Il ruolo del preparatore dei portieri è importante quanto delicato. Giocare in porta è completamente diverso dal ricoprire qualsiasi altra posizione in campo. Il portiere, in un certo senso, è solo, anche se fa parte di una squadra. Le responsabilità sono enormi e un errore tra i pali può costare molto caro. In questa nostra piccola inchiesta abbiamo chiesto a tre preparatori: rispetto a dieci anni fa, fare il portiere è davvero cambiato? Oggi è necessario saper usare anche i piedi, sia per lanciare i compagni sia per avviare l’azione dalla propria area di rigore? Federico Cargnel, preparatore dei portieri dell’Audace Calcio, ci spiega: “Sicuramente il ruolo si è modificato nel corso degli anni, con un’evoluzione tecnica e un cambiamento dei parametri di riferimento. Il portiere moderno è, di fatto, un difensore aggiunto alla squadra. Deve essere bravo sia con le mani sia con i piedi: è diventato a tutti gli effetti un giocatore di movimento. L’allenatore tiene sempre più in considerazione il suo contributo, anche come punto di riferimento della difesa. Aggiungo che chi fa il portiere deve essere un po’ pazzo: estroso, capace di fare gruppo e pieno di fantasia tra i pali. Deve avere sensibilità nelle mani, una buona visione di gioco, essere statuario sulla linea di porta, leader in campo e acrobatico nei tuffi e nelle uscite. Per me sono tutte qualità fondamentali. Come preparatore, lavoro molto sul divertimento, cercando di variare spesso gli esercizi. A volte sfido i miei portieri: nell’ultima sessione di allenamento, per esempio, ho proposto loro dei lanci lunghi da fuori area verso la porta avversaria. Mi piace la sana competizione tra portieri, anche in vista della scelta di chi giocherà titolare la domenica. Una rivalità che, però, deve sempre convivere con l’amicizia. La competizione è necessaria e contribuisce ad aumentare l’autostima, ma tra loro devono esserci rispetto e sostegno reciproco. Sono soli, tra virgolette, ma fanno parte di un gruppo coeso”.
Carmine Moreno, del Saval Maddalena, che sottolinea soprattutto gli aspetti caratteriali e mentali del ruolo: “A mio parere, un portiere deve continuare a crescere nella testa e nel cuore, sentendosi orgoglioso della casacca che indossa. Saper usare i piedi, oltre alle mani, è ormai indispensabile. Il calcio di oggi è intenso e caratterizzato da una forte pressione. Quando si entra in campo bisogna avere la mente libera, essere sicuri dei propri mezzi tecnici e saper guidare la difesa con personalità. Come dico sempre ai portieri che alleno durante la settimana, loro sono gli occhi della squadra. Con le loro parate possono davvero determinare una partita, nel bene e nel male. È importante saper parlare ai compagni, incitarli e capire quando è il momento giusto per richiamare l’attenzione della difesa, anche con una strigliata, se necessario. Insomma, il portiere deve essere un veterano in campo”. A chiudere l’inchiesta è Paolo Ambrosi, preparatore attualmente in cerca di squadra, racconta invece: “Mi piace tantissimo allenare i portieri perché mi fanno rivivere le emozioni che provavo quando giocavo in porta. Hanno fame di imparare e amano trascorrere molto tempo sul campo per allenarsi. La mia soddisfazione più grande è vederli diventare sempre più bravi, maturi e pronti per salire di categoria. Oggi il portiere deve essere praticamente un libero aggiunto, bravo ad avviare l’azione dal basso e disinvolto nei disimpegni. Avere buone qualità tecniche anche con i piedi rappresenta senza dubbio un valore aggiunto, sotto tutti i punti di vista. Quando valuto un portiere, guardo soprattutto la reattività, la forza esplosiva, la lucidità e la tranquillità tra i pali. Amo i portieri che parlano tanto, dirigono la difesa con attenzione e si fanno sentire dai compagni con autorevolezza. Quando inizio la preparazione estiva, ripeto continuamente gli stessi concetti perché voglio che entrino subito nella testa dei ragazzi: un portiere deve parlare tanto, giocare alto ed essere coraggioso nelle uscite. Nel mondo dei dilettanti considero i portieri dei veri professionisti. Li stimolo continuamente e li responsabilizzo, come meritano. Per diventare forti bisogna anche saper leggere gli errori dei compagni in difesa e intervenire rapidamente per porvi rimedio. Concludo sottolineando un aspetto fondamentale: il preparatore deve andare a vedere i propri portieri durante le partite della domenica. Solo così, il martedì successivo, può analizzare con loro in allenamento ciò che hanno fatto bene e gli errori commessi in gara”.
Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it





