San Giovanni Ilarione: la penisola della felicità si chiama Sinaj

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Prim’ancora delle sue due triplette firmate in queste prime 9 giornate di campionato (all’Illasi e al Bovolone), nel girone “B” di Prima categoria, con la maglia del San Giovanni Ilarione, Stiven Sinaj, con la “j” finale di Juventus (“ma, io tifo Milan, eh!”), la punta albanese arrivata quest’estate dall’Altavalle del Chiampo in forza ai “Leoni della Lessinia orientale” sguinzagliati da mister Fabio Gonella, ci ha colpito per il suo cognome. Che non ha nulla a che fare con la penisola a Nord-Est dell’Egitto, quella appunto del Sinaj, punto di congiunzione, spartiacque tra il Continente africano e quello asiatico, méta, attrattiva di tanti turisti, che vogliono contemplare la bellezza del non molto distante Mar Rosso: “No, sono nato in Albania, a Fier, vicino a Valona, il 10 luglio 1993. Sono arrivato in Italia, ad Arzignano, all’età di 7 anni, scappando via dal conflitto civile che scoppiava, tra il 1997 e il 1998, nel mio Paese. Mio papà lavorava nel Vicentino, come operaio in una conceria, già dal 1990, quindi, ha voluto mettere in salvo tutta la sua famiglia, radunandoci in Italia”. Oggi Stiven lavora come impiegato, dopo la Maturità di Ragioneria, in un’azienda che tratta le pelli, sempre ad Arzignano: “L’Italia mi sta dando tutto quello che il mio Paese non riusciva ad offrirmi: un lavoro, una famiglia e il gioco del pallone. Ho iniziato nel Garçia Moreno, poi, due anni – dal 2008 al 2010 – ho militato nell’A.C. Sambonifacese, prima negli Allievi Nazionali (mister Maurizio Battistella) e successivamente nella Berretti Nazionale (mister Flavio Carnovelli)”.

Il debutto di Sinaj con la categoria che conta – la serie D – avviene nel Montecchio Maggiore di “patron” Romano Aleardi: “Ho collezionato un paio di presenze, facendo sponda con gli Juniores Nazionali bianco-rossi. Poi, due stagioni, sempre con i montecchiesi, in Eccellenza, quindi, alcune stagioni in Promozione punteggiate da infortuni, prima al Boca Ascesa Liona, poi, al Sarego, e la 1^ categoria al Chiampo, dove con i giallo-verdi abbiamo vinto il campionato”. Una parentesi al Sovizzo, quindi, l’Altavalle del Chiampo del presidente e suo primo estimatore Flavio Cavallaro; che l’ha rivoluto due stagioni più tardi nei rosso-verdi alto-vicentini: “L’anno scorso” continua la sua storia Stiven “ho militato nell’Altavalle del Chiampo, e quest’estate, dopo alcuni anni di corteggiamento, ho ceduto al San Giovanni Ilarione. In una ventina di minuti raggiungo il “San Giovanni Bosco: in pratica, devo scavalcare il monte che divide il confine veronese con la vicentina vallata di Chiampo”.

Club, quello biancazzurro, che l’ha saputo accogliere nel migliore dei modi, favorendo anche la sua esplosione: “Sì, il fatto che ci aiuta molto, di avere alle spalle una società molto organizzata ed appassionata, mi ha permesso – finora – di arrivare alla doppia cifra in 8 gare giocate, firmando dal dischetto un solo gol: e, quella che sto vivendo, è la miglior media realizzativa mai toccata da me in precedenza”. Non era mai capitato a Sinaj di griffare triplette: “Ho sempre registrato una buona media realizzativa annuale (sui 15-17 centri), ma triplette solo qui, le ho firmate a San Giovanni Ilarione. Gli assist non mancano, l’affiatamento anche, segno che il gruppo funziona che è una meraviglia!”

Un ragazzo contento della vita e di quello che dalla vita in generale ha ottenuto fino ad ora, Stiven: lo avverti sia dal tono della voce che dalla vivacità della conversazione: “Le papabili al titolo? Il Chiampo, di sicuro; poi, potrebbe inserirsi il Casaleone e la Pro San Bonifacio. No, non credo al Sovizzo: spero di essere smentito dai fatti, ma ritengo che i bianco-nero-verdi berici perderanno terreno”.

L’obiettivo primario dei sangiovannei di mister Fabio Gonella e del diesse Omar Rossetto è la salvezza: “Poi, a febbraio-marzo, vedremo dove potremo arrivare”. Punta alta circa 182 cm, a Sinaj, piede preferito il destro, il numero che gli viene meglio è il tiro a giro: “Anche se quest’anno ho segnato in tutte le maniere: di testa, anche di sinistro e su punizione. Sono uno che ama aiutare i compagni e rientrare a centrocampo, senza necessariamente dover aspettare la palla sul piede, lassù, in area. Mi piace anche far da chioccia ai tanti giovani che stanno germogliando, in particolare, mi piace l’esterno alto, classe 2000, Luca Gagliotto. E’ uno che, quando è in giornata, sa fare la differenza”. La sua “fede calcistica” è il Milan: “Ho tutte le maglie di Ibra, da quando giocava nel Malmoe fino al Los Angeles Galaxy. Mi mancano, a dire il vero, quelle indossate dall’asso svedese alla Juve e al Milan, ma è lo stesso”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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