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giovedì, 11 Agosto 2022

Mister Peter Taccardi non vede l’ora di iniziare la sua avventura alla guida della Scaligera

Cambio sulla panchina della Scaligera del presidente Luca Melotti e del diesse Andrea Corsini (neo dimissionario), dopo il 9° posto ottenuto nella stagione appena conclusa nel girone “B” di Prima categoria, la società giallorossa ha deciso l’avvicendamento in panchina con mister Peter Taccardi che prenderà il posto di Piergiorgio Troccoli. Taccardi arriva dall’esperienza dell’anno scorso alla guida del Povegliano nel campionato di Promozione: “La mia collaborazione con le “libellule biancazzurre” è terminata a fine aprile dopo la sconfitta nel girone di ritorno contro il Pgs Concordia. La società, dopo quella partita, scelse di cambiare allenatore richiamando Lucio Beltrame per cercare di dare una scossa alla squadra. Decisione che io ho accettai senza nessun contrasto e in piena sintonia con il direttore sportivo Flavio Dal Santo. Dispiace molto per il triste epilogo che ha poi portato alla retrocessione in Prima categoria dopo i play-out persi contro l’Audace calcio. I ragazzi ce l’hanno messa tutta ma purtroppo non è bastato. E’ stata una stagione impegnativa ma molto formativa sotto tutti i punti di vista. Si sapeva fin dall’inizio che il nostro obiettivo era la salvezza da conquistare giornata dopo giornata. Qualcuno ci dava già spacciati prima ancora di iniziare il campionato. Personalmente ho raccolto grosse soddisfazioni ed ho potuto lavorare liberamente esprimendo la mia idea di calcio, questo anche grazie all’apporto dei molti giovani che facevano parte della rosa della prima squadra del Povegliano (ben 17 ragazzi su 24 erano fuori quota). Indipendentemente dal risultato sportivo, il riuscire a valorizzare i giovani è stato per me un valore fondamentale, quasi più importante di una vittoria”.

Grande passione e voglia di vincere, ma che altro serve per poter fare bene ad un allenatore del nostro pianeta dilettanti? “Il conoscersi e sapersi adattare alle esigenze della società e della propria squadra, cercando di creare, con loro, la giusta alchimia. Riuscire “a far gruppo”, sia con la squadra che con lo staff dirigenziale, permette spesso di sopperire alle criticità. Bisogna avere, a mio avviso, un continuo colloquio costruttivo che ti permetta di sapere immediatamente se ci sono carenze e insoddisfazioni. Bisogna mantenere, insomma, il polso della situazione”. Quali sono i mister che ti hanno allenato da giocatore che porti ancora nel cuore? “Ricordo con piacere Germano Pistori, che mi ha allenato quando giocavo a Pescantina. Un grande conoscitore del calcio dilettantistico della nostra provincia, ma anche un bravo tecnico molto attento ai dettagli e ai minimi particolari. Ma vorrei anche citare l’ultimo allenatore che ho avuto quando vestivo la maglia del Mercurio, Doriano Pigatto. Allora forse non avevo capito alcuni suoi aspetti, ma negli anni successivi ho saputo apprezzare le sue grandi doti umane, oltre ovviamente a quelle tecniche. Avere ritrovato entrambi contro in campionato, nelle file del Concordia, è stato per me davvero molto emozionante”.

Ma è davvero cambiato il modo di giocare ed allenare una squadra di calcio? “Ti ringrazio molto per questa domanda, in quanto mi era già stata rivolta in precedenza da un tuo collega, di un altra testata. Tuttavia male interpretata che ha suscitato reazioni poco piacevoli per i diretti interessati. Vorrei sottolineare che, in questi ultimi anni, alcune situazioni serie e preoccupanti (Covid-19, crisi economica, guerra tra Ucraina e Russia ed altro) hanno portato le società sportive a ridimensionare nettamente i loro budget stagionali. Di questo ne hanno risentito, in primis, le strutture organizzative. Lo ribadisco fortemente e voglio dire che tutte le società sono state semplicemente eroiche a portare avanti il calcio, cosa che di questi tempi non era assolutamente facile. Con forte passione e spirito di sacrificio l’anno scorso hanno tutte potuto terminare i loro campionati. Tuttavia è indubbio che sotto l’aspetto qualitativo qualcosa viene a mancare e a livello di campo volente o nolente, ne risente a sua volta. Di fronte ad un minor budget finanziario bisogna fare per forza delle rinunce. Di conseguenza il modo di allenare deve adattarsi ai giocatori che ti vengono messi a disposizione dalla società. Da un lato è ancor meglio, perché vedi la vera passione del calcio, ma dall’altro, dovendo in alcune categorie giocare obbligatoriamente con tre giovani in campo, che a loro volta arrivano da due anni di inattività, devi allenare con ritmi fisici più blandi (con alto rischio di infortuni dovuti al lungo periodo di inattività) e soprattutto tattici dovendo in alcuni casi ripartire da zero. Ho notato lo scorso anno tanti errori nei fondamentali commessi durante il campionato. Il tornare alla quasi normalità e soprattutto riuscire a terminare i campionati stessi, è stato comunque positivo e di buon auspicio”.

Si parla nella prossima stagione di costituire gironi di campionato a 18 squadre, che ne pensi? “La ripresa a 18 squadre sarebbe sinonimo concreto di “vera ripartenza”. Credo che dopo due anni lunghissimi e difficili a combattere duramente contro con questo terribile virus, sia più che “testata” la gestione e la convivenza con il Covid-19, varianti permettendo. Pertanto, io sono più che favorevole a formare dei gironi a 18 squadre. Da capire però le modalità di eventuali ripescaggi qualora fossero necessari al fine del completamento dei gironi stessi, che in questo caso sarebbero ridotti rispetto la scorsa stagione. Ma questo credo che sia il problema minore per la Federazione Italiana Gioco Calcio”. Ora ripartirai dalla panchina della Scaligera, in che maniera affronterai questa tua nuova avventura? “sono molto carico e pronto a dare il mio contributo con il massimo dell’impegno e con molto umiltà”.

Roberto Pintore per www.pianeta-calcio.it

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