Per Carletto Salardi sono già quattro le promozioni in serie “D”

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Carlo Carletto o se preferite Carlito Salardi, ex portiere di quel Lonardi San Floriano che a cavallo degli anni 80-90, vinceva in ogni angolo del Veneto, oggi si diletta ad allenare i portieri. “Diciamo che non è proprio da oggi, ho smesso di giocare nel lontano 2003-04 ma spinto dalla passione e soprattutto dall’emozione che ancora attingo da questo sport,  ho continuato come allenatore dei portieri”.

Quattro volte promosso dall’Eccellenza alla serie D? “Si, la prima volta esattamente dieci anni fa, stagione 2008-09 a Villafranca assieme all’allenatore Alberto Facci ed all’amico Roberto Di Stefano detto “Didi” (nulla a che vedere col grande talento brasiliano…), un sodalizio durato ben tredici anni ricchi di promozioni e di salvezze miracolose. Poi sempre assieme a Vigasio nella stagione 2015-16 saliti tramite i play off, idem lo scorso anno ancora a Villafranca”.

Poi il terzetto si divide… “Ma sai, dopo diversi anni forse si ha voglia di nuove sfide o di stimoli un tantino diversi; quest’anno è stato per me un anno fantastico, ho nuovamente vinto il campionato col Vigasio targato Mario Colantoni in modo strepitoso, ed ho conseguito anche il patentino di allenatore UEFA B”. Quindi sono quattro promozioni dall’Eccellenza alla D… “Vero, ma sto già pensando alla quinta…”

Allenare i portieri cosa vuol dire per te? “Allenare i portieri ritengo che sia una “mission” derivata dall’amore verso un ruolo particolare, complesso spesso epico ed in continua evoluzione. Credo che solo chi l’ha svolto riesca a comprenderne a fondo tutte le sfaccettature e i vari aspetti che il ruolo comporta. Psicologicamente è senza dubbio il ruolo più difficile e un allenatore che ha vissuto gli stessi stati d’animo del suo portiere, è senz’altro avvantaggiato su come consigliarlo. E poi l’evoluzione del ruolo porta ad un continuo aggiornamento tecnico. Se penso che quando giocavo io potevo raccogliere con le mani i retropassaggi dei compagni…”

“Oggi è richiesta una buona tecnica podalica che un tempo non era così importante, ed un atteggiamento tattico molto aggressivo; senza però dimenticare tutte le altre caratteristiche “storiche” che rendono questo ruolo particolarmente complesso. Attenzione, coordinazione, velocità, esplosività, tempo di reazione, tecnica di tuffo, lettura della traiettoria, tempismo, presa, coraggio, carisma ed altro ancora. Ce ne sono, diciamo che oggi un portiere di calcio è più simile ad un super-uomo o super-donna, che ad un calciatore.”

Quali sono i tuoi progetti futuri? “Intendo collaborare ancora con la società Vigasio che mi ha proposto un programma fitto ma anche molto ambizioso come nello stile del suo presidente Cristian Zaffani, ed in linea col mio pensiero che è quello di non accontentarsi mai. Mi piacerebbe poi iscrivermi al corso allenatori portieri professionisti di Coverciano per vedere a che punto sto con la mia personale preparazione. Sempre beneficiando del supporto affettivo e comprensivo che mia moglie Barbara non manca mai di farmi avere, e dei miei splendidi quattro figli Pietro, Giorgia, Giovanni e Paolo, miei meravigliosi supertifosi”.

la redazione di www.pianeta-calcio.it

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