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giovedì, 6 Agosto 2020
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    Enrico Sgreva (Borgoprimomaggio): Questo virus ci ha proprio messo in…Croce!”

    Enrico Sgreva, classe 1971, è il direttore generale dell’U.S. Borgoprimomaggio 1966 e il presidente della Croce Europa Impresa Sociale. “Da 25 anni” spiega il diggì dei “draghi rossi” borgatari “ci occupiamo sia del servizio di primo intervento in ambulanza che dei trasporti secondari, cioé non urgenti (vedi trasporto dell’anziano in barella, che non può raggiungere autonomamente il reparto che deve raggiungere per sottoporsi ad esami vari). E, garantiamo servizi di emergenza 24 ore al giorno. Il nostro organigramma è formato da un gruppo numeroso di dipendenti, da un gruppo professionale (infermieri) e anche da un gruppo di volontari”. Immagino che l’emergenza Coronavirus stia ponendo anche il vostro comparto sotto pressione… “Certo: in questi giorni abbiamo dovuto compiere ulteriori sforzi rispetto allo standard normale: i turni si sono fatti più lunghi, bisogna adottare scrupolosamente le regole igieniche, far ricorso ai dpi (camici antibatterici con visiera, mascherine, guanti, gel igienizzanti, quant’altro) e la vestizione accurata. Tutto questo comporta che un nostro servizio di trasporto (caricamento e scaricamento del paziente nella struttura sanitaria indicata, sanificazione dell’ambulanza adoperata) dura il doppio: se prima durava, ad esempio, una quarantina di minuti, ora occorre un’ora e mezza”.

    Avete riscontrato vostri collaboratori infettati dal virus? “Sì, una mezza dozzina: un nostro infermiere è finito in Terapia Intensiva, uno è risultato positivo alla prova del tampone, insomma, tutto è più complicato, ora, è un continuo correre, mai come adesso, nel trasportare un paziente da un reparto Covid a un altro, o trasferire dagli ospedali a casa pazienti guariti che devono osservare un periodo di quarantena. No, non ci è mai capitato, per fortuna, durante il trasporto che qualche persona sia deceduta: abbiamo, quello sì, portato pazienti critici in urgenza alle Terapie Intensive”. Che idea ti sei fatto del Coronavirus; che ha messo in ginocchio un intero pianeta? “Giustissimo chiudere tutto e chiedere la quarantena ai cittadini, ma è altrettanto giusto iniziare graduatamene ad aprire, perché questo virus lo avremo ancora per un paio di anni, dovremo affrontarlo con le giuste precauzioni, conviverci, ahimé, per tanto tempo ancora finché non sarà del tutto debellato, ma si deve pur tornare alla vita normale, dobbiamo iniziare ad affrontare la cosiddetta Fase 2”.

    Campionati dilettantistici al “game over” per questa stagione? “Sì, non esiste più il tempo materiale per poterlo concludere. Il gioco del calcio prevede l’assembramento degli atleti in campo e negli spogliatoi. A mio giudizio personale, si potrà tornare a giocare al 100% la nuova stagione 2020-21 a partire da settembre perché il peggior nemico, oltre alle regole consigliate dal Ministero della Sanità, del Coronavirus sono le temperature elevate, il caldo di luglio e Ferragosto”. E, circa i verdetti che potrebbero uscire dal comignolo di Palazzo Marghera? “Promosse tutte le prime classificate, retrocesse le ultime: qualcuno non sarà contento, ma reputo questa la soluzione più giusta”.

    Che calcio sarà, il nostro negli anni a venire? “vedremo un calcio molto cambiato e molto ridimensionato. Dalla Promozione in su, circoleranno meno sponsor e meno denaro perché ci vorrà un paio d’anni prima che l’economia torni ad avere il giusto regime”. I pesci (club dilettantistici) piccoli moriranno, quelli grandi dimagriranno? “No, per me sarà l’esatto contrario: i pesci piccoli saranno quelli che tireranno un sospiro di sollievo perché sono già abituati ad andare avanti con modesti badget. I club più grandi, invece, abituati a introiti più sostanziosi, dovranno ridimensionarsi di molto e faticheranno. Sarà la volta buona che inizieranno a ragionare come i sodalizi più piccoli, militanti nelle categorie inferiori. I giocatori, e i mister, arriveranno a capire che l’aspetto economico, i badget, erano notevoli prima anche a causa delle loro pretese. La dieta, in buona sostanza, la faremo tutti, piccoli e grandi club!”

    Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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