla generazione invisibile dei 30-40enni farsi avanti per arrestare il declino della società italiana…”

Follini: Credo che le cose stiano un po’ così.
Naturalmente, farsi avanti non significa soltanto dar di gomito per arrivare prima degli altri, ma caricarsi sulle spalle la responsabilità di decidere per il bene del Paese e anche, qualche volta, di prendere decisioni non facili, perché la politica non è sempre accarezzare i propri tifosi per il verso del pelo, qualche volta è anche andare controcorrente.

Nocini: Che ruolo ha giocato fino ad ora in politica?

Follini: La politica di questi anni era un po’ come il calcetto, nel senso che non c’erano zone di campo affidate a ciascuno di noi: si correva su e giù e uno era contemporaneamente difensore e attaccante.
Io sono stato per molti anni un suggeritore, forse il ruolo che mi è più congeniale.
Per un periodo poi sono stato schierato a centro-attacco, ho segnato qualche gol, ho subito qualche fallo e sono ancora in campo.
Non intendo giocare tutta la vita, ma penso di poter dare ancora un piccolo contributo.

Nocini: Si è mai commosso, lei, nella sua vita?

Follini: Sì, tante volte.
Però parlo della commozione privata, legata agli affetti, alle amicizie, alle relazioni personali. Politicamente, credo ci voglia molta passione, ma deve essere una passione fredda, le emozioni vanno distillate.

Nocini: E quando sente un inno, come quello di Mameli, penso si commuova anche lei, o no?

Follini: Guardi, io sono abbastanza compassato, non sono uno che gira con la bandiera.
Però ci sono, nella vita di tutti e anche nella vita dei Paesi, dei momenti che commuovono.
Per esempio, sentendo la figlia di Pezzullo, il militare assassinato in Afghanistan, dire con grande semplicità ma anche con grande intensità “esponete la bandiera sulle finestre di casa vostra e così onorerete mio padre”, ho trovato quelle parole e quel modo di dirle assolutamente commoventi.
Poi, sono cose che uno si porta dentro, non sono cose che si esternano, almeno da parte nostra. Però sono parole che mi hanno colpito molto.

Nocini: Ultima domanda. Lei è cattolico: dove metterebbe calcisticamente Papa Wojtyla, dove Ratzinger, dove Giovanni XXIII?

Follini: Allora guardi (sperando di non essere blasfemo!)… Calcisticamente, Giovanni Paolo II è stato un grande centrocampista che qualche volta, però, ha portato la palla in avanti e segnato molti gol di persona.
Benedetto XVI è un centravanti autorevole, impressionante per la sua forza.
Giovanni XXIII è un terzino che è stato capace, molte volte, di sorprendere portando avanti un gioco molto innovativo.

<>A cura di Luca Corradi>

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